Orbán vuole il campus universitario cinese, ma l’opposizione è contraria e ottiene il referendum

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán. [EPA-EFE/ANDREJ CUKIC] [èEPA-EFE/ANDREJ CUKIC]

L’autorità elettorale ungherese ha approvato la mossa del sindaco di Budapest che ha deciso di indire una consultazione popolare sulla costruzione del centro dell’università cinese Fudan, mettendo in difficoltà il primo ministro Viktor Orbán che sostiene il progetto.

“Il Comitato elettorale nazionale (NVB) ha approvato il mio quesito referendario sul Fudan” lunedì 30 agosto, ha detto il sindaco liberale della capitale ungherese Gergely Karácsony sulla sua pagina Facebook.

Una campagna di raccolta firme (200.000 quelle necessarie) per innescare il processo referendario che inizierà il mese prossimo, se la decisione del NVB non sarà contestata in tribunale, ha spiegato Karácsony.

Ai cittadini verrà chiesto se vogliono abrogare una legge adottata all’inizio di quest’anno dal Parlamento – che è dominato dal partito di destra Fidesz di Orbán – che ha dato il via libera al piano.

Secondo un accordo firmato tra il governo di Orbán e l’università di Shanghai, il campus di Budapest della Fudan, il suo primo in Europa, sarebbe un complesso di 500.000 metri quadrati (5 milioni di piedi quadrati). Orbán sostiene che un avamposto prestigioso dell’università Fudan permetterebbe a migliaia di studenti ungheresi e internazionali di acquisire qualifiche di alto livello.

Ma il complesso, il cui completamento è previsto entro il 2024, ha scatenato proteste di strada e accuse dell’opposizione secondo la quale Orbán sta imponendo alla città un progetto indesiderato, mettendo a rischio un piano precedente per costruire alloggi per studenti nella stessa zona.

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Secondo i documenti del progetto ottenuti dal sito di giornalismo investigativo ungherese Direkt36.hu, la maggior parte dei costi che complessivamente ammontano a 1,5 miliardi di euro sarebbero coperti da un prestito cinese all’Ungheria di 1,3 miliardi di euro.

Karácsony, 46 anni, che mira a sfidare Orbán alle elezioni all’inizio del prossimo anno, accusa il premier 58enne, al potere dal 2010, di aver allontanato l’Ungheria dall’Unione europea spingendola verso le potenze orientali come la Cina.

A giugno, il sindaco di Budapest, eletto nel 2019, ha rinominato le strade intorno al sito del campus in “Free Hong Kong road” e “Uyghur Martyrs road” per ricordare le violazioni dei diritti umani da parte di Pechino.

Giorni dopo, Orbán è sembrato piegarsi al crescente clamore per un referendum, ma ha detto che dovrebbe avvenire solo dopo che i piani finali del progetto saranno resi pubblici entro la fine del 2022.

I critici dicono anche che il corteggiamento di Orbán al campus cinese, che ha cancellato i riferimenti alla “libertà di pensiero” dal suo statuto nel 2019, alimenta le preoccupazioni sulla libertà accademica in Ungheria.

Nel 2018, la Central European University, fondata dal miliardario statunitense di origine ungherese liberale George Soros, ha detto di essere stata “costretta a lasciare” Budapest per Vienna dopo un’aspra disputa legale con Orbán.