Le misure restrittive non siano una scusa per le violazioni dei diritti umani: il monito dell’ONU

L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Michelle Bachelet a Ginevra il 0 settembre 2018. [EPA-EFE/SALVATORE DI NOLFI]

Le misure restrittive adottate nelle diverse aree del mondo per limitare la diffusione del Coronavirus possono diventare delle coperture per abusi e violazioni dei diritti umani. A denunciarlo è l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet.

Quella di Bachelet è una voce autorevole: ex presidente del Cile, negli anni della dittatura di Pinochet, è stata imprigionata, sottoposta a tortura e alle violazioni dei diritti umani che l’agenzia delle Nazioni Unite che rappresenta si occupa di promuovere.

In una nota ha ammonito i Paesi a rispettare lo stato di diritto, durante la pandemia da coronavirus, limitando nel tempo le misure eccezionali, al fine di evitare una “catastrofe” per i diritti umani. Desta particolare preoccupazione la situazione che si sta realizzando in alcuni Paesi: “i governi non dovrebbero usare i poteri di emergenza come arma per mettere a tacere l’opposizione, controllare la popolazione o rimanere al potere”.

Nel caso dell’Ungheria il premier Viktor Orbán ha approfittato della pandemia per sospendere definitivamente le regole della democrazia e dello stato di diritto; ma anche in Slovenia sono stati affidati poteri speciali al governo del neo-premier Janez Janša per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Ungheria accusata di “detenzione illegale” di migranti

Il 23 aprile l’Ungheria è stata accusata dall’Avvocato Generale della Corte di Giustizia europea (ECJ) di “detenzione illegale” dei richiedenti asilo in un campo al confine con la Serbia.

Il caso riguarda quattro migranti provenienti dall’Iran e dall’Afghanistan le cui domande …

Anche fuori dall’Europa la situazione è molto preoccupante in diverse aree: “ci sono state numerose segnalazioni da diverse regioni che la polizia e le altre forze di sicurezza hanno fatto un uso eccessivo, e a volte letale, della forza per costringere le persone a rispettare le misure di lockdown e il coprifuoco. Tali violazioni sono state spesso commesse contro persone appartenenti alle fasce più povere e vulnerabili della popolazione”, ha detto l’Alto Commissario. La situazione è particolarmente preoccupante nelle Filippine, in Thailandia, in Cambogia, dove tra l’altro è stata reintrodotta la legge marziale. “Sparare, detenere o abusare di qualcuno per aver infranto il coprifuoco perché è alla disperata ricerca di cibo è chiaramente una risposta inaccettabile e illegale”, ancora con le parole di Bachelet.

Un altro rischio particolarmente grave è quello delle limitazioni della libertà di stampa: sempre in Thailandia, il governo guidato da Prayuth Chan-ocha oltre all’autorità di imporre il coprifuoco ha anche quella di censurare i media e alcuni giornalisti sono stati citati in giudizio e intimiditi per aver criticato la risposta del governo nella gestione dell’epidemia. Giordania, Oman, Marocco, Yemen, Sudafrica hanno limitato la diffusione di notizie; in Ungheria, Russia e Serbia si possono infliggere multe e anni di carcere a chi diffonde fake news sul virus mentre l’Iran invece ha vietato la stampa dei quotidiani come misura necessaria di contenimento dell’infezione.

Michelle Bachelet ha sottolineato che “danneggiare i diritti come la libertà di espressione può causare danni incalcolabili”.

L’emergenza sanitaria rischia di diventare una catastrofe per i diritti umani, i cui effetti dannosi supereranno a lungo quelli della pandemia stessa.