La Germania blocca l’acquisto di un’azienda tedesca dell’alta tecnologia militare da parte della Cina

La cancelliera Merkel in visita ufficiale in Cina nel 2015. BAFFI EPA/SOEREN

Nei giorni che seguono il meeting Nato dove si è trattata l’avanzata cinese verso ovest, la cancelliera Merkel ha impedito l’operazione, per motivi di “sicurezza” e “ordine pubblico”, che avrebbe portato la tedesca Imst in mani cinesi.

L’industria militare tedesca al centro di una contesa tra Berlino e Pechino che ha visto la domanda di acquisto per la teutonica Imst, azienda dell’alta tecnologia per la difesa, da parte della società cinese Emst, produttrice di apparecchiature per le comunicazioni militari.

Il quotidiano tedesco “Bild” riferisce che si tratterebbe di un’impresa appositamente fondata dal gruppo Addsino, all’interno della Compagnia cinese per l’industria aerospaziale (Casic), uno dei colossi pubblici della Repubblica popolare che risponderebbe direttamente al Consiglio di Stato sotto la guida del primo ministro Li Keqiang. Da qui lo stop, all’acquisizione non gradita, da parte della cancelliera Angela Merkel e il ministro dell’Economia e dell’Energia Peter Altmaier.

La Imst offre prodotti standard che vanno dai moduli radio al know-how nel campo della comunicazione satellitare e radar, fino alla tecnologia del 5G tanto caro all’espansionismo cinese in Europa. Tra i suoi clienti rientrano le forze armate della Federazione, che per il sistema di osservazione satellitare TerraSar-X hanno bisogno di un componente essenziale sviluppato proprio dall’azienda tedesca.

Per questo ed altri motivi relativi alla difesa della Germania, la domanda di Emst per l’acquisto della Imst (165 dipendenti e circa 14 milioni di euro di fatturato), con l’intenzione di rilevarne il 94,4%, è secondo il Governo federale un’acquisizione che “mette in pericolo l’ordine pubblico e la sicurezza”.

Secondo quanto scrive il “Bild” sono molto stretti i rapporti tra Imst, Centro aerospaziale tedesco e ministero della Ricerca: i contratti governativi avrebbero permesso di realizzare all’azienda, dal 2010, il 40% del suo fatturato per un totale di circa 127 milioni di euro.

Un ruolo più politico per la Nato (e più militare per l'Europa?)

Da ieri (martedì 1 dicembre) è in corso il meeting dei ministri degli Esteri dell’alleanza nord-atlantica, dove si stanno affrontando nuovi e vecchi scenari geopolitici, guardando al futuro del patto militare che negli ultimi anni non è stato risparmiato da …

“I finanziamenti del Bmbf (l’acronimo del ministero dell’Istruzione e della Ricerca, ndr) sono destinati a rafforzare la sovranità tecnologica della Germania e, se non venissero proibiti, alla fine confluirebbero in Cina”, si apprende sempre dal quotidiano tedesco, che riporta alcune informazioni ricavate da documenti strettamente confidenziali di Altmaier.

Secondo il ministero della Difesa di Berlino si tratterebbe di informazioni di importanza cruciale per il settore degli armamenti, visto che Imst dispone di un know-how critico per la sicurezza nelle comunicazioni satellitari, radar e tecnologia radio.

Dell’azienda finita negli appetiti cinesi sarebbero inoltre rilevanti, secondo il ministero dell’Interno tedesco, le conoscenze sviluppate anche per lo sviluppo di future infrastrutture critiche in Germania, a partire dalle reti telefoniche 5G e 6G.

Quella relativa all’ascesa militare della Cina, in particolare nel campo dell’alta tecnologia, è una preoccupazione che si sta facendo sempre più pressante. Proprio la settimana scorsa si è chiuso il meeting dei ministri degli Esteri della Nato dove si è trattato, nei vari punti all’ordine del giorno, il tema del cambiamento degli equilibri globali condizionati dall’ascesa del colosso asiatico, non più ‘circoscritta’ ad un espansionismo strettamente economico e lanciata sulle nuove frontiere geopolitiche (l’Artico) e, appunto, sullo sviluppo militare su larga scala che include operazioni di acquisizione industriale come quella tentata in Germania.