La Repubblica Ceca apre una sede dell’ambasciata a Gerusalemme. Le proteste dell’Autorità palestinese e della Lega araba

Il primo ministro israeliano Netanyahu (dx) l'omologo ceco Babis (sx) a Gerusalemme l'11 marzo 2021. [EPA-EFE/ABIR SULTAN/POOL]

La Città santa ancora al centro dello scontro a causa della volontà di alcuni paesi di aprirvi la loro sede diplomatica. Operativo l’ufficio diplomatico del Kosovo.

Autorità nazionale palestinese e Lega araba hanno condannato l’apertura da parte della Repubblica Ceca di un ufficio diplomatico a Gerusalemme. Praga ha stabilito nella Città santa, giovedì 11 marzo, una filiale della sua ambasciata in Israele che ha sede a Tel Aviv. All’inaugurazione era presente il primo ministro ceco Andrej Babiš.

A fare discutere non è solo la questione gerosolimitana, ma anche la ‘diplomazia dei vaccini’: l’evento augurale è avvenuto infatti due settimane dopo che Israele ha inviato 5.000 dosi di vaccino Moderna Covid-19 alla Repubblica Ceca nell’ambito di un programma, che è stato ‘congelato’ dopo essere messo sotto esame legale.

Per il ministero degli Esteri palestinese la mossa ceca è “un attacco palese al popolo palestinese e ai suoi diritti, una flagrante violazione del diritto internazionale”, che danneggia le prospettive di pace.

Il Cairo, sponda Lega Araba, è sulla stessa linea d’onda. “Lo status giuridico di Gerusalemme sarà influenzato dalla decisione di un paese o di un altro di aprire uffici di rappresentanza. Gerusalemme Est è una terra occupata secondo il diritto internazionale”, ha detto Ahmed Aboul Gheit, Segretario generale dell’organizzazione.

Ma l’operazione Gerusalemme da parte di Praga è un forte corroborante per i rapporti con Israele. Mentre era con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Babiš ha definito la Repubblica Ceca un “partner strategico” di Israele, ricordando come dopo il 1948, anno dell’indipendenza e del primo conflitto arabo-israeliano, la Cecoslovacchia abbia aiutato gli israeliani inviando armamenti, tra cui aerei da combattimento e fucili.

Kosovo, l'Ue critica la scelta di aprire l'ambasciata a Gerusalemme

Non si è fatto attendere il “rammarico” di Bruxelles per la decisione del paese balcanico che diverge dalle posizioni dell’Unione, nella quale Pristina è una potenziale candidata a entrare.

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La Repubblica Ceca, tra l’altro, è uno dei più grandi sponsor di Israele nell’Unione europea e, sebbene sostenga formalmente una soluzione a due stati per porre fine al conflitto israelo-palestinese, è stata citata in una decisione preprocessuale della Corte penale internazionale come uno dei paesi che sostengono la tesi di Israele, secondo la quale la Corte non dovrebbe indagare sui crimini di guerra nei territori palestinesi.

Il nodo di Gerusalemme

Il problema principale che gira intorno alla Città santa è la questione della sovranità sui luoghi santi delle tre grandi religioni monoteiste. Dopo la Guerra dei sei giorni nel 1967, che segnò un punto fondamentale dell’espansionismo israeliano, la parte est di Gerusalemme rivendicata dai palestinesi come capitale, fu occupata dalle truppe di Tel Aviv. Finita sotto la legislazione di Israele dopo un decreto del Governo, fu così disattesa la linea di armistizio Onu che divideva in due settori la città (con la ‘No men’s land’ a fare da separazione).

Fino ad oggi sono due i paesi che hanno stabilito le ambasciate a Gerusalemme: Usa e Guatemala. Gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno fatto da apripista in piena controtendenza con le politiche precedenti circa il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele.

Intanto, un’altra nazione che ha fatto discutere, il Kosovo, ha comunicato domenica 14 marzo di aver aperto ufficialmente la sua ambasciata a Gerusalemme, dopo che l’Unione europea aveva avuto da ridire, settimane fa, sulla decisione di Pristina. Lo stato kosovaro è il primo territorio a maggioranza musulmana a riconoscere la città come capitale di Israele.