L’Unione europea rinnova le sanzioni contro il Venezuela

Il presidente venezuelano Maduro a Caracas nel febbraio 2020. EPA-EFE/MIRAFLORES

La nazione guidata da Maduro colpita per il quarto anno consecutivo dai provvedimenti del Consiglio europeo, che entreranno in vigore dal 14 novembre.

Il Venezuela subirà ancora le sanzioni dell’Unione europea, che le ha rinnovate fino al 14 novembre 2021. Venerdì 13 novembre, giorno della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, è la data in cui sono partiti i provvedimenti, nel 2017, contro il paese guidato dal presidente Nicolás Maduro.

Un’estensione che arriva a poche settimane dalle elezioni che si terranno il 6 dicembre, per le quali, tra l’altro, l’Ue aveva chiesto un rinvio.

Il persistere della crisi politica, sociale, economica ed umanitaria, accompagnata da “azioni persistenti che minano la democrazia, lo stato di diritto e diritti umani”, come si legge nella nota del Consiglio europeo, ha portato ad estendere le sanzioni che includono: l’embargo sulle armi e sulle attrezzature per la repressione interna; il divieto di viaggio e un congelamento dei beni per 36 persone elencate in posizioni ufficiali, responsabili di violazioni dei diritti umani e/o di indebolimento della democrazia e dello stato di diritto.

“Queste misure – dicono dal Consiglio – mirano a favorire soluzioni democratiche condivise per portare stabilità politica al paese e permettere di rispondere alle pressanti esigenze della popolazione”.

Le sanzioni arrivano in una fase di grandi cambiamenti (e di tensioni) nel Paese che più di tutti ha voluto colpire la nazione a guida socialista dell’America latina: gli Stati uniti d’America di Trump hanno ingaggiato un’aspra campagna contro la leadership bolivarista post-chaveziana, con tanto di sostegno al tentato colpo di Stato dell’aprile 2019 incoraggiato da Juan Guaidò (che però ha preferito chiamarlo “manifestazione pacifica”), grande estimatore dello sconfitto candidato Presidente che ne riconobbe subito i poteri di governo (che poi non sono arrivati).

Maduro (che nei prossimi giorni incontrerà Putin) si è detto però fiducioso di una riapertura del dialogo una volta insediato Biden alla Casa Bianca, anche se il passaggio di Washington da un’amministrazione repubblicana ad una democratica non significa per forza un miglioramento dei rapporti, come hanno insegnato gli ultimi vent’anni e più da quando Hugo Chávez prese il potere a Caracas alla fine degli anni ’90.

Certo è vero che Biden dovrebbe essere più predisposto al multilateralismo rispetto a Trump. Vedremo cosa ci regaleranno le prossime settimane, sempre più caratterizza da tensioni pre-elettorali in Venezuela (e post elettorali in Usa).

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