La linea di instabilità dei confini a Est dell’Ue

Danni nell'insediamento di Ganja, Azerbaigian, in seguito ai bombardamenti del giorno 11 ottobre 2020 che hanno interessato il Nagorno-Karabakh conteso tra Armenia e Azerbaigian. EPA-EFE/AZIZ KARIMOV

Bielorussia, Turchia, Armenia e Azerbaigian caratterizzano la linea di tensione in aree immediatamente a ridosso dell’Unione europea, se non al suo interno, o in zone di influenza economica che interessano Bruxelles.

I focolai di tensione alle porte dell’Europa continuano a tenere banco, caratterizzati da pochi passi avanti e, viceversa, da molti indietro. Una linea di instabilità che, pur non andando in totale continuità, caratterizza l’est da nord a sud, rendendo insicuri i confini dell’Unione europea. Tra le protagoniste le confinanti Bielorussia e Turchia, ma anche le più (relativamente) lontane Armenia e Azerbaigian (con Russia e Francia impegnate per la pace)  che comunque rientrano in un’area di influenza europea e, in maniera più o meno diretta, alcuni Stati membri.

La diplomazia Ue è al lavoro, ma con tutti i limiti dovuti alla difficoltà di far sentire quella voce geopolitica europea che tarda a venire.

Il tempo di dire ‘cessate il fuoco’ ed Armenia e Azerbaigian tornano a scontrarsi

Il capo diplomatico dell’Ue Josep Borrell ha espresso, domenica 11 ottobre, la sua profonda preoccupazione per le notizie di violazioni del cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian, vicini in guerra nella contesa della regione del Nagorno-Karabakh.

Il Nagorno-Karabakh è internazionalmente riconosciuto come parte dell’Azerbaigian, ma è popolato e governato da armeni di etnia armena. La pulizia etnica è stata condotta dopo che le forze armene hanno preso il territorio nel 1993.

“Prendiamo atto con estrema preoccupazione delle segnalazioni di continue attività militari, anche contro obiettivi civili, e di vittime civili”, ha dichiarato Josep Borrell.

Il cessate il fuoco mediato dai russi, ottenuto dopo la maratona di colloqui dei ministri degli Esteri a Mosca, sabato 10 ottobre, doveva fermare i combattimenti per permettere alle forze armene in Nagorno-Karabakh e alle forze azere di scambiare morti e prigionieri.

Borrell ha spinto le parti “ad impegnarsi in negoziati sostanziali senza indugio sotto l’egida del cosiddetto ‘Gruppo di Minsk'”, un processo che Francia, Russia e Stati Uniti hanno condotto per decenni per trovare una soluzione duratura al conflitto, purtroppo senza successo.

La tregua è durata poco: l’Armenia e l’Azerbaigian si sono accusati a vicenda di aver violato il cessate il fuoco quasi immediatamente.

In un’intervista televisiva per la tv russa Rbk, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha chiarito che l’esercito nazionale aveva recuperato vasti territori che avrebbe mantenuto e ripopolato con gli sfollati durante il conflitto degli anni Novanta.

Aiiyev ha detto che, su richiesta del suo Paese, il cessate il fuoco includeva la disposizione che “colloqui sostanziali” tra l’Azerbaigian e l’Armenia sarebbero iniziati e che il format del gruppo di Minsk sarebbe stato preservato. L’Armenia ha chiesto di estendere alle autorità della repubblica del Nagorno-Karabakh, non riconosciuta a livello internazionale, ma Aliyev ha chiarito che non è possibile.

Nella questione sono coinvolti due attori che per l’Ue sono attualmente portatori di destabilizzazioni: la Russia e la Turchia. L’Azerbaigian sostiene che i negoziati dovrebbero includere un potente attore internazionale come la Turchia e allo stesso tempo ha denunciato una campagna antiazera sui media russi, in contraddizione con i tradizionali buoni rapporti tra i due Paesi. La Russia ha un patto economico e di difesa con l’Armenia.

Intanto, nella giornata di lunedì 12 ottobre, la controaerea armena ha abbattuto nei cieli del Nagorno Karabakh un jet militare Sukhoi-25 azero. Ad annunciarlo Shushan Stepanyan, portavoce del ministero della Difesa di Erevan, secondo la quale diversi Su-25 dell’Aeronautica militare azera sono operativi lungo la linea del fronte con il supporto di F-16 turchi.

