L’elezione di Biden è una prova di maturità per l’Europa

President-elect Joe Biden and Vice President-elect Kamala Harris celebration event [EPA-EFE/JIM LO SCALZO]

L’Europa dovrà guardare al rapporto con gli Stati Uniti in modo maturo, senza pensare che si possa semplicemente chiudere la parentesi di Trump e tornare al passato. Lo hanno spiegato Marta Dassù, direttrice di Aspenia, Sergio Fabbrini direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss, Andrea Montanino Chief economist di Cassa depositi e prestiti e Lia Quartapelle, deputata Pd nel webinar “I rapporti transatlantici dopo le elezioni americane”, moderato dal direttore di Euractiv Italia Roberto Castaldi.

Con l’elezione di Biden i rapporti tra gli Stati Uniti e il Vecchio Continente cambieranno ma l’Europa dovrà dimostrare di essere in grado di mettere sul piatto delle cose che l’America chiederà. “Biden a differenza di Trump vede nell’Unione europea un partner – ha sottolineato Dassù -. Dal punto di vista di Trump invece era soprattutto un concorrente commerciale”. 

Biden guarda agli affari internazionali in modo più tradizionale e vedrà nella Germania, come Paese centrale dell’Ue, un grande partner di riferimento. Inoltre appoggerà meno di quanto avrebbe fatto Trump il processo della Brexit e il destino di una Gran Bretagna che non fa più parte dell’Unione europea. Malgrado questo l’Europa non sarà al centro degli interessi del nuovo presidente, come hanno ricordato i relatori, Biden infatti si dedicherà soprattutto rinnovamento dell’America al suo interno. “Dovrà sanare le profonde ferire emerse nella società americana con Trump – ha continuato Dassù – . È un’America che per ragioni strutturali profonde non potrà garantire la tenuta del sistema occidentale come Paese egemone come ha fatto per vari decenni del secolo scorso”.

Quasi amici: le relazioni transatlantiche dopo la vittoria di Biden

Sul fronte dei valori democratici e della lotta ai cambiamenti climatici la distanza tra le due sponde dell’Atlantico si accorcia. Altre questioni invece come la web tax continueranno a essere terreno di scontro.

La vittoria di Joe Biden negli Stati Uniti …

Anche la politica estera americana cambierà. Avrà un impianto in parte multilateralista ma l’asse sarà comunque rivolto al contenimento della potenza cinese. Quindi all’Ue verrà chiesto di essere dalla parte degli Stati Uniti. Questo imporrà all’Europa scelte non facili.

“Dal punto di vista americano le relazioni transatlantiche saranno legate a quali possono essere i vantaggi economici nel costruire una nuova relazione con l’Ue”, ha evidenziato Andrea Montanino. Sul fronte economico Biden ha tre problemi da affrontare: il debito pubblico, la disoccupazione e una crescente disuguaglianza tra i cittadini.  “Guarderà all’Europa per capire se insieme possiamo frenare la Cina e se si potrà trovare una modalità operativa che permetta a un maggior numero di beni e ai servizi americani di arrivare nel Vecchio Continente”, ha aggiunto lo Chief economist di Cassa depositi e prestiti. 

“Questa per l’Unione europea è un’occasione per diventare grande. È più semplice farlo con un partner solidale, ma è una sfida – ha ribadito Lia Quartapelle – In questo l’Italia può svolgere un ruolo. Però non bisogna illudersi che con una presidenza più atlantista tutti i problemi che sono sul tavolo e non abbiamo voluto sciogliere verranno sciolti”. Secondo la deputata Pd su questioni come il rapporto con la Libia, l’asse sunnita e i rapporti con la Turchia l’Italia deve prendere una posizione. “Sono tanti anni che i nostri partner americani chiedono all’Italia un ruolo più proattivo sulla Libia che non sempre siamo riusciti a svolgere. – ha ricordato Quartapelle – Pensare che qualcuno farà quello che dobbiamo fare noi è illusorio”.

I rapporti transatlantici dopo le elezioni americane

Webinar organizzato da EURACTIV Italia, dal CesUE e dal Centro toscano del Movimento Federalista Europeo.

Intervengono:
Marta DASSÙ – Direttrice di Aspenia
Sergio FABBRINI – Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss
Andrea MONTANINO – Chief economist di Cassa Depositi e Prestiti, Presidente …

Durante il dibattito è stato toccato anche il tema della Nato e di quella ruolo possa avere in futuro. Il fatto che gli interessi degli Stati Uniti  siano spostati verso il Pacifico pone l’Europa di fronte al problema di assumersi maggiori responsabilità per la difesa e la sicurezza dei suoi confini, hanno evidenziato i relatori.

Tolta dal campo l’opzione nazionalista di Trump, sul fronte della politica estera americana si aprirà un duro dibattito tra gli internazionalisti. “Ci sono due linee che si dovranno confrontare – ha spiegato Sergio Fabbrini – .L’internazionalismo realista, che ritiene che non si debbano avere illusioni perché siamo entrati in un periodo di egemonia illiberale, e l’internazionalismo liberale che si è posto il problema di riformare il sistema multilaterale”. In entrambi i casi non è pensabile tornare a prima del 2016. “Già Obama aveva sollevato l’idea che attraverso i commerci e una collaborazione militare si possa andare verso una collaborazione politica più stretta sul piano transatlantico”, ha aggiunto Fabbrini. Questo consentirebbe di avere il più grande mercato integrato globale e l’Europa entrerebbe dentro il confronto con la Cina. 

Un punto su cui i rapporti tra Europa e Stati Uniti possono fare un grande salto in avanti con la presidenza Biden è sicuramente quello dell’ambiente. “Questo è un grande tema politico e di relazioni internazionali – ha sottolineato in chiusura Quartapelle -. Quando guarderemo alla situazione globale tra un secolo il tema ambientale sarà la cosa su cui si valuterà se sono state prese delle decisioni oppure no”.