Nucleare iraniano: gli Usa parteciperanno ai colloqui Ue e allenteranno le sanzioni all’Iran

Una riunione sul Trattato nucleare iraniano (Jcpoa). [EPA-EFE/FLORIAN WIESER]

Ad annunciare il ritorno di Washington al dialogo è stato il dipartimento di Stato americano dopo che Teheran aveva minacciato di ridurre la cooperazione con l’Aiea se la Casa Bianca non avesse fatto passi in favore di un nuovo confronto.

Gli Usa parteciperanno ai colloqui multilaterali con l’Iran ospitati dall’Ue. Il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price ha detto che gli Stati Unitiche parleranno con l’Iran e con gli altri Paesi che hanno concordato l’accordo sul programma nucleare di Teheran, accettndo dunque l’invito dell’alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell. La delegazione degli States sarà guidata dall’inviato speciale Rob Malley.

Dalla Repubblica islamica non si sono registrate reazioni, ma è chiaro che è un primo passo nella direzione voluta dall’Iran. Del resto il presidente americano Joe Biden aveva fatto intendere che c’era la disponibilità a riprendere il dialogo. Una convergenza che segna l’inizio di una ricostruzione della distensione, danneggiata dalle scelte della precedente amministrazione Trump che sancì l’uscita Usa dal Jcpoa nel 2018 e le sanzioni contro Teheran. La strada è comunque ancora lunga ma senza questi passaggi si andrebbe di male in peggio.

E Washington lo sa bene. Non a caso ha deciso anche di alleggerire le restrizioni per i diplomatici iraniani che si muovono a New York, città sede delle Nazioni Unite. Provvedimenti, anche questi che risalgono ai duri periodi di Trump alla Casa Bianca.

La situazione stava precipitando

L’Iran, martedì 16 febbraio, aveva informato l’Aiea sulla cessazione delle “misure di trasparenza volontaria” stabilite dall’accordo nucleare Jcpoa, stretto con Usa (poi uscita), Ue, Uk, Germania, Francia, Cina e Russia nel 2015, aggiungendo di non voler più aderire al cosiddetto Protocollo aggiuntivo, in base al quale è possibile per l’Aiea fare ispezioni con poco preavviso.

Il diktat iraniano, secondo i termini di una legge adottata dal parlamento a dicembre, è finalizzato a chiedere una svolta con gli Stati Uniti entro fine mese, circa il rientro Usa nel patto nucleare.

L'Iran ha votato una legge che blocca le ispezioni Onu nei siti nucleari

L’adozione del provvedimento arriva dopo l’omicidio, avvenuto la settimana scorsa, dello scienziato Fakhrizadeh, considerato il ‘padre’ del programma atomico iraniano. Le lotte conservatori-moderati sullo sfondo. Il messaggio all’Europa e a Biden. 

Fa discutere la decisione dell’Iran riguardo all’approvazione di una legge …

Il nuovo presidente americano Joe Biden ha espresso la volontà di riportare Washington nel Jcpoa, da cui è uscì con Donald Trump. Dalla Casa Bianca chiedono garanzie da parte di Teheran per ristabilire una fiducia reciproca, vale a dire il pieno rispetto degli accordi prestabiliti da parte dell’Iran, cosa che alla Repubblica islamica non va a genio.

Intanto giovedì 18 febbraio, gli alti diplomatici delle potenze europee dell’Accordo e degli Stati Uniti, si sono incontrati per discutere di come rivitalizzare l’accordo del 2015 sul nucleare iraniano (Jcpoa), giorni prima della scadenza fissata da Teheran.

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha avuto nella giornata di giovedì una conversazione telefonica con il presidente dell’Iran Hassan Rouhani. Michel, si apprende, ha sottolineato l’importanza che l’Ue attribuisce alla piena attuazione dell’accordo, nel contesto della non proliferazione di armi atomiche, ma si è detto anche “preoccupato” per la “deviazione” al rispetto degli impegni presi dall’Iran ed ha sottolineato l’importanza della “continua cooperazione” con l’Aiea.

Questo, ha proseguito, anche alla luce dell’imminente visita del direttore generale Rafael Mariano Grossi in Iran. Il presidente del Consiglio Europeo ha aggiunto poi che continuerà con l’impegno a facilitare la piena attuazione del Jcpoa e il ritorno degli Usa nell’accordo.

Ma il sentimento, prima della riunione, non era dei più sereni. A dimostrarlo il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas che prima di sedersi al tavolo ha affermato che l’Iran sta “giocando col fuoco” con gli accordi del 2015 accusandola di aver “spinto per un’escalation”.

Per gli esperti ci sono piccole possibilità di riuscita

Come riporta Euractiv.com, “gli analisti ritengono che rimanga solo una piccola finestra per il salvataggio dell’accordo di riferimento”, che ha subito un “colpo quasi fatale” dopo la decisione dell’ex presidente Usa Donald Trump di abbandonarlo nel 2018.

Nucleare in Iran: Francia, Germania e Uk contro la legge che blocca le ispezioni Onu

Le tre nazioni europee del trattato nucleare stipulato nel 2015 intervengono con una nota congiunta per recriminare sul provvedimento adottato dal Parlamento iraniano la scorsa settimana.

Prosegue a colpi di dichiarazioni il confronto sul nucleare tra Iran e i membri europei …

Dalla riunione non è trapelato per ora niente. Ellie Geranmayeh, senior policy fellow dello European Council on Foreign Relations, aveva detto che era “improbabile” che dalla riunione di giovedì uscisse “un gesto politico od economico significativo” per impedire all’Iran di andare avanti con le restrizioni. “Questa scadenza è stata sulle carte per mesi, e in assenza di sollievo economico i leader iraniani si sentono obbligati ad andare avanti”, ha detto Geranmayeh all’Afp.

L’accordo (Jcpoa), firmato a Vienna nel 2015, era basato sulla garanzia che l’Iran non avrebbe costruito l’ordigno atomico, in cambio di un graduale alleggerimento delle sanzioni internazionali. Ma dopo che le sanzioni statunitensi sono state reimposte come parte della politica di “massima pressione” di Trump le cose sono cambiate radicalmente, in peggio.

L’organismo di controllo sul nucleare dell’Onu, ha fatto sapere la scorsa settimana che l’Iran ha iniziato a produrre uranio metallico in una nuova violazione dell’accordo. Teheran sta “minando l’opportunità di una rinnovata diplomazia” hanno detto le potenze europee del Jcpoa.

La cancelliera Angela Merkel, nei suoi colloqui con Rohuani dei giorni scorsi, ha detto che “ora è il momento di segnali positivi che creino fiducia e aumentino le possibilità di una soluzione diplomatica”, ma il presidente iraniano ha risposto criticando “la performance dell’Europa” sugli impegni del Trattato dopo il ritiro degli Stati Uniti.

Il quadro politico iraniano, tra l’altro, non è un fattore da sottovalutare. A giugno ci saranno le elezioni presidenziali e Rouhani, principale protagonista della diplomazia sul nucleare, ha già servito due mandati consecutivi e i conservatori, più intransigenti, hanno una gran voglia di fare lo sgambetto ai moderati della Repubblica islamica.