Il fronte bielorusso e le sanzioni a Lukashenko

In Bielorussia, invece, continuano le manifestazioni anti-regime e la repressione da parte delle autorità. Le forze di sicurezza hanno arrestato decine di manifestanti domenica e hanno usato la forza con doversi mezzi, tra cui i cannoni ad acqua, oltre alle manganellate per disperdere le folle che chiedevano, nell’ennesima giornata di proteste, una nuova elezione presidenziale senza i trucchi che hanno caratterizzato le ultime.

L’Ue approva le sanzioni alla Bielorussia e lancia un avvertimento alla Turchia

Dopo settimane di discussioni, giovedì sera (1 ottobre) i leader europei hanno sbloccato una situazione di stallo sull’imposizione di sanzioni contro i membri del regime bielorusso e hanno lanciato un avvertimento alla Turchia sulle sue attività di trivellazione del gas …

Le riprese pubblicate dai telegiornali locali hanno mostrato agenti di polizia con passamontagna neri che trascinavano i manifestanti in furgoni dal colore scuro e non contrassegnati, durante una manifestazione che ha attirato migliaia di manifestanti nelle strade della capitale Minsk.

La Bielorussia, ex repubblica sovietica strettamente alleata della Russia, è stata scossa dalle proteste di strada e dagli scioperi da quando le autorità hanno annunciato che il leader Alexander Lukashenko aveva vinto le ultime elezioni presidenziali.

Da allora la gente è scesa in strada ogni settimana per chiedere le dimissioni di Lukashenko e  lo svolgimento di nuove elezioni.

Le forze di sicurezza hanno trattenuto più di 13.000 persone durante un giro di vite post-elettorale, alcune delle quali sono state poi liberate.

I principali oppositori politici di Lukashenko sono in prigione o sono fuggiti all’estero. La leader dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya ora risiede in Lituania.

Il giorno prima di questo ennesimo episodio di repressione violenta, si era tenuto un incontro in un carcere di Minsk tra Lukashenko e i leader dell’opposizione detenuti, un evento insolito che aveva spinto alcuni attivisti dell’opposizione a credere che si stesse preparando a fare concessioni.

Anche perché due persone che avevano partecipato all’incontro con Lukashenko – l’uomo d’affari Yuri Voskresensky e Dmitry Rabtsevich, direttore dell’ufficio di Minsk del produttore di software PandaDoc – erano stati rilasciati domenica, ha riferito la televisione di Stato bielorussa.

Stati uniti, Unione europea, Regno unito e Canada avevano imposto, in un primo momento, sanzioni contro una serie di alti funzionari civili e militari bielorussi accusati di frode e violazioni dei diritti umani a seguito delle elezioni presidenziali, risparmiando il dittatore Alexander Lukashenko per lasciare uno spazio di trattativa. Ma proprio nella giornata lunedì i ministri degli Esteri dei 27 Stati membri Ue hanno deciso di imporre sanzioni al presidente bielorusso.

La Turchia torna alle provocazioni nel mar di Grecia

Nuova situazione di stallo per i tanto attesi colloqui esplorativi tra Grecia e Turchia, poiché Ankara ha deciso di riprendere la politica ‘guastatrice’ e provocatoria degli ultimi mesi, rimandando la nave Oruç Reis sulla piattaforma continentale greca, a sud dell’isola di Kastelorizo.

La rimozione della Oruç Reis dalle acque greche, un paio di settimane fa, ha contribuito ad allentare le crescenti tensioni tra Grecia e Turchia. Per questo motivo, i leader dell’Ue hanno deciso di non imporre sanzioni contro la Turchia durante l’ultimo vertice e hanno invece spinto per un dialogo tra i due Paesi.

Con gli ultimi sviluppi però l’avvio del dialogo sembra improbabile, mentre non è ancora chiaro come verrà utilizzato il nuovo meccanismo di riduzione delle tensioni tra Grecia e Turchia sotto l’egida della Nato.

Il Consiglio Europeo Speciale del 1-2 ottobre

Il Consiglio Europeo Speciale del 1 e 2 ottobre scorsi si è occupato sia di politica interna che di politica estera. In particolare è riuscito nell’obiettivo di compattare i 27 intorno a 2 obiettivi di politica estera fortemente divisivi: la …