Letta: in politica estera l’Ue deve superare il diritto di veto

L'ex primo ministro italiano, Enrico Letta, durante il suo intervento al 15° forum di dialogo Italia-Spagna a Roma, il 2 ottobre 2017. EPA-EFE/MAURIZIO BRAMBATTI

“Per un’Unione europea più forte, occorre superare il diritto di veto ed il voto all’unanimità”. Lo ha ribadito il leader del Pd Enrico Letta alla conferenza stampa di presentazione del corso estivo dedicato al futuro dell’Ue, organizzato dall’Università internazionale Menéndez Pelayo, a cui ha partecipato con l’Alto rappresentante Josep Borrell.

“In economia, grazie a NextGenerationEU, l’Europa è più forte, perché siamo uniti. Dobbiamo farlo anche con le questioni che riguardano gli affari esteri”, ha detto Enrico Letta, segretario del Partito Democratico, alla conferenza stampa di presentazione del corso estivo dedicato al futuro dell’Ue, organizzato dall’Università internazionale Menéndez Pelayo.

“Il ruolo di Spagna e Italia in questo momento è cruciale – ha proseguito Letta – perché i due Paesi insieme hanno più del 40% dell’intero ammontare delle risorse di NextGenerationEU. Il modo in cui Italia e Spagna, spenderanno velocemente e bene, sarà decisivo per convincere il resto dei leader europei a continuare con questo tipo di progetto nel futuro”.
“Se non ci fosse stato Next Generation EU – aveva spiegato il segretario del neo mesi scorsi – non ci sarebbe stata più l’Unione Europea che lo scorso marzo è arrivata vicino al collasso. Senza questa strada, sarebbe saltata, magari non tecnicamente, ma si sarebbe afflosciata e il sovranismo avrebbe vinto”, spiegando che senza l’uscita della Gran Bretagna non sarebbe stato nemmeno immaginabile un risultato di questa portata.

A maggio, al termine di un incontro con l’Alto Rappresentante Josep Borrell nella sede del Seae, il servizio diplomatico dell’Ue, a Bruxelles, Letta aveva parlato dell’urgenza per l’UE di dotarsi di nuovi strumenti per la questione dell’immigrazione, fortemente legata alla politica estera e anch’essa paralizzata da diversi anni dalle divergenze tra i Paesi membri.

Che cos’è l’unanimità?

La questione sembra molto tecnica ma in realtà è molto politica. Si tratta di come si prendono le decisioni: quando si riuniscono i 27 ministri degli esteri dell’UE per discutere di quello che avviene in Cina, o in Russia, o in Tunisia, come in questi giorni, ciascuno di loro rappresenta il proprio governo nazionale e non l’Unione nel suo insieme. Non è un dettaglio per pochi specialisti. Perchè sulle questioni delicate che hanno a che fare con alleanze, politiche globali, tele diplomatiche e il legame con le questioni economiche, è facile che non tutti i 27 abbiamo esattamente la stessa visione delle cose.

Il meccanismo dell’unanimità invece stabilisce che che si debba trovare un accordo tra tutti, nessuno escluso. Ogni Paese di fatto esercita un diritto di veto, perchè il “no” di uno solo, anche fosse il più piccolo, blocca, letteralmente, tutto. Solo l’astensione non impedisce l’adozione di una decisione.

Quando si parla di passare dal voto unanime (27 su 27) al voto a maggioranza qualificata si intende passare a quella che è nota come regola della “doppia maggioranza” e che prevede che una certa proposta sia sostenuta dal 55% degli Stati membri (15 paesi su 27) e dal 65% della popolazione totale dell’Ue (gli Stati membri che appoggiano la proposta devono rappresentare il 65% della popolazione). Questo per evitare che un blocco di Stati “piccoli” possa definire la posizione dell’Ue sullo scacchiere internazionale senza tenere conto della voce di Germania, Francia, Italia e Spagna.