L’Ue stoppa gli Usa sulle sanzioni contro l’Iran, mentre Maas si reca negli Emirati Arabi

Una foto messa a disposizione dalla Marina degli Stati Uniti mostra la Motor Tanker (M/T) Wila, nave mercantile in acque internazionali in rotta verso il porto degli Emirati Arabi Uniti (Emirati Arabi Uniti) di Khor Fakkan, nel Golfo di Oman, vicino allo stretto di Hormuz, il 12 agosto 2020 (pubblicata il 15 agosto 2020), che sarebbe stata abbordata dalle forze iraniane sia da un elicottero dell'Iranian Sea King che dalla nave ausiliaria iraniana Hendijan (1401). EPA-EFE/US NAVY HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Trump riparte all’attacco contro l’Iran, ma viene stoppato dall’Alto rappresentante Ue per la politica estera, intanto il ministro degli Esteri tedesco vola negli Emirati Arabi Uniti (dopo la Libia).

Gli Stati Uniti non possono reintrodurre le sanzioni contro l’Iran attraverso il cosiddetto snapback, un meccanismo previsto dall’accordo sul nucleare (Jpcoa) del 2015 e attivabile nel caso di violazioni da parte di Teheran. La risposta a quanto sostenuto dal presidente americano Donald Trump, che ha anticipato la possibilità di ricorrervi la prossima settimana, arriva da una portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell: “Dal momento che gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo nel maggio del 2018 – ha spiegato la portavoce – e non hanno successivamente partecipato ad alcuna struttura o attività del Jpcoa, gli Stati Uniti non possono essere considerati partecipanti dell’accordo. Dunque riteniamo che gli Stati Uniti non siano nella posizione di ricorrere ai meccanismi riservati ai partecipanti al Jpcoa”.

Lo snapback è un meccanismo previsto dall’accordo sul nucleare del 2015 tra l’Iran e i cinque membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia) più Germania e Ue. Prevede un ripristino delle sanzioni nel caso in cui si ritenga che Teheran violi l’intesa ma, appunto, è parte integrante dell’accordo sul nucleare da cui Trump è voluto uscire unilateralmente nel 2018. Da quel momento sono riprese le sanzioni americane contro l’Iran e le tensioni sono cresciute progressivamente, fino all’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani a inizio gennaio 2020.

Dopo la bocciatura della risoluzione delle Nazioni Unite per estendere l’embargo sulle armi contro l’Iran, il presidente americano ha minacciato di ricorrere proprio allo snapback per ripristinare tutte le sanzioni. Durissima la reazione iraniana. Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif si è scagliato contro la minaccia di attivare lo snapback: “Gli americani sono usciti dall’accordo nucleare nel maggio 2018 e sanno molto bene che l’implementazione dello snapback è illegale e quindi assolutamente inaccettabile”. Su questa stessa linea anche l’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell.

Tutto questo avviene poco dopo le dichiarazioni del presidente iraniano Hassan Rohani e altri esponenti del governo contro l’accordo di pace fra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, accordo voluto proprio dagli Usa. L’ambasciatore di Teheran è stato convocato in segno di protesta.

Intanto nella giornata di lunedì 17 agosto gli Emirati Arabi Uniti cercano di gettare acqua sul fuoco per mezzo del ministro di Stato per gli Affari esteri degli Emirati Anwar Gargash, affermando su Twitter che “il trattato di pace Emirati-Israele è una decisione sovrana che non è diretta contro l’Iran. Lo diciamo e lo ripetiamo: non accettiamo interferenze nelle nostre decisioni, così come rifiutiamo le minacce, che si tratti di bullismo o preoccupazione”.

Inoltre, sempre nella giornata di lunedì, il ministro degli Esteri della Germania (di turno alla Presidenza semestrale del Consiglio Ue) Heiko Maas volerà, dopo essere stato in Libia, negli Emirati per congratularsi con il capo di Stato Abdullah bin Zayed Al Nahyan, in seguito allo storico accordo Israele-Eau. Ma l’obbiettivo della visita è sopratutto quello di discutere con gli emiratini della situazione in Libia, dove gli Emirati sostengono il generale Khalifa Haftar, ma anche per parlare di Iran, Siria e Libano.

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