L’Ue rinnova le sanzioni contro Isis e Al-Qaeda

Donne iraniane durante una protesta contro le Caricature del Profeta Maometto pubblicata sulla rivista francese Charlie Hebdo, in piazza Imam Hossein a Teheran il 10 settembre 2020. .EPA-EFE/ABEDIN TAHERKENAREH

La stagione del terrore sembrava lontana, quando improvvisamente la Francia, e l’Europa tutta, sono state scosse dalla macabra uccisione di Samuel Paty, il professore decapitato venerdì a Conflans-Sainte-Honorine, vicino a Parigi. Alla luce di questo episodio, il Consiglio dell’Ue ha rinnovato il regime di sanzioni contro l’Isis e Al-Qaeda  per un altro anno, fino al 31 ottobre 2021.

L’uccisione del Professore di storia, geografia ed educazione civica è avvenuta cinque anni dopo l’attacco al giornale Charlie Hebdo, nel corso del quale erano morte dodici persone e undici erano rimaste ferite; tra le vittime vignettisti, giornalisti e il direttore Stéphane Charbonnier. Quell’episodio è tornato centrale cinque anni dopo perchè Samuel Paty in una lezione sulla libertà di espressione del suo corso di educazione civica ha mostrato ai suoi alunni la copertina di Charlie Hebdo pubblicata all’indomani dell’attentato del 7 gennaio 2015, che raffigurava Maometto con in mano un cartello con la scritta «Je suis Charlie», e un’altra caricatura disegnata dalla vignettista Coco nel 2012. Sarebbe stato proprio il tentativo di discutere laicamente di quelle vignette irriverenti l’origine dell’odio islamista.

Nel 2015 la Francia fu vittima di numerosi attentati terroristici di matrice islamica fondamentalista, compiuti da affiliati delle organizzazioni terroristiche: dal  Bataclan, allo Stade de France ai numerosi ristoranti parigini, sono stati molti i luoghi del terrore.
La macabra uccisione di Samuel Paty ha mostrato che quel fanatismo continua ad uccidere. In apertura dell’ultima sessione plenaria, il Parlamento Europeo ha osservato un minuto di silenzio per il professore francese e il presidente Sassoli lo ha ricordato in apertura del suo intervento: “Cinque anni dopo l’attacco a Charlie Hebdo, l’avere mostrato una caricatura di Maometto in classe uccide. Il fanatismo e l’intolleranza uccidono”, aggiungendo che “il terrore si combatte con l’istruzione, con l’insegnamento in cui credeva Samuel Paty, mentre lo praticava. Un insegnamento benevolo e critico, aperto alla società e agli altri, che promuove il dialogo e la conoscenza”.

Le sanzioni contro le organizzazioni terroristiche 

L’11 gennaio 2015, pochi giorni dopo l’attentato al giornale satirico francese, per le strade di Parigi si era radunato un corteo silenzioso di oltre due milioni di persone, aperto da tutti i premier dei paesi europei, riuniti intorno al Presidente Hollande.
Quel momento suggestivo non è stata l’unica reazione da parte delle Istituzioni. Il 20 settembre dell’anno seguente, erano state approvate delle sanzioni contro l’ISIS/Da’esh e Al-Qaeda. Le sanzioni dell’Ue consistono in un divieto di viaggio verso l’Unione europea e un congelamento dei beni per i singoli e anche per gruppi ed entità. Inoltre, alle persone ed entità dell’Ue è vietato mettere fondi e risorse economiche a disposizione di coloro che figurano nell’elenco. Cinque persone sono attualmente soggette a misure restrittive che includono il congelamento dei fondi e delle attività finanziarie e misure relative alla cooperazione di polizia e giudiziaria: Rabah Tahari, Hocine Bouguetof, Brahim el Khayari, Guillaume Pirotte e Bryan D’Ancona.

A partire da settembre 2016, l’UE può applicare autonomamente le sanzioni contro l’ISIS/Da’esh e Al-Qaeda e alle persone ed entità ad essi associate o che li sostengono in qualche modo. Fino a quel momento, le sanzioni potevano essere applicate solo alle persone ed entità elencate dall’ONU o dai Paesi dell’UE che agiscono individualmente. L’elenco dei gruppi terroristici sottoposti a misure restrittive include l’«Organizzazione Abu Nidal» — «ANO» (alias «Consiglio rivoluzionario Fatah», alias «Brigate rivoluzionarie arabe», alias «Settembre nero»), la «Brigata dei martiri di Al-Aqsa», la Direzione della sicurezza interna del ministero iraniano dell’intelligence e della sicurezza, «Hamas» (che però nel settembre 2010, ha portato il suo caso dinanzi al Tribunale, contestando la sua continua presenza nell’elenco dei gruppi terroristi dell’UE), l’«Ala militare di Hezbollah» e il «PKK».