Nagorno-Karabakh: l’Ue contribuisce alla liberazione dei prigionieri. Impegno di Francia, Russia e Turchia nel processo di normalizzazione

Il presidente del Consiglio europeo Michel nel suo ufficio di Bruxelles [Pool/EPA/EFE]

Dopo la mediazione dell’Unione europea con Azerbaigian e Armenia, Baku consegna dieci militari armeni catturati. Colloqui Putin-Macron: Mosca e Parigi procederanno in maniera sincronizzata, mentre Ankara riapre i voli con Erevan dopo decenni.

Sono dieci i militari dell’esercito armeno rilasciati dall’Azerbaigian, domenica 19 dicembre, dopo i colloqui della scorsa settimana tra le due nazioni belligeranti e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, hanno fatto sapere i due paesi. Si tratta della seconda volta che accade questo mese, dopo che il cessate il fuoco lungo il confine concordato il 16 novembre tra Baku ed Erevan. Una tregua ottenuta dopo l’esortazione della Russia, alle due contendenti, a fare un passo indietro dopo la guerra dell’anno scorso.

L’Armenia aveva chiesto a Mosca di aiutarla a difendersi da un conflitto durato 44 giorni nella regione contesa del Nagorno-Karabakh, nella quale sono morte almeno 6.500 persone. In una dichiarazione, il servizio di sicurezza statale dell’Azerbaigian ha detto di aver consegnato 10 soldati armeni che erano stati arrestati il 16 novembre.

“La Repubblica dell’Azerbaigian, con la mediazione dell’Unione europea, ha trasferito dalla parte armena 10 soldati di origine armena” catturati il 16 novembre, ha affermato la commissione azera incaricata di gestire i prigionieri di guerra. Prima dei colloqui della scorsa settimana, secondo quanto si apprende da notizie diffuse da Baku, ad avere creato terreno fertile per il passaggio di consegne sarebbe stato l’incontro tra il presidente azero Ilham Aliev, il primo ministro armeno Nikol Pachinian e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel a Bruxelles, lo scorso 14 settembre.

I soldati rilasciati all’inizio di dicembre invece, anche in quel caso una decina, sono stati liberati dopo il ruolo di mediazione della Russia. E proprio Mosca vuole mantenere un ruolo di stabilizzatrice in un’area, quella del Caucaso meridionale, che rappresenta uno dei punti più caldi ad est dell’Europa. Anche la Francia, che ha legami storici con l’Armenia, nonché una nutrita comunità armena in patria, vuole giocare la sua partita.

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Nella giornata di martedì 21 il presidente russo Vladimir Putin e quello francese Emmanuel Macron si sono sentiti telefonicamente per discutere su varie questioni che vedono interessate le due nazioni. Il servizio stampa del Cremlino ha fatto sapere che, dopo il colloquio, Russia e Francia intendono agire in modo sincronizzato sul Nagorno-Karabakh. I due leader hanno espresso soddisfazione per lo stabilizzarsi della situazione e nei confronti degli sforzi compiuti per instaurare la pace, nonché i passaggi per il ripristino degli scambi economici e dei trasporti nella regione.

Anche la Turchia, storica sostenitrice degli azeri durante il conflitto, ha fatto sapere che intende ripristinare i voli aerei. Nella giornata del 20 dicembre, il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha annunciato che “nei prossimi giorni” riprenderanno i voli diretti tra Turchia e Armenia, nell’ambito della normalizzazione in corso sui rapporti tra i due Paesi.

Il confine turco-armeno è chiuso dal 1993 in seguito alla guerra, nella quale la Turchia ha da sempre sostenuto Baku. Dopo la riconquista di alcuni territori della regione da parte dell’Azerbaigian, Ankara aveva fatto sapere che c’erano le condizioni per riavviare i rapporti e la scorsa settimana è stato annunciato l’avvio del processo di distensione con Erevan.

“Alcune compagnie aeree hanno espresso il desiderio di operare tra Erevan e Istanbul”, ha affermato dalla capitale turca Cavusoglu, citando la compagnia Atlas durante una conferenza stampa congiunta con l’omologo malesiano Saifuddin Abdullah.

“Il nostro ministero dei Trasporti sta esaminando queste richieste e nei prossimi giorni inizieranno ad essere operati voli da parte di alcune compagnie”, ha concluso il ministro turco ricordando che “il prima possibile” ci sarà un incontro tra i due rappresentanti speciali recentemente nominati da Turchia e Armenia per guidare il processo di normalizzazione. Si tratta di un’iniziativa presa insieme ad Erevan “per aumentare la fiducia reciproca”, ha spiegato il titolare degli Affari esteri, che poi ha detto di augurarsi “che ci possa essere pace e stabilità nella regione meridionale del Caucaso”.