Mali, la Francia e i partner europei annunciano il ritiro delle truppe dal Paese

La conferenza stampa sulla presenza francese nel Sahel. Da sinistra: il presidente del Consiglio europeo Charles Michel; il presidente del Senegal Macky Sall; il presidente francese Emmanuel Macron; il presidente del Ghana Nana Akufo-Addo. [EPA-EFE/IAN LANGSDON / POOL]

Alla vigilia del vertice Ue-Africa di giovedì 17 febbraio, il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato leader europei e africani per discutere di come combattere il terrorismo nella regione del Sahel. Successivamente è arrivata la conferma ufficiale dell’inizio del ritiro delle truppe dal Mali.

La Francia, che conduce l’operazione militare anti-terrorismo Barkhane, e i Paesi europei alleati che partecipano alla task force Takuba hanno deciso di avviare il ritiro delle truppe dal Mali. Lo hanno comunicato in una dichiarazione congiunta giovedì 17 febbraio, dopo essersi riuniti la sera precedente per una discussione.

I Paesi coinvolti hanno però deciso di delineare un piano futuro per fissare la loro permanenza nella regione del Sahel, in particolare in Niger e nei Paesi del Golfo di Guinea, entro giugno 2022.

“Per via di numerose ostruzioni da parte delle autorità transitorie maliane, il Canada e i Paesi europei che operano a fianco dell’operazione Barkhane e all’interno della task force Takuba ritengono che le condizioni politiche, legali e operazionali non siano più soddisfatte per continuare il loro dispiegamento nella lotta contro il terrorismo in Mali”, si legge nella dichiarazione congiunta.

Gli alleati hanno perciò deciso di “avviare le operazioni coordinate di ritiro delle rispettive risorse militari dedicate a queste operazioni dal territorio del Mali”.

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Discussione con gli alleati

Emmanuel Macron aveva organizzato una cena di lavoro la sera di mercoledì 16 febbraio, alla vigilia del vertice Ue-Africa, invitando i partner europei e africani impegnati nella lotta contro il terrorismo nella regione del Sahel.

Erano presenti i leader degli alleati francesi nella zona, ovvero Ciad, Mauritania e Niger, mentre mancavano quelli di altri Paesi chiave della regione che però hanno recentemente vissuto dei colpi di Stato: Burkina Faso e Mali.

Alla cena hanno presenziato anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, così come il primo ministro italiano Mario Draghi e altri leader africani.

In precedenza, l’Eliseo aveva indicato che avrebbe “esaminato la possibilità di continuare ad agire in maniera efficiente e collettiva in Mali” e “rivisto il modello di una partnership militare per riflettere meglio l’opinione pubblica africana”.

Lo status quo “non è possibile in un contesto molto deteriorato come il Mali, con la presa di potere da parte di una giunta, il rifiuto di applicare una tabella di marcia per il ritorno a un ordine democratico, che è stato annunciato, e l’uso di una milizia privata russa”, ha detto il portavoce del governo francese Gabriel Attal.

Senza nominarlo, ha fatto riferimento al Gruppo Wagner, un’entità paramilitare russa presumibilmente privata che da anni promuove gli interessi di Mosca in Africa. Apparentemente uno degli obiettivi non dichiarati di Wagner è quello di far sì che la Francia lasci il Mali.

Circa 25 mila soldati sono dispiegati nella regione del Sahel, di cui 4.300 sono francesi. 2.400 di questi si trovano in Mali come parte dell’operazione anti-terrorismo ‘Barkhane’, secondo i dati offerti dal governo francese.

Anche la task force Takuba, che riunisce le forze speciali di diversi Paesi europei, è apparentemente destinata a essere smantellata.

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Partnership Ue-Africa

Alla presentazione delle sue priorità per il semestre di presidenza del Consiglio dell’Ue, Macron aveva dichiarato che “il legame tra Africa ed Europa è il grande progetto geopolitico dei prossimi decenni”, indicando la sua volontà di lanciare un New Deal per l’Africa.

Nella giornata di mercoledì 16 febbraio, intervenendo a una conferenza dell’agenzia francese per lo sviluppo (Afd) sullo sviluppo sostenibile in Africa, Macron ha espresso la volontà di ridisegnare i rapporti tra i due continenti sulla base di una “partnership di eguali”.

Ha indicato che nelle prossime settimane Afd cambierà denominazione per riflettere questa nuova partenza, abbandonando l’espressione ‘aiuti allo sviluppo’ che non è più ritenuta accettabile. “La parola ‘sviluppo’ rappresenta un problema in termini di percezione”, ha detto a EURACTIV il vicedirettore generale di Afd Bertrand Walckenaer.

La parola ‘sviluppo’ è associata con “un modello che, storicamente, è associato con gli aiuti e una posizione che si potrebbe definire paternalistica, che non corrisponde più a quello che i leader dei Paesi africani vogliono”, ha proseguito.

“L’idea è cambiare il funzionamento profondo della nostra relazione” e di “uscire dalla logica strutturata dalle rappresentazioni del passato, nel bene o nel male”, ha detto Macron. Le due sfide principali su cui si baserà questa nuova alleanza saranno, secondo lui, le infrastrutture sostenibili e l’ambiente imprenditoriale, specialmente tra i giovani africani.