Migranti, nuove sanzioni Ue contro la Bielorussia. Lukashenko accusa la Polonia di cercare lo scontro

Il Presidente bielorusso Alexander Lukashenko. EPA-EFE/KREMLIN HANDOUT

Nuove sanzioni Ue contro il regime di Lukashenko. Lunedì 15 novembre il Consiglio dell’Ue ha modificato il suo regime di sanzioni contro Minsk in considerazione della situazione al confine tra la Polonia e la Bielorussia.

Il quadro di sanzioni è stato modificato da una decisione e da un regolamento del Consiglio, che ampliano i criteri che regolano l’inclusione di persone fisiche e giuridiche nell’elenco dei soggetti da sanzionare. L’Ue sarà ora in grado di colpire individui ed entità che contribuiscono alle attività del regime di Lukashenko e facilitano l’attraversamento illegale delle frontiere esterne dell’Ue, come compagnie aeree e agenzie di viaggio coinvolte nel trasferimento dei migranti alle frontiere con l’Ue.

“Questa decisione riflette la determinazione dell’Unione europea a resistere alla strumentalizzazione dei migranti a fini politici. Stiamo respingendo questa pratica disumana e illegale. Al tempo stesso continuiamo a sottolineare l’inaccettabile repressione in atto da parte del regime contro la propria popolazione e noi risponderemo di conseguenza”, ha detto l’Altro Rappresentante Ue per gli Affari Estyeri Josep Borrell.

Dall’ottobre 2020, Bruxelles ha progressivamente ampliato le sue misure restrittive alla luce della situazione in Bielorussia. “Queste misure sono state messe in atto in risposta alla natura fraudolenta delle elezioni presidenziali dell’agosto 2020 e all’intimidazione e alla violenta repressione di manifestanti pacifici, membri dell’opposizione e giornalisti”, ricorda il Consiglio dell’Ue in una nota.

A giugno 2021 l’Unione ha deciso di rafforzare le misure restrittive esistenti, introducendo un divieto di sorvolo dello spazio aereo europeo e di accesso agli aeroporti dell’Ue da parte di vettori bielorussi di ogni tipo e imponendo sanzioni economiche mirate.

A questo punto le persone sotto osservazione sono 166, tra cui lo stesso presidente bielorusso, e 15 le entità ritenute dall’Ue complici del regime.

Non si è fatta attendere la reazione di Lukashenko “La Bielorussia è pronta a rimandare i migranti in patria, ma loro non vogliono tornare”. Il presidente ha continuato a negare di avere innescato la crisi migratoria al confine con la Polonia e ha ribadito che “non vuole un conflitto di confine”. “Il conflitto semmai è necessario alla Polonia”, ha aggiunto.