Omicidio George Floyd, l’esercito invoca la Costituzione contro Trump

Una marcia di protesta a New York, dopo l'uccisione di George Floyd. [EPA/ALBA VIGARAY]

Una delle peculiarità delle federazioni è che la sovranità non risiede né nel governo federale, né nei governi federati, ma nella federazione stessa, ovvero la sovranità popolare si esercita attraverso una pluralità di livelli di governo, secondo quanto stabilito dalla Costituzione. Non può dunque stupire che sia la Costituzione lo strumento per arginare eventuali abusi di potere da parte del governo federale o dei governi federati.

L’ultima testimonianza ci arriva dal Memorandum del Capo di Stato Maggiore delle forze armate degli USA, Mark Milley, che ricorda a tutti i membri delle forze armate che “hanno giurato di sostenere e difendere la Costituzione e i valori che incarna”. E che “essa si fonda sul principio essenziale che tutte le donne e gli uomini sono nati liberi ed uguali e devono essere trattati con rispetto e dignità. E che garantisce a tutti gli americani il diritto alla libertà di parola e di assemblea pacifica”.

È dunque in nome della Costituzione che il vertice delle forze armate si schiera contro Trump, rispetto alla sua minaccia di usare l’esercito per sedare le proteste nate in seguito all’omicidio di George Floyd, l’ennesimo afro-americano ucciso dalla polizia o mentre era in custodia. Questo dopo che il Pentagono aveva già preso posizione considerando l’omicidio un crimine e invitando ad arrestare i colpevoli. Il Memorandum, pur non menzionando mai il Presidente, è una presa di posizione senza precedenti, giunta dopo grandi tensioni al Pentagono, con le dimissioni di alcuni esponenti di vertice in seguito ad alcune dichiarazioni di sostegno a Trump da parte del Ministro della Difesa, che dopo una visita alla Casa Bianca aveva cambiato posizione rispetto alla linea presa inizialmente, secondo cui sarebbe possibile fare ricorso alle forze armate solo in casi di assoluta emergenza, e che non era questo il caso.

Queste tensioni sono ora al centro del dibattito pubblico americano e potrebbero avere un impatto anche sulla campagna per le presidenziali dell’autunno prossimo.