Nagorno-Karabakh, Russia pronta a intervenire se la guerra sconfina in Armenia

Il Presidente russo Putin (al centro), il presidente azero Aliyev (sx) e l'allora presidente armeno Sargsyan (dx) dopo il loro incontro a Sochi nell'agosto 2014. EPA/ALEXEY DRUZHINININ / RIA NOVOSTI

Richiesta ufficiale di aiuti dal Primo ministro armeno all’alleato Putin mentre le forze azere stanno avanzando nella regione contesa: possibile escalation del conflitto con la Turchia. Intanto dall’Ue arrivano aiuti umanitari.

Nella giornata di sabato 31 ottobre la Russia si è impegnata a fornire un aiuto “necessario” a Erevan nel conflitto con l’Azerbaigian, dopo la richiesta ufficiale dell’Armenia, se i combattimenti dovessero raggiungere il territorio nazionale.

Come riporta Euractiv, la richiesta armena all’alleata Mosca ha ulteriormente sollevato il timore che la Russia e la Turchia, alleata dell’Azerbaigian, vengano risucchiate nel conflitto vecchio di decenni che interessa Nagorno-Karabakh, la regione dell’Azerbaigian controllata dai separatisti armeni in seguito alla disgregazione dell’Unione Sovietica, interessata da feroci combattimenti da mesi.

L’ultima recrudescenza degli scontri è scoppiata il 27 settembre e i combattimenti sono continuati nonostante i tentativi internazionali di ottenere un cessate il fuoco, che le parti in guerra hanno accettato per ben tre volte, durante i recenti colloqui mediati da Russia, Francia e Stati Uniti, per finire poi tutte in frantumi.

Più di 1.200 persone di entrambe le parti sono state dichiarate morte, ma si ritiene che il bilancio dei morti sia sostanzialmente più alto.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha chiesto formalmente al presidente russo Vladimir Putin di avviare consultazioni “urgenti” sull’assistenza alla sicurezza, mentre le forze azere guadagnano terreno contro i separatisti armeni che controllano il Karabakh.

La richiesta è arrivata anche dopo che l’Armenia e l’Azerbaigian non sono riuscite a concordare un nuovo cessate il fuoco, durante i colloqui di venerdì a Ginevra, ma hanno detto che non avrebbero “deliberatamente preso di mira le popolazioni civili”.

Sabato, le parti in guerra si sono accusate a vicenda di violare gli accordi di Ginevra.

Un abitante di 59 anni è stato ucciso nella sua casa nella regione di Martuni, ha detto il difensore civico per i diritti del Karabakh Artak Beglaryan, aggiungendo che l’Azerbaigian ha colpito anche la città principale della regione separatista, Stepanakert, e la città strategica di Shusha.

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Il ministero della Difesa del Karabakh ha detto che ci sono stati “feriti tra i civili” a Shusha.

Baku ha negato il bombardamento di Stepanakert e ha invece accusato l’Armenia di aver preso di mira più di 30 insediamenti nel Terter e in altre regioni.

Lettera a Putin

Nella sua lettera a Putin, Pashinyan ha detto che le ostilità si stavano avvicinando ai confini armeni e ribadendo che la Turchia appoggiava Baku ha invocato un trattato del 1997 sull’amicizia, la cooperazione e l’assistenza reciproca tra Mosca ed Erevan.

“Il primo ministro dell’Armenia ha chiesto al presidente russo di avviare urgenti consultazioni con l’obiettivo di determinare il tipo e l’ammontare degli aiuti che la Federazione Russa può fornire per garantire la sua sicurezza”, ha detto il ministro degli Esteri russo con una nota nella giornata di sabato.

Il patto di difesa Russia-Armenia non si estende però al Nagorno Karabakh e da Mosca hanno precisato che l’aiuto “necessario” sarà fornito solo se i combattimenti raggiungeranno il territorio armeno.

Allo stesso tempo, la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha detto che saranno discussi “formati concreti” di assistenza all’Armenia.

La Russia ha una base militare nella seconda città più grande dell’Armenia, Gyumri.

Il ministero degli Esteri russo ha anche invitato le parti in guerra a cessare immediatamente il fuoco e ad avviare colloqui “sostanziali”.

In un apparente avvertimento a Mosca, il presidente azero Ilham Aliyev ha detto su Twitter che “non vogliamo che paesi terzi vengano coinvolti”.

“Questa è una lotta tra noi e l’Armenia”, ha aggiunto.

L’esperto: rischio escalation del conflitto

Carey Cavanaugh, co-presidente del gruppo di Minsk dell’Osce, ha detto che Putin era consapevole che un impegno militare allargato nel conflitto non era nell’interesse di Mosca.

“È impossibile calcolare il rischio, ma l’iniezione di forze armate russe o turche a questo punto segnerà una significativa escalation del conflitto”, ha detto ad Afp l’ex ambasciatore Usa, oggi professore di diplomazia all’Università del Kentucky.

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Allo stesso tempo, ha detto, “la Russia potrebbe spostare alcune forze dalle caserme di Gyumri per migliorare la protezione dei confini (su questo stanno già collaborando) o per assistere l’eventuale flusso di popolazione civile sfollata in fuga dai combattimenti”.

Il difensore civico armeno dei diritti Arman Tatoyan ha accusato l’Azerbaigian di usare munizioni al fosforo bianco e di “dare fuoco alle foreste che si trovano vicino alle comunità civili”. Ma da Baku negano.

Gli aiuti umanitari dell’Unione europea

Intanto, sabato l’Ue ha annunciato l’assegnazione di aiuti umanitari d’emergenza a tutta la popolazione civile colpita dal conflitto, per un valore di 400.000 euro.

Il sostegno d’emergenza, si apprende in una nota ufficiale della Commissione europea, è stato destinato alla Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Grazie a queste risorse la Croce Rossa dell’Armenia e la Mezzaluna Rossa dell’Azerbaigian “potranno consegnare pacchi alimentari, coperte, articoli per l’igiene e altri aiuti urgenti ai civili che sono stati costretti a fuggire a causa delle ostilità”.

Il commissario per la gestione delle crisi Janez Lenarčič ha manifestato estrema preoccupazione “per il deterioramento della situazione umanitaria, vista l’imminente stagione fredda e l’aggravarsi della pandemia di coronavirus” e ha ribadito la richiesta per una “fine immediata delle ostilità che hanno già causato la morte di civili.

Con questo finanziamento salgono a 900.000 euro gli aiuti umanitari d’emergenza dell’Ue, da quando sono riprese con forza le ostilità dall’inizio di ottobre.

Un impegno, quello della Commissione, per un conflitto che sta causando molte sofferenze alla popolazione civile, in un’area sospesa tra l’influenza russa-turca-statunitense e quella dell’Unione europea.

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