Lo “chef di Putin” denuncia Navalny per diffamazione

Una protesta inscenata davanti all'ambasciata russa mostra una foto del presidente russo Vladimir Putin (C), dell'attivista russo dell'opposizione Alexei Navalny (L) e di una teiera russa samovar con una nota che recita 'Novichok tea', 'Kremlin tea' e 'dalla Russia con amore', a Berlino, Germania, 16 settembre 2020. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

Un imprenditore vicino a Putin, Yevgeny Prigozhin, ha citato in giudizio il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny e un suo alleato politico per diffamazione, secondo quanto riportato dal tribunale di Mosca.

La causa è apparsa il 22 dicembre sul sito web di un tribunale di Mosca, che ha più tardi dichiarato all’agenzia di stampa russa Tass che l’accusa ha richiesto un risarcimento di cinque milioni di rubli (66.000 dollari) ciascuno a Navalny e al suo alleato Vladimir Milov per dichiarazioni diffamatorie. Prigozhin, 59 anni, è soprannominato “lo chef di Putin” perché la sua società Concord si è occupata del catering al Cremlino.

La scorsa settimana Concord ha pubblicato una copia di una causa sul social network Vkontakte e ha chiarito di averla già presentata al tribunale di Mosca. Nella causa si fa riferimento ad un video dell’ex viceministro dell’Energia Milov diffuso in streaming il 27 ottobre sul canale YouTube di Navalny, “Navalny Live”.

Nel video Milov accusa Prigozhin di aver coinvolto minori in atti di prostituzione e lo descrive come un “bandito che serve Putin per ogni sorta di cattive azioni”. Per l’accusa, tali dichiarazioni hanno causato all’imprenditore russo “un danno morale”. Navalny non appariva però nel video incriminato.

In agosto l’oppositore politico, su un volo dalla Siberia a Mosca, ha accusato un grave malore ed è stato ricoverato in ospedale nella città russa di Omsk, prima di essere trasferito con un aereo sanitario a Berlino. I medici tedeschi hanno stabilito che è stato avvelenato dall’agente nervino Novichok, un tipico veleno utilizzato in epoca sovietica. Mosca però ha sempre negato l’ipotesi dell’avvelenamento.

Mentre Navalny era in coma, il servizio stampa di Concord ha riportato una dichiarazione di Prigozhin che affermava di voler far rispettare una decisione del tribunale secondo la quale Navalny e i suoi soci devono pagargli quasi 88 milioni di rubli di danni per un video reportage. “Ho intenzione di spogliare questo gruppo di persone senza scrupoli dei loro vestiti e delle loro scarpe”, avrebbe detto Prigozhin.

Giorni dopo le dimissioni di Navalny da un ospedale di Berlino, a settembre, la sua portavoce, Kira Yarmysh, ha fatto presente che i funzionari governativi avevano sequestrato l’appartamento del leader dell’opposizone, come parte dei danni che doveva pagare a Prigozhin.

Lo stesso Prigozhin in ottobre è stato sanzionato dall’Unione europea con l’accusa di aver minato la pace in Libia sostenendo il Gruppo Wagner, una compagnia militare privata russa. È stato anche sanzionato dagli Stati Uniti per la sua presunta ingerenza nel voto presidenziale del 2016 e per i suoi legami con Wagner, accusata di aver inviato mercenari a combattere in conflitti in tutta l’Africa e nel Medio Oriente.

Il 21 dicembre Navalny ha dichiarato di aver ingannato un agente segreto russo per fargli rivelare i dettagli del complotto che avrebbe dovuto ucciderlo, riportando dunque rivelazioni molto imbarazzanti per il Cremlino. Nonostante tutto, Navalny si è detto pronto a tornare in Russia una volta che si sarà completamente rimesso in salute; fino ad allora resterà in Germania.