Papa Francesco a Lesbo: abbandonare i migranti ai confini dell’Europa è “un naufragio della civiltà”

Il Papa abbracciato da un migrante dopo l'angelus recitato durante la sua visita sull'isola greca di Lesbo, il 5 dicembre 2021. [Handout photo/EPA/EFE]

L’abbandono dei migranti alle frontiere dell’Europa è un “naufragio della civiltà”, ha detto Papa Francesco domenica 5 dicembre sull’isola greca di Lesbo, aggiungendo che “è triste sentir proporre, come soluzioni, l’impiego di fondi comuni per costruire muri”. Intanto, a settembre il numero di richieste d’asilo nell’UE è stato il più alto degli ultimi cinque anni, soprattutto a causa del ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan e del ritorno al potere dei talebani.

Quella sull’isola che da anni è uno dei punti più caldi delle rotte migratorie verso l’Europa è stata l’ultima tappa del viaggio del pontefice a Cipro e in Grecia. A cinque anni di distanza dalla sua prima visita, a Lesbo il Papa – dopo che il giorno prima aveva rimproverato l’Europa definendolo un continente “dilaniato dall’egoismo nazionalista” – ha trascorso circa due ore nel campo profughi di Mavrovouni, dove vivono circa 2.200 migranti, e che nelle ultime settimane è stato tirato a lucido per l’occasione.

“Chi ha paura di voi”, ha detto il Papa citando le parole pronunciate nel 2016 dal patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, “non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura di voi non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono paura e divisione”.

“La migrazione”, ha aggiunto, “non è un problema del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, dell’Europa e della Grecia. È un problema del mondo. In Europa”, invece, “c’è chi si ostina a trattare il problema come una cosa che non li riguarda”.

“La sua visita è una benedizione”, ha detto all’AFP Rosette Leo, una richiedente asilo congolese che vive nel campo. Menal Albilal, una madre siriana con un bambino di due mesi la cui richiesta di asilo è stata respinta dopo due anni sull’isola, ha affermato però che i rifugiati “vogliono più delle parole, abbiamo bisogno di aiuto. Le condizioni qui non sono buone per un bambino”.

I migranti non hanno potuto incontrare direttamente il Papa, ma le autorità non l’hanno loro concesso. Come hanno raccontato alcuni volontari delle organizzazioni non governative presenti sull’isola, hanno potuto soltanto salutare Francesco velocemente e da lontano, molti di essi da dietro delle barriere di metallo.

“Un cupo cimitero”

Francesco ha avvertito che il Mediterraneo “sta diventando un tetro cimitero senza lapidi” e che “dopo tutto questo tempo, vediamo che poco al mondo è cambiato riguardo al tema delle migrazioni”: per il pontefice, sono le cause di questo fenomeno che “dovrebbero essere affrontate” alla radice, per non lasciare che siano “i poveri che ne pagano le conseguenze e [che] vengono persino utilizzati per la propaganda politica”.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, solo quest’anno 1.559 persone sono morte o disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. A ci si aggiungono quelle morte al confine tra Bielorussia e Polonia nelle ultime settimane, intrappolate tra le guardie di frontiera dei due paesi, con l’Unione Europea che accusa Minsk di aver “armato” i migranti contro l’Occidente.

Il mese scorso, inoltre, 27 persone sono annegate in un incidente nelle acque della Manica,  nel tentativo di raggiungere l’Inghilterra. La Gran Bretagna e la Francia si sono scambiate frecciate sul numero crescente di migranti che tentano il micidiale attraversamento del canale.

“Terribile Odissea moderna”

La tendopoli temporanea di Mavrovouni è stata eretta in fretta e furia dopo che il vasto campo di Moria, all’epoca il sito più grande d’Europa, è stato incendiato lo scorso anno.

Le autorità greche hanno accusato un gruppo di giovani afgani dell’incidente, e la sicurezza è stata notevolmente rafforzata per la visita del pontefice.

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Sabato, all’inizio della sua visita ad Atene, Francesco aveva affermato che “oggi, e non solo in Europa, assistiamo a un ritiro dalla democrazia”, e aveva lanciato un allarme contro le “facili risposte” offerte dai populismi.

Il campo di Mavrovouni ospita attualmente 2.193 migranti, e ha una capacità di 8.000 persone, ha detto questa settimana un funzionario della struttura. Le autorità greche insistono  sul fatto che le procedure di asilo e i tempi di elaborazione sono ora più rapidi.

Con i fondi dell’UE, la Grecia sta costruendo una serie di strutture “chiuse” sulle isole greche con recinzioni di filo spinato, telecamere di sorveglianza, scanner a raggi X e cancelli magnetici che vengono chiusi di notte. Tre di questi campi sono stati aperti nelle isole di Samos, Leros e Kos, e saranno seguiti l’anno prossimo da Lesbo e Chios.

Una volta che i richiedenti asilo vengono riconosciuti come rifugiati, non hanno più diritto a rimanere nei campi, un destino condiviso con i migranti le cui richieste di protezione vengono respinte e che rischiano l’espulsione.

Molti di questi rifugiati non riescono a trovare un alloggio o un lavoro, un’altra critica che enti di beneficenza e agenzie di aiuto rivolgono allo Stato greco. Le ong hanno anche espresso preoccupazione per i nuovi campi, sostenendo che i movimenti delle persone non dovrebbero essere limitati e che gli agenti di frontiera greci continuano a respingere i migranti.

Richieste di asilo in Europa ai massimi dal 2016

Quasi in concomitanza con la visita del Papa, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) – che redige le statistiche sulle domande di asilo per i 27 Stati membri dell’UE più Norvegia e Svizzera – ha diffuso i dati sulle richieste di protezione umanitaria presentate ai paesi europei a settembre.

Le domande sono state 71.200, il numero mensile più alto da novembre 2016. In particolare, quelle presentate da profughi dall’Afghanistan sono cresciute del 72% in appena un mese, da circa 10 mila a 17.500.

 

Ad agosto, il movimento dei talebani ha preso la capitale afghana e il controllo dell’intero paese dopo una guerra ventennale contro l’ex regime appoggiato dagli Stati Uniti.

I combattimenti attualmente si sono placati, ma – oltre alla stretta repressiva del nuovo regime – il paese è stato investito la peggiore siccità degli ultimi due decenni, e milioni di persone stanno affrontando quello che le agenzie statunitensi chiamano uno dei peggiori disastri umanitari del mondo.

Gli altri principali paesi di origine dei richiedenti asilo sono la Siria con 9.100, la Turchia con 3.000 e l’Iraq con 2.900: di questi ultimi, molti sono quelli arrivati dal confine con la Bielorussia.

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Non tutte le domande di asilo sono accolte. A settembre, il numero di profughi a cui è stato concesso lo status di rifugiato o cittadino protetto è salito al 41%, il più alto dall’aprile dello scorso anno. Coloro che hanno più probabilità di ottenere l’asilo sono gli afgani con l’86%, i siriani con l’87%, i bielorussi con l’85% e gli eritrei con l’81%.