L’Ucraina si sente minacciata da Russia e Bielorussia. La Nato: “Qualunque aggressione avrebbe gravi conseguenze”

Il primo ministro lettone Karins (quarto sx) e il segretario di Stato americano Blinken (quarto dx) durante il loro incontro a Riga, il 30 novembre 2021 [EPA-EFE/GATIS ROZENFELDS/CANCELLERIA DI STATO DELLA LETTONIA]

Preoccupazione di Kiev per una possibile imminente invasione. Anche la Repubblica baltica chiede “maggiore assistenza internazionale” sentendosi minacciata. Blinken a Riga per il vertice Nato incontra prima il premier Karins.

Secondo l’Ucraina sarebbe imminente un’invasione russa e da Kiev dicono di aver chiesto un’azione rapida lunedì 29 novembre per “dissuadere” la Russia. Nel mese di novembre l’Occidente ha lanciato l’allarme sulle attività russe al confine ucraino e gli Usa hanno parlato di “preoccupazioni reali” per un nuovo ammassamento delle truppe di Mosca a ridosso della regione storica del Donbass.

Bisogna “agire ora” per “scoraggiare la Russia” prima che sia troppo tardi, ha detto alla stampa estera il ministro ucraino Dmytro Kuleba. “La Russia ha dispiegato una grande forza militare nelle regioni vicine al confine di stato dell’Ucraina”, ha proseguito il titolare degli Esteri, riferendo di 115.000 truppe tra penisola di Crimea (annessa nel 2014 da Mosca) e nelle regioni di Donetsk e Lugansk, occupate dai separatisti filorussi, dove la guerra ha causato negli anni oltre 13.000 morti. Ma ha aggiunto anche che l’esercito ucraino è diventato “incomparabilmente più forte” rispetto all’inizio dei conflitti nel 2014.

All’accusa di inviare truppe e armi per sostenere i separatisti, Mosca nega. Nella primavera di quest’anno la Russia ha ammassato circa 100.000 truppe ai confini ucraini, facendo temere un’escalation bellica. L’annunciato ritiro non ha poi convinto Kiev e Washington, che parlano solo di un ritiro limitato.

All’allarme lanciato da Ucraina, Usa, Nato e Unione europea, sui nuovi movimenti militari finalizzati a un’invasione, Mosca ha risposto respingendo le affermazioni, accusando Kiev di “provocazioni” e incolpando Washington per l’aumento delle tensioni. Gli Stati Uniti attraverso il portavoce del Pentagono John Kirby, hanno espresso preoccupazione per i movimenti russi e hanno promesso sostegno a Kiev, escludendo però la possibilità di un intervento diretto degli Stati Uniti. Anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, in un’intervista esclusiva ad Euractiv.com, ha escluso una risposta militare.

Non sono solo i confini sud-est ucraini a preoccupare, ma anche quelli a nord, dopo l’annuncio di esercitazioni militari congiunte Russia-Bielorussia. Nella giornata del 29 novembre il ministro della Difesa della Bielorussia, l’alto ufficiale Viktor Khrenin, ha parlato di operazioni che verranno organizzate “a medio termine”. Anche in questo caso Kiev ha espresso preoccupazioni per un’invasione della Russia. Mosca ha però ribadito che non esistono tali piani, accusando l’Ucraina e gli alleati occidentali di generare falsi allarmi per nascondere le loro intenzioni aggressive.

Nell’incontro dei ministri degli Esteri della Nato a Riga, nella mattinata di martedì 30 novembre, è stato fatto notare alla Russia che ogni tentativo di destabilizzare ulteriormente l’Ucraina sarà un errore caro. La Nato è preoccupata per il potenziamento della presenza di truppe vicino al confine settentrionale dell’Ucraina, non lontano dalla Bielorussia.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha denunciato la scorsa settimana che l’intelligence di Kiev ha scoperto dei piani per un golpe sostenuto dalla Russia; accusa, anche in questo caso, respinta da Mosca. “Siamo molto preoccupati per i movimenti che abbiamo visto lungo il confine con l’Ucraina – ha dichiarato il segretario di Stato Usa Antony Blinken -. Sappiamo che la Russia spesso combina questi sforzi con sforzi interni per destabilizzare un Paese. Questo fa parte del copione e stiamo osservando molto da vicino”. “Qualunque nuova aggressione scatenerebbe gravi conseguenze”, ha avvertito Blinken prima dei colloqui di Riga dell’Alleanza nord atlantica.

Preoccupazioni baltiche

Anche il fronte lettone è agitato. Il ministro della Difesa Artis Pabriks ha detto che la Lettonia ha bisogno di una presenza militare permanente degli Stati Uniti per scoraggiare la Russia. La richiesta è arrivata durante la visita del segretario generale Nato alle truppe nel Paese baltico impegnate in una esercitazione nei boschi innevati di un’area non identificata a nord di Riga, scrive l’agenzia Reuters.

“Abbiamo bisogno di ulteriore assistenza internazionale”, ha detto Pabriks all’agenzia. “Vorremmo avere una presenza (militare) permanente degli Stati Uniti nel nostro paese.  E vogliamo rafforzare la difesa marittima e aerea con sistemi come i Patriot (missili terra-aria)”. A proposito delle frasi di Putin sul fatto che la dissoluzione dell’Urss sia stata un errore, il ministro ha detto che “in Russia in questo momento si sta sviluppando un revisionismo” e che “da questa prospettiva non possiamo farci trovare impreparati”. Intanto, il primo ministro lettone Krisjanis Karins ha incontrato il segretario di Stato americano Antony J. Blinken, prima della riunione dei ministri degli Esteri della Nato.

L’area degli Stati baltici è considerata il lato più vulnerabile della Nato, poiché la loro continuità geografica con l’Alleanza militare è racchiusa nei circa 60 km tra la Polonia e la Lituania, nel corridoio di terra noto come il ‘divario di Suwalki’. Gli esperti militari avvertono che la Russia, attraverso la Bielorussia, potrebbe conquistare il varco, guadagnando un corridoio di terra verso la sua exclave fortificata di Kaliningrad sul Mar Baltico.

Secondo gli esperti, le truppe statunitensi di stanza in Germania potrebbero non riuscire a raggiungere l’area abbastanza velocemente in caso attacco. Anche in questo caso Mosca ha respinto le accuse, dicendo che non ha intenzione di invadere i Baltici o la Polonia, accusando a sua volta la Nato di destabilizzare l’Europa spostando le truppe più vicino ai confini della Russia, mentre Stoltenberg ha precisato che non c’è “nessuna minaccia imminente” contro la Nato.