Nuove tensioni fra Nato e Russia sull’Ucraina: Mosca minaccia di schierare missili in Europa ma poi ritratta

Lancio di un missile Iskander-M durante esercitazioni militari russe [Foto dispensa/EPA/EFE]

Lunedì Mosca aveva detto sarebbe stata costretta a schierare missili nucleari a medio raggio in Europa come risposta alle recenti dichiarazioni di Biden su una ripresa del riarmo Usa nel continente europeo. Ma poi ha abbassato i toni.

Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha affermato che la Russia rispetterà la moratoria unilaterale dichiarata dal presidente russo Vladimir Putin sul dispiegamento dei missili, fino a quando gli Stati Uniti non schiereranno i propri vettori in Europa. Il politico del Cremlino ha aggiunto che Mosca è in attesa di una risposta sulla moratoria da parte dei Paesi della Nato, guidati dagli Stati Uniti.

La rinnovata tensione tra Russia e Occidente è proiettata verso una nuova corsa agli armamenti. Sullo sfondo c’è sempre la crisi in Ucraina. Washington ha minacciato “dure sanzioni economiche” contro il Cremlino, in caso di invasione, e ha fatto sapere di essere pronta a rafforzare le truppe Nato sul confine. Mosca ha chiesto garanzie contro quelle che la Russia definisce “ingerenze occidentali” nell’area ed è arrivata a minacciare di schierare missili nucleari a medio raggio.

Nuove sanzioni Ue al gruppo Wagner

Intanto lunedì 13 dicembre i ministri degli Esteri dell’Ue hanno dato il via libera a un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’organizzazione paramilitare russa della Wagner, che secondo l’Ue è coinvolta in attività di “destabilizzazione” e violazione dei diritti umani in Libia, Mali, Siria e Ucraina. Le sanzioni riguardano, oltre alla Wagner, otto persone fisiche e tre entità legate all’agenzia russa e comprendono il divieto di viaggiare in Ue e il congelamento dei beni situati in Europa. La Wagner è accusata dall’Unione di “innescare violenze, depredare risorse naturali”, nonché di essere fautrice di “intimidazioni nei confronti dei civili” in Siria, Libia, Ucraina e nella Repubblica Centrafricana.

Le minacce di Mosca, poi ritirate

Lunedì 13 dicembre, dopo aver parlato con l’agenzia di stampa statale Ria Novosti, Ryabkov aveva detto che la Russia sarebbe costretta ad agire sul piano militare, se Ue e Stati Uniti continuassero a rifiutare la moratoria sulle armi nucleari.

La richiesta fa parte di un pacchetto di garanzie di sicurezza messo sul tavolo da Mosca, per disinnescare la crisi sull’Ucraina, giunta a livelli tali da aver reso necessario un summit tra i presidenti Putin e Biden. Il vice ministro degli Esteri russo, parlando del potenziale dispiegamento dei missili da parte della Russia, aveva detto che “sarà il prossimo round”. Salvo poi precisare che non ci sarà nessun dispiegamento di missili da parte della Russia, finché non ne appariranno di statunitensi in Europa.

Le tensioni tra Russia, Ue e Stati Uniti per la situazione in Ucraina saranno anche uno dei temi che affronteranno Putin e il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jimping nel video-incontro previsto per il 15 dicembre. “Ci sarà uno scambio di opinioni sulle questioni internazionali”, ha spiegato il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov. “La situazione, soprattutto nel continente europeo, è molto tesa e richiede una discussione tra Mosca e Pechino”, ha continuato, sottolineando che anche la “retorica molto aggressiva sia da parte della Nato che da parte degli Stati Uniti” è uno degli aspetti che Mosca e Pechino dovranno affrontare.

