L’Iran ha votato una legge che blocca le ispezioni Onu nei siti nucleari

Immagine dal funerale del fisico iraniano assassinato Fakhrizadeh. EPA-EFE/UFFICIO MINISTERO DIFESA USO ESCLUSIVO/NO VENDITA

L’adozione del provvedimento arriva dopo l’omicidio, avvenuto la settimana scorsa, dello scienziato Fakhrizadeh, considerato il ‘padre’ del programma atomico iraniano. Le lotte conservatori-moderati sullo sfondo. Il messaggio all’Europa e a Biden. 

Fa discutere la decisione dell’Iran riguardo all’approvazione di una legge che obbliga il Governo a sospendere le ispezioni Onu nei siti nucleari per controllare che non aumenti l’arricchimento dell’uranio oltre il limite stabilito dagli accordi sul nucleare iraniano (Jcpoa) di Vienna del 2015.

Il provvedimento è stato adottato mercoledì 2 dicembre dall’organo di controllo del consiglio dei Guardiani della Costituzione come ritorsione per l’omicidio dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh. Per la morte del fisico, ‘padre’ del programma atomico iraniano, Teheran ha accusato Israele e lanciato un messaggio a tutto l’occidente. Già martedì il parlamento iraniano, dominato dalla linea dura, aveva approvato il disegno di legge con una forte maggioranza, che ha reso più dura la posizione nucleare dell’Iran.

Il compito dei Guardiani è garantire che i progetti di legge non contraddicano la legge islamica o la Costituzione, ma l’ultima parola spetta all’Ayatollah. Tuttavia la posizione della guida suprema Ali Khamenei non è ad ora nota.

Secondo la nuova legge, Teheran avrebbe dato due mesi di tempo alle parti europee dell’accordo (Francia, Regno Unito, Germania e Unione europea) per allentare le sanzioni sui settori petrolifero e finanziario iraniano, imposte dopo che gli Usa di Trump hanno lasciato il patto nel 2018. La politica di “massima pressione” su Teheran esercitata dal presidente statunitense (sconfitto nelle elezioni di novembre), ha portato ad una graduale disattesa degli accordi da parte dell’Iran.

Un provvedimento, quello adottato dalla Repubblica islamica, che rappresenta una grana per Joe Biden, il Presidente eletto degli Stati Uniti che si insedierà il 20 gennaio prossimo e che si è detto intenzionato a rientrare nel Jcpoa e a revocare le sanzioni se Teheran tornerà a “rispettare rigorosamente l’accordo nucleare”.

Un impiccio non solo per Biden, ma anche per il presidente della repubblica iraniana Hassan Rohuani, architetto degli accordi nucleari del 2015.

La mossa “da campagna elettorale” dei conservatori

Il leader alla guida della nazione dal 2013, riconfermato nel 2017, rappresenta la parte moderata della teocrazia islamica che si affaccia sul Persico ed ha criticato la mossa adottata del parlamento dell’Iran come “dannosa per gli sforzi diplomatici” verso l’allentamento delle sanzioni.

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Gli Stati Uniti hanno formalmente …

Rohuani non ha affatto digerito il blitz in Parlamento e ha messo in guardia i conservatori esortandoli a non interferire nella politica nucleare del paese: “I nostri fratelli in parlamento non dovrebbero prendere decisioni affrettate”, ha affermato il Presidente, dicendo poi di lasciare che “coloro che gestiscono la diplomazia trattino tali questioni con la dovuta calma, maturità ed attenzione”. E poi la stoccata: “Cari colleghi, è troppo presto per fare campagna elettorale”.

Il rischio cui si trova di fronte l’Iran, infatti, è che l’accordo Jcpoa diventi oggetto della lotta di potere tra conservatori e moderati, visto che il prossimo anno la nazione andrà alle elezioni.

Non a caso l’approvazione della legge è vista come un atto di sabotaggio nei confronti dei futuri negoziati con l’amministrazione Usa che sarà guidata da Joe Biden, in modo da ridurre le possibilità dei moderati di affermarsi alle elezioni e riaprire la strada ai conservatori sicuramente più radicali e meno predisposti al dialogo con gli Stati Uniti.

I numeri della nuova legge

Nello specifico, con il nuovo provvedimento, il Governo potrà riprendere l’arricchimento dell’uranio per produrne e immagazzinare 120 chili al 20% per ogni anno e installare centrifughe avanzate nei suoi impianti nucleari di Natanz e Fordow, situati nel nord del Paese a non troppa distanza dalla capitale.

Portare l’arricchimento al 20% significa però trasgredire di gran lunga il Jcpoa che limita la purezza fissile per la raffinazione dell’uranio al 3,67%, che comunque l’Iran ha già superato nel luglio 2019: da allora il livello di arricchimento è rimasto costante al 4,5%.

La reazione europea

Mentre Regno Unito, Francia e Germania, sottoscriventi europee dell’accordo del 2015, hanno esortato l’Iran al pieno rispetto della stipula, mentre l’alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Josep Borrell, ha annunciato che entro Natale si terrà una riunione interministeriale del Jcpoa e fissato l’obiettivo del ritorno degli Usa all’accordo nucleare con l’Iran, esortando entrambe le parti ad “unire nuovamente le forze per preservare il piano d’azione globale comune”.

Sembra che le speranze dunque non siano perse. Certo è vero che si sta infittendo il fronte delle tensioni nucleari con l’Iran, nel pieno della vicenda che interessa un diplomatico iraniano accusato di terrorismo in Belgio e il medico condannato a morte Ahmadreza Djalali, trasferito proprio in questi giorni nel ‘braccio della morte’.