L’Ue chiede alla Cina il rilascio degli attivisti per i diritti umani, mentre sta per chiudere l’accordo con Pechino

epa07705112 Un gruppo di attivisti e avvocati tiene in mano uno striscione mentre partecipa a una veglia silenziosa per commemorare il "709 crackdown" a Hong Kong, Cina, il 09 luglio 2019. EPA-EFE/VIVEK PRAKASH

L’Unione europea ha chiesto alla Cina di rilasciare l’avvocato Li Yuhan e altri difensori dei diritti umani, mentre si appresta a chiudere un accordo sugli investimenti con il governo di Pechino.

Li è stata arrestata nel 2017 dopo aver lavorato come rappresentante legale per gli avvocati che si occupano di diritti umani coinvolti in quello che poi è diventato famoso come  “709 crackdown”, una serie di arresti ai danni di legali impegnati in difesa dei diritti umani, iniziati il 9 luglio 2015.

“Fonti attendibili fanno sapere che, durante la sua detenzione, la signora Li è stata sottoposta a tortura e maltrattamenti e che non ha ricevuto un’adeguata assistenza medica”, ha detto un portavoce dell’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Josep Borrell, in una dichiarazione. “Le sue condizioni di salute si sono gravemente deteriorate durante la detenzione”.

Nella dichiarazione di Bruxelles si chiede il “rilascio immediato” di Li, così come di altri avvocati e attivisti tra cui Yu Wensheng, Huang Qi, Ge Jueping, Qin Yongmin, Gao Zhisheng, Ilham Tohti, Tashi Wangchuk, Wu Gan e Liu Feiyue. “L’Unione europea si aspetta che la Cina garantisca il pieno rispetto dello Stato di diritto”, ha affermato il portavoce.

Quest’ultimo appello dell’Ue per la liberazione dei legali impegnati per la difesa dei diritti  umani arriva negli stessi giorni in cui Bruxelles e Pechino, dopo sette anni di negoziati, sono pronte a siglare un accordo sugli investimenti, a lungo atteso. Il patto ridurrebbe le barriere per le imprese europee, così da facilitare l’accesso al ricco mercato cinese, e rafforzerebbe i legami economici tra le parti, in vista dell’entrata in carica del nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, a gennaio.

I colloqui sull’accordo sono andati avanti nonostante le grandi preoccupazioni europee per le violazioni dei diritti umani in Cina, in particolare per la sua repressione avvenuta ad Hong Kong e per la persecuzione degli Uiguri.