Il trattato Inf

Le armi nucleari a medio raggio con portata da 500 a 5.500 km (da 310 a 3.400 miglia) sono state vietate in Europa con il trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) stipulato nel 1987 dall’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e dal segretario generale del Pcus Mikhail Gorbaciov, leader dell’Urss. All’epoca fu considerato come un grande risultato che permise di stemperare le tensioni della guerra fredda. Nel 1991, a seguito di accordi integrativi, le due parti si erano private di 2.700 missili, smaltendoli.

Negli ultimi anni gli Usa hanno denunciato in più occasioni di essere pronti a violare i trattati, fino a quando Washington si è ritirata dal patto nel 2019, durante l’amministrazione Trump, dopo che la Russia aveva sviluppato un missile da crociera con lancio da terra chiamato dai russi 9M729 e conosciuto nell’ambiente Nato come il “Cacciavite” (Screwdriver).

Vertice Biden-Putin sull'Ucraina per un "ritorno alla diplomazia". Forti sanzioni in caso di invasione russa

Il presidente statunitense ha espresso profonda preoccupazione per l’escalation militare russa intorno ai confini ucraini e per i rischi di un attacco il prossimo gennaio.

Il tanto atteso vertice tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e quello della Russia …

Secondo Gerhard Mangott, esperto di politica estera russa e controllo degli armamenti all’Università di Innsbruck, se la Nato ha ragione sul fatto che i russi hanno già schierato questo sistema ad ovest degli Urali, allora la nuova minaccia di Mosca è un bluff.

Se invece le smentite di Mosca sono vero, la nuova minaccia allora è un ultimatum per spingere la Nato a “entrare in trattative con la Russia per un accordo di congelamento”, spiega l’accademico. “Se la Nato rimane sulla sua posizione e rifiuta di negoziare un accordo, allora vedremo sicuramente schierare il missile Screwdriver al confine occidentale della Russia”.

Ryabkov negli ultimi giorni è apparso come uno dei messaggeri chiave di Mosca. Il presidente Vladimir Putin in questo momento preme per avere garanzie di sicurezza da Washington e dalla Nato, che hanno messo in guardia Mosca in vista di una possibile invasione dell’Ucraina, ipotesi che il governo russo continua a negare.

Il viceministro degli Esteri ha detto che ci sono una serie di “prove indirette” del fatto che la Nato avrebbe intenzione di reimpiegare i missili a raggio intermedio, ipotesi avvalorata dal recente ripristino del 56° Comando di artiglieria, che ospitava missili Pershing con capacità nucleare durante la guerra fredda.

Evitare una nuova crisi dei missili

Bruxelles, dal canto suo, ha assicurato che non ci saranno nuovi missili statunitensi in Europa e ha fatto sapere di essere pronta a scoraggiare nuovi ordigni russi con una risposta “misurata”, che coinvolgerebbe solo armi convenzionali. Ma Ryabkov ha ribadito che la Russia non si fida delle promesse della Nato.

“Non fanno nulla che possa in qualche modo aumentare la nostra sicurezza. Credono di poter agire come vogliono, a loro vantaggio, e noi dobbiamo semplicemente ingoiare tutto questo e affrontarlo. Ma non continuerà”, ha detto il vice ministro russo. Malgrado le minacce, la diplomazia di Mosca non è solita abbandonarsi a colpi di testa e gli intenti, come sempre, sono quelli di ridurre al massimo i rischi.

Non a caso Ryabkov, da qualche giorno, evoca un confronto tra le attuali tensioni e la crisi dei missili di Cuba del 1962, che portarono Usa e Urss sull’orlo della guerra nucleare. Prospettiva che Mosca sostiene di voler evitare in ogni modo. Nel ’62 la contesa terminò con il ritiro dei missili atomici sovietici e con la promessa statunitense di non invadere l’isola socialista, ma un ulteriore effetto della crisi fu il raggiungimento di un accordo informale che impegnava Washington a smantellare i missili Jupiter presenti in Italia e in Turchia. Ed è quello a cui Mosca, molto probabilmente, vuole arrivare anche oggi, facendo leva sulla crisi ucraina: ovvero ad un riordino, a livello infrastrutturale, delle posizioni militari.