L’Ue approva nuove sanzioni contro Bielorussia e Myanmar

L'alto rappresentante Ue Josep Borrell. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL]

I ministri degli Esteri dell’Ue hanno adottato il quarto pacchetto di sanzioni contro la Bielorussia, con l’iscrizione di 78 persone e 8 imprese nella black list dell’Unione, che prevede il divieto dei viaggi ed il congelamento dei beni.

“Questa decisione è stata presa in considerazione dell’escalation di gravi violazioni dei diritti umani in Bielorussia e della repressione violenta della società civile, dell’opposizione democratica e dei giornalisti. Inoltre, sette persone e un’entità soggette a questa nuova serie di misure restrittive sono state inserite nella black list in relazione all’atterraggio forzato e illegale di un volo Ryanair a Minsk, in Bielorussia, il 23 maggio 2021, mettendo in pericolo la sicurezza aerea, e la detenzione da parte delle autorità bielorusse del giornalista Raman Pratasevich e di Sofia Sapega”, spiegano i ministri in un comunicato.

Tra le persone colpite dalle sanzioni ci sono anche diverse figure economiche di spicco che sostengono il regime di Lukashenko. “Queste sanzioni inviano quindi un ulteriore forte segnale ai sostenitori del regime, che il loro continuo sostegno ad Aleksandr Lukashenko ha un costo sostanziale”, sottolinea la nota.

Le misure restrittive dell’Ue si applicano ora a un totale di 166 persone e 15 entità bielorusse. Le persone colpite sono soggette a un congelamento dei beni e ai cittadini e alle imprese dell’Ue è vietato mettere fondi a disposizione delle persone e degli enti inseriti nella black list. Le persone fisiche sono inoltre soggette a un divieto di viaggio, che impedisce loro di entrare o transitare nei territori dell’Ue.

“È un passo importante, di solito si resta nella sfera delle misure che colpiscono individui o imprese come quelle odierne. Perché quando si tocca l’economia di un paese, si toccano le persone che non hanno colpa, e cerchiamo di non farlo. Ma arrivati a certi punti occorre prendere misure molto più forti”, ha dichiarato l’alto rappresentante Josep Borrell. “Il regime non ha cambiato  atteggiamento. Ci sono oltre 500 prigionieri politici. Abbiamo assistito allo spettacolo orribile del giornalista” Roman Protasevich “sequestrato fare una confessione in stile maoista davanti alle tv, perciò occorre utilizzare tutti i mezzi possibili e le sanzioni economiche servono a questo”, ha aggiunto.

L’Ue è pronta a sostenere una transizione pacifica e democratica con una varietà di strumenti, compreso un piano globale di sostegno economico per una Bielorussia democratica, spiegano i ministri nel comunicato stampa. “Siamo anche pronti ad adottare ulteriori misure, anche su altri attori economici, se la situazione in Bielorussia non migliora”.

Myanmar

I ministri Ue hanno deciso di imporre sanzioni anche a 8 persone, 3 entità economiche e all’Organizzazione dei veterani di guerra in relazione al colpo di Stato militare perpetrato in Myanmar il 1° febbraio  2021 e alla conseguente repressione contro manifestanti pacifici. “Le persone nei confronti delle quali sono state imposte sanzioni includono ministri e viceministri, nonché la procuratrice generale, responsabili di avere compromesso la democrazia e lo Stato di diritto e commesso gravi violazioni dyaei diritti umani nel paese”, si legge in una nota di Bruxelles. Le quattro entità sono di proprietà dello Stato o controllate dalle forze armate del Myanmar (Tatmadaw), contribuendo direttamente o indirettamente alle entrate o alle attività dei militari.

Iran

A margine del vertice dei ministri degli Esteri dei 27 Paesi, l’alto rappresentante è intervenuto anche sulla situazione in Iran. “Le elezioni in Iran potrebbero rappresentare una stabilizzazione o un pericolo aggiuntivo nel non facile rapporto che sussiste attualmente tra Ue e Teheran”, ha detto Borrell. L’alto rappresentante si augura che i risultati delle elezioni presidenziali in Iran, vinte dal capo della magistratura Ebrahim Raisi, non influiscano sui negoziati in corso sull’accordo sul programma nucleare iraniano firmato nel 2015 e successivamente abbandonato dall’amministrazione Usa di Donald Trump e dalla Repubblica islamica. Le trattative “al tavolo” sono difficili ma proseguono e ci aspettiamo che il cambio di leadership non colpisca le possibilità di raggiungere un accordo”, ha spiegato ai giornalisti Borrell.