L’industria mineraria alimenta i sogni di indipendenza della Groenlandia

La base di Thule in Groenlandia. [EPA-EFE/Ida Guldbaek Arentsen]

Un progetto di estrazione di terre rare in Groenlandia ha riacceso i sogni della piena indipendenza del territorio artico autonomo dalla Danimarca, ma gli ambientalisti temono che l’estrazione su larga scala possa danneggiare il paesaggio incontaminato della remota isola.

Il progetto ha anche creato scompiglio politico. Martedì, il parlamento della Groenlandia ha votato a favore dello svolgimento di nuove elezioni in una data non ancora determinata in primavera, dopo che un partito minore ha lasciato la coalizione di governo per un disaccordo sull’attività mineraria.

La Groenlandia, che ha ottenuto la proprietà delle sue riserve minerarie insieme all’autogoverno nel 2009, ha a lungo nutrito la speranza che le ricchezze che si ritiene siano sepolte nel terreno la aiuteranno un giorno a tagliare il suo cordone ombelicale finanziario con Copenhagen.

Nuuk dipende da sussidi danesi annuali di circa 526 milioni di euro, circa un terzo del suo bilancio nazionale.

La miniera proposta a Kvanefjeld, o Kuannersuit in lingua groenlandese, sulla costa meridionale dell’isola, potrebbe produrre un enorme guadagno che integrerebbe la sua industria principale, la pesca.

Ma non è tutto oro quel che luccica, avvertono gli oppositori del progetto, preoccupati che la miniera possa danneggiare l’ambiente in una regione già in prima linea per il riscaldamento globale. Il cambiamento climatico nell’Artico è sia una minaccia che un vantaggio per la Groenlandia.

Gli stili di vita tradizionali sono minacciati dall’aumento delle temperature, con il ritiro del ghiaccio marino che riduce la stagione per i cacciatori che lavorano sul ghiaccio con le slitte trainate dai cani.

Ma le acque più calde comportano anche l’arrivo di nuove specie di pesci, mentre sulla terraferma si prevede che lo scioglimento dei ghiacci porterà alla luce una gran quantità di minerali.

Attratto dalle risorse naturali dell’isola e dalla rilevanza geopolitica, l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha proposto l’acquisto della Groenlandia nel 2019 – un’offerta rapidamente respinta dalla Danimarca come “assurda” – mentre la Cina sta investendo in progetti sul territorio.

Nel 2010, Greenland Minerals, una società australiana sostenuta dal gruppo cinese Shenghe, ha ottenuto una licenza di esplorazione per il deposito di Kvanefjeld.

La zona è considerata una delle più ricche al mondo di uranio e minerali di terre rare, un gruppo di 17 metalli utilizzati come componenti in dispositivi high-tech come smartphone, schermi piatti, auto elettriche e armi.

Questione scottante

Gli ambientalisti si preoccupano però dell’impatto dell’estrazione mineraria su larga scala, specialmente per i rifiuti radioattivi che verrebbero generati dalla miniera.

Dopo tre rifiuti consecutivi, il piano di protezione ambientale della Greenland Minerals è stato finalmente approvato a settembre, aprendo la strada alle udienze pubbliche necessarie prima che una licenza possa essere rilasciata.

Le udienze sono cominciate a febbraio e dovrebbero durare fino a giugno, ma la polemica è scoppiata fin dall’inizio, quando alcuni ministri del governo locale hanno ricevuto minacce di morte e hanno scelto di non partecipare. La polizia non ha rivelato alcun dettaglio su quali ministri siano stati presi di mira, né da chi.

Solo pochi giorni dopo, il governo della Groenlandia ha perso la sua maggioranza in parlamento dopo che il partito di destra Demokraatit ha lasciato la coalizione, frustrato dall’indecisione sulla questione da parte del maggior partito, il partito socialdemocratico Siumut. “La questione della miniera è stata l’ultima goccia”, ha detto all’AFP Maria Ackren, politologa dell’Università di Nuuk, al telefono dalla capitale della Groenlandia.

Siumut era inizialmente a favore del progetto, ma ha adottato una linea più cauta da novembre, quando il nuovo leader del partito Erik Jensen è stato eletto, sostituendo Kim Kielsen – che per ora rimane il capo del governo della Groenlandia.

“Siamo in un momento cruciale, con una nuova generazione a capo di Siumut, e il progetto Kvanefjeld sta creando tensione”, ha detto all’AFP Mikaa Mered, professore di geopolitica all’Istituto di studi politici di Parigi.

Diversificare l’economia

La Danimarca, che mantiene il controllo sulla valuta, le relazioni estere e la politica di difesa, sostiene la ricerca della piena indipendenza della Groenlandia e non ha commentato il dibattito che sta coinvolgendo il territorio.

Secondo Torben Andersen, professore di economia all’Università di Aarhus, il progetto minerario da solo non sarebbe sufficiente a rendere la Groenlandia finanziariamente autosufficiente.

“Lo sviluppo economico richiede una base più ampia e l’industria mineraria e il turismo sono i potenziali pilastri di questo processo”, ha dichiarato all’AFP Andersen, che presiede anche il Consiglio economico della Groenlandia. Eppure, queste due industrie potrebbero rivelarsi una combinazione difficile.

I progetti minerari potrebbero danneggiare la reputazione della Groenlandia come destinazione turistica, “specialmente se il turismo si rivolge a clienti con una forte preferenza per la natura”, ha suggerito.

Ma non c’è “uno scenario realistico che non coinvolga le attività minerarie”, se la Groenlandia vuole avere un solido reddito finanziario. Secondo Andersen, “i progetti più piccoli possono essere più facili” da combinare con il turismo.

Un possibile cambio di governo potrebbe ritardare una decisione finale sul progetto Kvanefjeld – e potenzialmente seppellirlo. Il partito di opposizione di sinistra-verde Inuit Ataqatigiit, che si oppone al progetto minerario, è attualmente in testa ai sondaggi sull’opinione pubblica.

E 141 ONG hanno recentemente chiesto al governo della Groenlandia, alla Danimarca e all’Unione Europea di dichiarare una moratoria sull’estrazione mineraria su larga scala e sulle trivellazioni per petrolio e gas in Groenlandia, in favore della creazione di un santuario artico.

Mered è d’accordo sul fatto che diversificare l’economia nel settore minerario, nel turismo e nell’agricoltura sia la strada per l’indipendenza. Ma per ora, “il paese si sta dimostrando ingovernabile per i grandi progetti”.