Nagorno-Karabakh, mediazione Ue a Bruxelles: Armenia e Azerbaigian proseguono il percorso di pace

Michel tra Aliyev (sx) e Pashinyan (dx) a Bruxelles, il 22 maggio 2022 [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

I colloqui trilaterali tra il presidente del Consiglio europeo Michel e i leader di Armenia e Azerbaigian hanno prodotto segnali positivi per un futuro trattato.

La mediazione dell’Unione europea sul conflitto del Nagorno-Karabakh, la regione contesa da Azerbaigian ed Armenia, ha prodotto buoni risultati dopo il trilaterale di domenica 22 maggio. I leader dei due paesi hanno espresso al presidente del Consiglio europeo Charles Michel la volontà di proseguire nel lavoro per un futuro trattato di pace. L’area sud-caucasica è stata interessata da una guerra tra la fine di settembre e la prima metà di novembre 2020, trattandosi del secondo caso bellico dopo quello del 1992-1994.

Michel, a seguito dell’incontro, ha dichiarato che il presidente azero Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan hanno avuto una discussione “franca e produttiva” e “deciso di portare avanti le discussioni sul futuro trattato di pace che disciplina le relazioni interstatali tra Armenia e Azerbaigian”, aggiungendo che i ministri degli Esteri si incontreranno “nelle prossime settimane”. Il presidente del Consiglio europeo a poi comunicato che una commissione per la delimitazione delle frontiere e la sicurezza delle frontiere inizierà a lavorare “nei prossimi giorni”. I due leader delle ex repubbliche sovietiche sarebbero anche d’accordo sulla necessità di procedere allo sblocco dei collegamenti di trasporto tra i due paesi.

I combattimenti, della durata di sei settimane (e con 6.500 vittime), hanno visto la cacciata da parte delle forze azere delle milizie etniche armene che occupavano fasce di territorio controllate dagli anni ’90. Poi è arrivata la mediazione della Russia, già sostenitrice dell’Armenia ma interessata alla stabilità dell’area, per arrivare ad un cessate il fuoco anche grazie all’aiuto di 2.000 militari di Mosca inviati nelle zone calde.

Per Baku, sostenuta dalla Turchia, la conquista è stata rilanciata come una vittoria epocale, mentre a Erevan il primo ministro Pashinyan ha dovuto subire le rabbiose proteste nazionaliste, deluse dall’epilogo della guerra. Alla fine dello scorso marzo si sono poi scatenate nuovamente le tensioni (russo-azere) per la trasgressione del ‘cessate il fuoco’. Attriti poi rientrati i primi di aprile, quando Armenia e Azerbaigian hanno espresso la volontà di andare avanti nel piano di pace.

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Dopo la mediazione dell’Unione europea con Azerbaigian e Armenia, Baku consegna dieci militari armeni catturati. Colloqui Putin-Macron: Mosca e Parigi procederanno in maniera sincronizzata, mentre Ankara riapre i voli con Erevan dopo decenni.

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“L’Azerbaigian aveva stabilito cinque principi basati sul diritto internazionale per la normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian e per la firma di un accordo di pace”, fanno sapere dallo staff di Aliyev sulle parole del leader azero a Michel, oltre che l’aver “espresso la speranza che il processo di stesura dell’accordo di pace tra i due Paesi venga accelerato”.

Pashinyan ha discusso invece con il presidente del Consiglio Ue della situazione intorno al Nagorno-Karabakh, in particolare delle questioni umanitarie, sottolineando la necessità di una risoluzione in merito, affermano dall’ufficio del primo ministro armeno. Ma il leader di Erevan deve fare i conti con gli oppositori che puntano il dito verso una cattiva gestione della guerra del 2020, affermando che le recenti dichiarazioni rilasciate in pubblico sono il segnale di una marcata arrendevolezza nei confronti dello storico nemico azero.

Accuse poi sfociate in una serie di proteste nel Paese nelle ultime settimane, da quando Pashinyan ha affermato che la comunità internazionale voleva che l’Armenia “abbassasse l’asticella” nelle rivendicazioni sul Nagorno-Karabakh. I disordini coincidono anche con la guerra della Russia in Ucraina, che ha spinto molti vicini ex sovietici a rivalutare la propria sicurezza proprio mentre a Mosca, si apprende dall’agenzia Reuters, starebbe crescendo l’apprensione per l’andamento del conflitto ucraino che segna il più grande confronto con l’Occidente dalla fine della Guerra fredda, con potenziali riflessi nell’ex orbita Urss verso la quale il Cremlino vuole esercitare un forte influenza.

In tale contesto e con le carte messe in tavola negli incontri del weekend appena trascorso, si dovrebbe arrivare (sorprese escluse) al successivo appuntamento trilaterale dei prossimi luglio o agosto, come affermato da Michel.