Libia: le missioni di Borrell e Di Maio a Tripoli

Borrell con il presidente della Libyan National Oil Corporation Sanalla. [Fonte: account Twitter di Josep Borrell]

Al centro i colloqui con i rappresentanti del governo libico riconosciuto e della National Oil Corporation, ma sullo sfondo rimangono limiti e tensioni irrisolte.

Visita diplomatica a Tripoli per l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue Borrell, in parallelo a quella del ministro degli Esteri del governo italiano Luigi Di Maio. L’instabilità nel Paese e nella regione ha infatti ricadute pesanti in Europa e in Italia.

Borrell ha avuto colloqui con i rappresentanti del governo riconosciuto dell’Onu della Libia: a centro della discussione gli sforzi per risolvere l’annoso conflitto che attanaglia il Paese. Il capo del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ha recentemente annunciato una tregua dopo mesi di ostilità con le truppe fedeli al generale Haftar.

“La Libia rimane la massima priorità per l’Ue. Accogliamo con favore la recente intesa sul cessate il fuoco, e continuiamo a sostenere il dialogo e la risoluzione politica del conflitto guidata dalla Libia”, ha twittato Borrell dopo l’incontro.

L’Ue sostiene con forza il processo di Berlino e gli sforzi di mediazione, compreso l’embargo sulle armi. Il riferimento è al vertice di gennaio ospitato nella capitale tedesca, dove i principali Paesi coinvolti nel conflitto libico hanno accettato di rispettare un embargo sulle armi e di interrompere qualsiasi interferenza negli affari interni della Libia. Il passaggio successivo è stata la creazione della commissione 5+5, formalmente denominata Commissione militare congiunta libica 5+5, che ha iniziato a riunirsi a Ginevra il 3 febbraio e che è composta da 5 alti ufficiali militari scelti dal governo di al-Sarraj e da 5 alti ufficiali militari scelti da Haftar.

Che la stabilità in Libia sia una “priorità assoluta per l’Unione europea” è stato ribadito anche dal ministro degli Esteri Luigi di Maio, che è tornato in Italia dopo una visita a Tripoli in cui ha incontrato al-Sarraj e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh: l’occasione per Di Maio è stata quella di offrire “il sostegno delle imprese italiane” nella ripartenza in Libia. 

Al centro delle discussioni e dei tavoli diplomatici c’è il grande tema del petrolio libico. Borrell ha infatti anche incontrato il presidente della National Oil Corporation, Mustafa Sanalla, per discutere la preoccupante situazione del blocco petrolifero ed evitare il crollo del settore, che è cruciale per l’economia del Paese. Il blocco petrolifero è stato imposto da gennaio dai gruppi pro-Haftar che chiedono una giusta quota dei proventi degli idrocarburi e da poco il generale ha ordinato la parziale riapertura dei giacimenti petroliferi e dei porti dopo oltre sette mesi. Le perdite totali provocate dalla chiusura dei terminal di esportazione e delle attività petrolifere da gennaio ad agosto sono pari a 9 miliardi di dollari.

Le relazioni economiche sono cruciali anche nel rapporto della Libia con l’Italia. L’obiettivo della visita di Di Maio è quello di consolidare le relazioni economiche, industriali e commerciali tra i due Paesi. Al di là del legame storico, nel 2019 la Libia è stata il secondo partner commerciale nel continente africano per l’Italia; a livello globale l’Italia è il quinto fornitore e il secondo cliente della Libia. Nei primi due mesi del 2020, secondo il Corriere della Sera, le esportazioni italiane “sono aumentate del 32% rispetto allo stesso periodo del 2019”. Anche in questo caso è centrale il petrolio, oltre al gas: la presenza di Eni in Libia ha un ruolo centrale per la definizione degli interessi italiani.

Sullo sfondo rimangono le tensioni irrisolte, una politica estera europea frammentata e debole, l’ingerenza della Turchia e la questione migratoria, che non saranno risolte con una semplice visita diplomatica.