Norvegia, la vittoria dei laburisti alle elezioni apre la strada a un governo di centro-sinistra

Il leader del partito laburista norvegese Jonas Gahr Støre parla ai militanti del suo partito, la sera della vittoria alle elezioni, 13 settembre 2021. [EPA-EFE/Javad Parsa NORWAY OUT]

L’opposizione di centro-sinistra in Norvegia, trainata dal partito laburista, ha vinto le elezioni politiche di lunedì 13 settembre, ottenendo una larga maggioranza dei seggi nell’unica camera del parlamento di Oslo, dopo una campagna elettorale dominata dai temi del cambiamento climatico, della gestione delle risorse petrolifere del paese e delle crescenti diseguaglianze sociali. Nelle prossime ore inizieranno le trattative per formare il nuovo governo di coalizione, di cui potrebbero fare parte da tre a cinque partiti.

“Abbiamo atteso, abbiamo sperato e abbiamo lavorato così duramente, e ora possiamo finalmente dirlo: ce l’abbiamo fatta!”, è stata la prima dichiarazione del leader laburista Jonas Gahr Støre, che diventerà quasi certamente il nuovo primo ministro, succedendo dopo otto anni alla premier conservatrice Erna Solberg (che lo aveva confitto quattro anni fa).

“La Norvegia”, ha aggiunto Støre, “ha mandato un messaggio chiaro: le elezioni dimostrano che il popolo vuole una società più equa”.

61 anni, diplomato all’università Sciences Po di Parigi e già ministro tra il 2005 e il 2013 nei governi a guida laburista presieduti dall’attuale segretario della NATO Jens Stoltenberg, Støre – che in campagna elettorale ha insistito molto sulla lotta alle diseguaglianze – è un milionario: figlio di un noto armatore, la sua famiglia possiede quote in diverse società, mentre il suo patrimonio personale è stimato in 14 milioni di euro.

Con la sua vittoria, per la prima volta dal 1959 tutti paesi del Nord Europa – Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia e Islanda – saranno guidati contemporaneamente da un governo di sinistra.

Solberg, che ha guidato la Norvegia negli ultimi otto anni – un record per un’esponente dei conservatori – affrontando crisi come quelle relative all’immigrazione, alla caduta del prezzo del petrolio (una delle principali fonti di ricchezza del paese) e all’epidemia di COVID, ha riconosciuto la sconfitta e augurato buon lavoro al suo probabile successore: “Il lavoro del partito conservatore al governo per ora termina qui. Faccio le mie congratulazioni a Jonas Gahr Støre, che sembra avere una netta maggioranza”.

Secondo i risultati quasi definitivi, i laburisti di Støre hanno ottenuto il 26,4% dei voti e 48 seggi, distanziando di sei punti i conservatori (20,5% e 36 seggi). In totale, i diversi partiti di centro e di sinistra (laburisti, partito di centro, partito socialdemocratico della sinistra socialista, partito rosso, Verdi)  hanno ottenuto 101 seggi sui 169 del parlamento norvegese.

La prima opzione per formare il nuovo governo, tuttavia, dovrebbe essere un’alleanza a tre tra laburisti, centristi e sinistra socialista, che assieme avrebbero una maggioranza di 89 seggi. In questo modo, Støre potrebbe fare a meno di trattare con il partito rosso – di posizioni marxiste e contrario all’Unione Europea – e con i Verdi.

Il partito ecologista ha condizionato un suo possibile appoggio a un governo guidato da Støre  alla cessazione entro il 2035 della produzione petrolifera nel paese, che è il più grande esportatore di idrocarburi dell’Europa occidentale. Un ultimatum che il leader laburista – che come i conservatori propone un’uscita dal petrolio soft – ha respinto decisamente. Støre si è detto invece disposto a discutere con il partito rosso.

Anche una coalizione a tre, comunque, richiederà al capo dei laburisti di convincere i suoi potenziali partner a scendere a compromessi su diversi temi, dal futuro dell’industria petrolifera (i socialisti chiedono di non autorizzare nuove esplorazioni) alle relazioni della Norvegia con l’UE: “Ci vorrà diverso tempo per parlare con gli altri partiti, e abbiamo rispetto per il fatto che nulla è deciso fino a quando non è deciso”, ha detto Støre.

“Noi, come il più grande partito, faremo in modo che la Norvegia ottenga un nuovo governo e un nuovo corso”, ha detto il leader laburista in un discorso ai membri del partito, aggiungendo che “nei prossimi giorni inviterò i leader di tutti i partiti che vogliono un cambiamento”.

Mettere insieme il partito di centro – molto forte nelle zone rurali – e i socialisti – la cui base elettorale è più consistente nelle città – potrebbe essere difficile, poiché le due formazioni hanno punti di vista diverse su questioni come il petrolio e le tasse: Støre si è impegnato a tagliarle per le famiglie a medio e basso reddito, aumentandole invece per i più ricchi.

Proprio il crescente divario sociale, oltre al cambiamento climatico (dopo la pubblicazione del rapporto ONU sull’argomento) e alle prospettive per uscire dall’industria dei combustibili fossili, sono stati i temi principali affrontati in campagna elettorale.

Nonostante l’avanzata dei partiti più attenti ai temi ambientali, è probabile che il nuovo governo confermerà i piani per una transizione per passi successivi, vista la ricchezza che genera (il 14% del Pil e il 40% elle esportazioni norvegesi, oltre ad alimentare un fondo sovrano da 1,2 trilioni di euro) e i posti di lavorio in ballo (160 mila senza contare l’indotto).

Un compromesso potrebbe essere raggiunto sull’introduzione di un divieto a nuove esplorazioni per cercare idrocarburi, in particolare nel mare Artico. Støre ha affermato che il suo governo metterà al centro la riduzione delle emissioni di CO2, in linea con gli impegni dell’accordo di Parigi, ma ha aggiunto che non accetterà ultimatum riguardo alla politica energetica.

Secondo Kjersti Haugland, capo economista di DNB Markets, la principale banca d’affari norvegese, con il nuovo governo “ci saranno alcuni aumenti delle tasse, ad esempio, e ci sarà un diverso insieme di priorità, ma la dimensione totale del bilancio pubblico non sarà sostanzialmente diversa da quella dell’attuale esecutivo”.