La Bielorussia richiama il proprio ambasciatore nell’Ue e sospende il partenariato: è rottura

Il presidente russo Vladimir Putin con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko durante il loro incontro informale a Sochi, Russia, 29 maggio 2021. EPA-EFE/SERGEI ILYIN/SPUTNIK/KREMLIN

La reazione di Minsk è la risposta alle ultime sanzioni da parte dell’Unione. La rottura con Bruxelles e con i Paesi membri sembra insanabile.

La Bielorussia di Aleksandr Lukašenko collega geograficamente la Russia e gli stati dell’Unione Europea, trovandosi esattamente a sud dei tre Paesi Baltici, a loro volta a sud della Finlandia. Osservando una cartina sembra quasi che Minsk, la sua capitale, si trovi quasi a metà strada tra Berlino e Mosca. Eppure questa vicinanza è pressoché solo geografica. Se non fosse che le capitali non si spostano sulle cartine, potremmo dire che ogni giorno di più Minsk si allontana dall’Europa.

Una nuova quasi insormontabile distanza si è creata con la decisione da parte del Paese di richiamare il proprio ambasciatore presso l’Unione europea e sospendere la propria partecipazione al partenariato orientale, un’iniziativa per rafforzare i legami tra l’Ue e i suoi vicini ex sovietici. L’iniziativa del partenariato orientale (PO), lanciata dall’UE nel 2009 e vista da alcuni paesi come un precursore dell’adesione all’UE, offre a sei repubbliche ex sovietiche – Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Armenia, Azerbaigian e Georgia – migliori legami economici e politici in cambio di riforme. La decisione di abbandonarla è la risposta alle nuove sanzioni imposte da parte dell’Unione dopo il dirottamento di un volo Ryanair, che aveva a bordo molti cittadini europei, con l’obiettivo di prelevare e arrestare un dissidente del regime di Lukashenko, Roman Protasevich, e la sua compagna, Sofia Sapega.

Dopo questo episodio, l’UE ha deciso di inasprire le sanzioni già avviate dopo gli episodi di violenza contro i manifestanti del regime e dopo i resoconti delle torture nelle carceri. Alle 88 esponenti del regime e sette compagnie che erano già state messe sulla lista nera UE, dopo il dirottamento del volo sono state aggiunte immediate sanzioni nei confronti delle compagnie aeree locali e il divieto di sorvolo dello spazio aereo bielorusso e le sanzioni complessivamente hanno incluso un totale di 166 persone e 15 tra enti e aziende bielorusse.

Una mossa che rischia di mettere Minsk in grave difficoltà. Da qui la rottura diplomatica del partenariato orientale, che nasconde soprattutto una minaccia nei confronti dell’Unione e dei Paesi UE confinanti, come la Lituania, che ospita la leader dell’opposizione bielorussa Tsikhanouskaya, o la Polonia: il ministro degli esteri ha spiegato che la Bielorussia “non può adempiere ai suoi obblighi ai sensi di questo accordo nel contesto delle sanzioni e delle restrizioni imposte dall’UE”, spiegando che questo significa che “la sospensione forzata dell’accordo avrà un effetto negativo sulla nostra cooperazione con l’Ue nella lotta all’immigrazione illegale e alla criminalità organizzata”.

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La rottura diplomatica è la scusa per ricattare l’Unione sul tema più spinoso in assoluto per gli Stati membri dell’UE: l’immigrazione. Le dichiarazioni di Minsk sostanzialmente confermano le affermazioni di Ingrida Simonyte, primo ministro della Lituania, che già da metà giugno aveva accusato la dittatura di essere responsabile della recente ondata di migranti nel Paese.

Con questa decisione “oggi la Bielorussia ha fatto un altro passo indietro”, ha scritto il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel sul suo canale Twitter ufficiale. “Ciò aumenterà ulteriormente le tensioni e avrà un chiaro impatto negativo sulla popolazione della Bielorussia privandola delle opportunità fornite dalla nostra cooperazione”. Ma è il tweet immediatamente successivo che vale la pena riportare, perché Michel si rivolge direttamente alla popolazione bielorussa: “Al popolo della Bielorussia: potete contare sull’UE. Siamo al vostro fianco con solidarietà e sostegno pratico. Ricordiamo il vostro diritto di eleggere il vostro presidente attraverso nuove elezioni libere e giuste. Al regime del presidente Lukashenko: mettete il futuro della Bielorussia al primo posto”.

Nessuna reazione ufficiale per ora è arrivata invece dalla Presidente della Commissione Von Der Leyen e dal Presidente del Parlamento Sassoli.