Libia, tra invio di aerei militari e “confronti” in volo: è tensione Usa-Russia

The MIG-29 jet fighters EPA-EFE/DJORDJE SAVIC

Washington litiga con Mosca e giovedì 28 maggio il Governo Usa ha ammonito l’eterna rivale. Russia e Turchia sempre più presenti, mentre c’è un grande assente sulla scena internazionale: l’esercito europeo.

La tensione in Libia sta aumentando e a gettare benzina sul fuoco è il serrato confronto tra le eterne contendenti della Guerra fredda (quella vecchia e quella nuova): Usa e Russia. In un tweet di martedì 26 maggio il Comando militare americano per l’Africa (Us Africom) ha riferito che “almeno 14” aerei da combattimento “senza insegne” sono arrivati intorno al 20 maggio nella base aerea di al-Jufra, nella Libia centrale, area sotto il controllo delle forze del generale Khalifa Haftar, dopo aver confermato ieri che Mosca ha dispiegato aerei militari in Libia per sostenere i mercenari del “Gruppo Wagner” che operano nel Paese nordafricano tra le file dell’ Esercito nazionale libico (Lna), le forze guidate dal generale ex dissidente.

Secondo il tweet di Us Africom, aerei da combattimento Mig-29 (di quarta generazione) e Su-24 sono partiti dalla Russia, in giorni diversi, con impresso il logo dell’Aviazione russa, ma “dopo essere atterrati nella base aerea di Khmeimin, nei pressi di Latakia in Siria, i Mig-29 sono stati riverniciati e sono riemersi senza insegne nazionali”, hanno precisato dal comando americano. “Sono pilotati da militari russi scortati da combattenti russi che fanno base in Siria e in Libia”, ha proseguito Us Africom sostenendo che prima di arrivare ad al-Jufra hanno fatto rifornimento vicino a Tobruk, nella Libia orientale.

Nessuna replica dal Ministero della difesa russo ma non sono mancate le reazioni a Mosca. “La Russia non ha inviato personale militare in Libia”, ha chiarito Vladimir Dzhabarov, esponente della Duma, primo vice capo della commissione Affari Esteri del Consiglio della Federazione russa (la Camera alta), da quanto cita l’agenzia di stampa ‘Interfax’. Dzhabarov, riferendosi alle recenti rivelazioni dell’Us Africom che dimostrano un coinvolgimento diretto russo nel conflitto libico, ha sottolineato che “la Camera Alta del Parlamento russo non ha ricevuto richiesta di approvare l’invio” di personale militare in Libia. Parlando ieri ad al-Arabiya, il portavoce dell’Lna, ha definito “strano” il fatto che gli Usa “hanno menzionato gli aerei russi ma non quelli della Turchia”.

Intercettori russi

Questo rimpallo di accuse, tra l’altro, arriva nei giorni in cui, per la terza volta in due mesi (e in altre occasioni nell’ultimo anno), caccia multiruolo russi hanno intercettato un aereo da pattugliamento marittimo della U.S. Navy, sempre martedì 26. Da quello che si apprende su alcuni portali del settore difesa, dall’ufficio stampa della 6ª flotta statunitense nel Mediterraneo sostengono si sia trattato di manovre pericolose per l’equipaggio del P-8A Poseidon, in quanto i due caccia delle Forze aerospaziali russe avrebbero impedito ogni tipo di manovra all’aereo. Non è poi mancata la levata di scudi da Washington con un richiamo a Mosca al rispetto degli accordi del 1972, sempre in vigore, per la prevenzione degli incidenti in mare (Incsea), firmati dagli Usa e dall’allora Urss.

Che la Russia coltivi ambizioni militari in Libia è noto dai tempi di Gheddafi, durante la Guerra fredda, ma la Guida della Rivoluzione della Jamāhīriyya libica, pur essendo in buoni rapporti con Mosca, non aveva mai dato il permesso a stabilire basi sul suolo nazionale (a differenza di Hafiz al-Assad che in Siria ospitò i sovietici e dove oggi sono presenti le forze militari della Federazione russa). Però, a questo giro, è tutta un’altra storia.

Gli Usa ammoniscono, mentre le truppe di Serraj avanzano a sud

E il Governo americano non manca di rincarare la dose sul conflitto libico. Il 28 maggio, in un’intervista a ‘France 24’, il vice segretario di Stato americano per gli affari del Medio Oriente David Schenker ha detto che si “potrebbe andare fuori controllo se i russi dovessero optare per un’ulteriore escalation”. “Noi pensiamo che l’embargo sulle armi vada attuato immediatamente”, ha proseguito.

Intanto prosegue l’avanzata delle truppe filo-governative a sud di Tripoli. Il colonnello Akram Duwa, nelle truppe del Governo di accordo nazionale libico ha spiegato all’emittente ‘Libya al-Ahrar’ che le forze che sostengono il primo ministro Serraj hanno conquistato il distretto di al-Kazirma e l’area di al-Ahyaa al-Bariyah. Duwa ha aggiunto anche che le “milizie terroristiche” di Haftar hanno perso 10 veicoli militari durante la battaglia per conquistare le due aree della capitale.

Le preoccupazioni di Parigi 

Nella contesa Washington-Mosca (e Ankara) si è inserita Parigi, dove c’è apprensione rispetto al coinvolgimento in Libia di Russia e Turchia e alla loro influenza sulle due parti in guerra, il generale Haftar e il governo di Tripoli, ufficialmente riconosciuto dall’Onu, di al-Sarraj. La situazione è stata definita dal ministro degli Esteri francese Yves Le Drian “molto preoccupante”, soprattutto rispetto al rischio che si riproponga uno scenario siriano. “La crisi si sta approfondendo – ha detto il Ministro nel corso di un’audizione al Senato – Siamo di fronte ad una ‘sirianizzazione’ della Libia”. Un monito che non sembra affatto un’esagerazione dei toni, per un’area la cui instabilità è un problema per l’Europa, in particolare per quella che si affaccia sul Mediterraneo.

Il grande assente

Una partita che si sta giocando su un sempre più fitto piano geopolitico e con una sempre più forte influenza militare straniera, con strutture e mezzi militari che stanno aumentando sul suolo libico. Ma se un vuoto di potere, o meglio, una intensa instabilità caratterizza la Libia, a caratterizzare l’Europa sulle politiche di Sicurezza e Difesa è un vuoto militare: il grande assente sulla scena internazionale infatti (non necessariamente per un “intervento libico”) è proprio l’esercito Ue, che non esiste.