L’Ue vuole rafforzare la diplomazia verde nel mare Artico

Il Commissario UE per l'Ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevicius nel corso della conferenza stampa sulla nuova strategia dell'UE per l'Artico, Bruxelles, Belgio, 13 ottobre 2021. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Convincere altri paesi a perseguire un divieto di sfruttamento di nuovi giacimenti di combustibili fossili nell’Artico richiederà consistenti sforzi diplomatici, ha detto a EURACTIV il commissario europeo per l’Ambiente, Virginijus Sinkevičius, mentre la Commissione europea ha presentato mercoledì 13 ottobre una nuova strategia per l’Artico in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche nella regione.

La proposta, elaborata in collaborazione con il capo della diplomazia dell’UE Joseph Borrell, riflette la “necessità geopolitica” di intensificare il coinvolgimento dell’Europa nella regione, ha affermato Sinkevičius.

La nuova strategia dell’UE riflette la crescente ansia per le tensioni geopolitiche nell’Artico, in un momento in cui Cina, Russia e Stati Uniti stanno già sgomitando per l’influenza nella regione.

Per la prima volta, la strategia dell’UE include un capitolo sulla geopolitica e la politica di sicurezza: “L’intensificato interesse per le risorse e le rotte di trasporto dell’Artico potrebbe trasformare la regione in un’arena di competizione locale e geopolitica e provocare possibili tensioni, potenzialmente minacciando gli interessi dell’UE”, afferma infatti il documento.

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Tra i segnali di questa tensione, la Commissione rileva una “maggiore assertività della Russia nelle acque e nello spazio aereo dell’Artico” e il crescente interesse cinese in “aree come la proprietà di infrastrutture critiche, la costruzione di cavi marittimi, la navigazione globale, il cyberspazio e la disinformazione”.

“Questi sviluppi mostrano che l’Europa deve definire i suoi interessi geopolitici in senso ampio per promuovere la stabilità, la sicurezza e la cooperazione pacifica nell’Artico”, ha detto Borrell.

Negli ultimi anni, paesi non artici come la Cina e la Francia hanno formulato strategie artiche proprie. E presto la Svizzera si unirà a loro.

L’UE ha un’influenza politica limitata nella regione, perché non è un membro del Consiglio Artico, un organismo intergovernativo in cui si affrontano le questioni dei paesi affacciati sull’Artico e delle popolazioni indigene. Tuttavia, l’UE ha chiesto lo status di osservatore, che le consentirebbe di partecipare alle riunioni e collaborare direttamente con le nazioni artiche, pur senza votare.

Sebbene non sia una decisione che spetta solo all’UE, ma al Consiglio Artico, “saremmo felici che il nostro ruolo aumenti”, ha detto Sinkevičius a EURACTIV.

Cinque degli otto membri del Consiglio Artico sono anche membri dell’UE (Svezia, Finlandia e Danimarca) o strettamente associati all’Unione (Norvegia e Islanda). Gli altri sono Canada, Russia e Stati Uniti, oltre a sei organizzazioni indigene.

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Sinkevičius ha sottolineato che la mossa non riguarda la geopolitica, ma “l’instaurazione di un migliore dialogo e cooperazione all’interno della regione e il fatto di essere più presenti”.

Divieto di trivellazioni 

Per quanto riguarda il peso diplomatico dell’UE nella regione, la Commissione ritiene che il suo contributo principale dovrà esplicarsi attraverso le politiche verdi.

Secondo la strategia, l’UE cercherà di vietare lo sfruttamento di nuovi giacimenti di petrolio, carbone e gas nell’Artico al fine di proteggere una regione gravemente colpita dai cambiamenti climatici. Un divieto eviterebbe anche possibili tensioni sulle risorse, ritiene l’UE.

“L’UE è impegnata a garantire che petrolio, carbone e gas rimangano nel terreno, anche nelle regioni artiche”, afferma la proposta della Commissione, pur riconoscendo che il blocco stesso importa ancora petrolio e gas estratti nella regione.

“A tal fine, la Commissione lavorerà con i partner per un obbligo giuridico multilaterale che non consenta alcun ulteriore sviluppo di riserve di idrocarburi nell’Artico o nelle regioni contigue, né di acquistare tali idrocarburi se dovessero essere prodotti”, dice il documento.

L’UE è un importatore netto di petrolio e gas dell’Artico, e stima di essere responsabile del 36% dei depositi di carbonio nero dell’Artico.

Alla domanda di EURACTIV se nella regione c’è sostegno per questa idea, Sinkevičius ha affermato che l’UE ha un forte sostegno scientifico su questo, ma ha riconosciuto che “con alcuni paesi” ci sarà ancora bisogno di “profondi sforzi diplomatici”.

“Ma dobbiamo iniziare a parlarne, dobbiamo ispirare un dibattito e dobbiamo dare l’esempio”, ha aggiunto Sinkevičius.

Sia gli Stati Uniti che il Canada hanno vietato le trivellazioni offshore di petrolio e gas nell’Artico, ma la Russia, uno dei maggiori esportatori di petrolio e gas al mondo, vede il riscaldamento dell’Artico come un’opportunità per espandere la sua esplorazione di giacimenti di idrocarburi.

Interrogato sulle speranze dell’UE di convincere la Russia su questo tema, Sinkevičius ha dichiarato: “Dobbiamo evitare di scivolare in uno stato d’animo competitivo e concentrarci invece maggiormente sulle soluzioni ambientali vantaggiose per tutti, che poi ci permetterebbero di avere un dialogo”.

Allo stesso tempo, la strategia delinea anche la volontà dell’UE di “cooperare con la NATO sulla previsione strategica, guardando all’impatto sulla sicurezza a medio e lungo termine dei cambiamenti climatici”.

‘Paradosso artico’

Nell’ambito della sua nuova strategia, l’UE mira anche a rafforzare la ricerca sugli effetti del disgelo del permafrost, che può mettere a rischio i giacimenti petroliferi e minacciare di rilasciare gas serra e pericolosi germi patogeni bloccati nel terreno ghiacciato.

“Oltre il 70% delle infrastrutture artiche e il 45% dei giacimenti di estrazione petrolifera sono costruiti sul permafrost”, osserva il documento, che deve ancora essere approvato dai 27 Stati membri dell’UE.

Le potenziali misure di mitigazione potrebbero includere lo sviluppo di metodi per il raffreddamento e la stabilizzazione locali e l’introduzione di standard edilizi più severi, nonché la creazione di un sistema di monitoraggio e di allerta precoce per rilevare germi come l’antrace, che possono venire rilasciati dal terreno in fase di disgelo.

Secondo Sinkevičius, la Commissione è impegnata a promuovere sia lo sviluppo economico che la protezione ambientale nell’Artico, due obiettivi che non sono in contraddizione tra loro.

“Il nostro interesse per l’Artico è guidato da entrambi: in primo luogo, i cittadini europei che vivono lì, ed è nostro dovere aiutarli e proteggerli”, ha detto Sinkevičius: “Vediamo che l’equilibrio tra la prevenzione del cambiamento climatico e il miglioramento delle attività economiche è saltato, che cogliere le nuove opportunità economiche è in realtà l’obiettivo principale – e, naturalmente, vogliamo ripristinare quell’equilibrio”.