Kosovo, l’Ue critica la scelta di aprire l’ambasciata a Gerusalemme

Le bandiere di Israele, Kosovo e Usa durante la cerimonia virtuale per le nuove relazioni diplomatiche tra Pristina e Gerusalemme. [EPA-EFE/VALDRIN XHEMAJ]

Non si è fatto attendere il “rammarico” di Bruxelles per la decisione del paese balcanico che diverge dalle posizioni dell’Unione, nella quale Pristina è una potenziale candidata a entrare.

Gerusalemme, città santa per le tre grandi religioni monoteiste, ‘unica e indivisibile’ per Israele che l’ha adottata come capitale (non da tutti riconosciuta però, a partire dall’Onu) è nuovamente al centro delle polemiche.

Il Kosovo, ex provincia serba a maggioranza musulmana, oggi indipendente (ma anch’essa non riconosciuta da alcuni Paesi), ha avviato relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico, lunedì 1 febbraio, in collegamento web a causa della pandemia Covid-19.

Per la piccola nazione balcanica si tratta di un importante accreditamento diplomatico, visto che si aggiunge un altro Stato a riconoscere la sua guadagnata sovranità a scapito della Serbia, mentre per il Governo israeliano rappresenta il riconoscimento di Gerusalemme capitale e un rinforzo della squadra dei nuovi ‘amici’, di sponda araba e musulmana (il Kosovo ha una larghissima maggioranza islamica), in seno agli accordi degli ultimi mesi.

Questi sono stati sponsorizzati dalla vecchia amministrazione Usa di Trump, che ha fatto da apripista del nuovo corso di insediamento di sedi diplomatiche a Gerusalemme (negli anni ci sono state varie fasi con aperture-chiusure), seguito dal Guatemala e con Malawi e Honduras in procinto di aprirle.

L’irritazione dell’Unione europea

“Rammarico” per la decisione di Pristina è stato manifestato dall’Ue, per mezzo del portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) Peter Stano, che in conferenza stampa a Bruxelles, martedì 2 febbraio, ha sottolineato come la scelta sia in contraddizione con la “priorità strategica” del Kosovo di raggiungere l’integrazione Ue.

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Stano, pur precisando che “è sempre una cosa positiva se i nostri partner esterni decidono di stabilire buone relazioni tra loro”, nel caso dell’apertura di un’ambasciata nella capitale israeliana ha detto, invece, che si tratta di una decisione che “diverge dalle posizioni dell’Ue su Gerusalemme”.

Per l’Ue la questione “è chiara per quanto riguarda le rappresentanze diplomatiche: tutte le delegazioni dell’Ue e le ambasciate degli Stati membri sono ubicate a Tel Aviv, in base alle risoluzioni Onu e alle conclusioni del Consiglio europeo”.

“Lo status di Gerusalemme è quello della futura capitale di entrambi gli Stati”, attraverso i negoziati tra israeliani e palestinesi, ha detto il portavoce Seae e, ricordando che “il Kosovo ha identificato nell’integrazione europea la sua priorità strategica”, ha concluso dicendo che “ci si aspetta, pertanto, che agisca in linea con questo impegno”.

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Quello che può sorprendere dell’operazione è come le autorità del Kosovo seguano ancora le politiche mediorientali di Trump, che con probabilità saranno rivisitate sotto l’amministrazione Biden, anche se nell’ex provincia serba danno per scontato la continuità del pieno sostegno della Casa Bianca.

Alla conferenza stampa, un giornalista kosovaro ha chiesto le motivazioni del richiamo Ue al Kosovo nonostante non sia riconosciuto da cinque paesi membri (Grecia, Cipro, Romania, Slovacchia e Spagna), cosa che le impedisce di fatto diventare un candidato all’adesione (serve l’unanimità) o ricevere la liberalizzazione dei visti.

A tal riguardo, Stano ha risposto che è logico aspettarsi dal Kosovo un progresso nel suo percorso di adesione e un allineamento alle politiche e ai principi dell’Unione, aggiungendo inoltre che, dal 2008 (anno dell’indipendenza) al 2020, Bruxelles ha speso 2 miliardi di euro per aiutare il Paese a svilupparsi. I rapporti con l’Ue sono regolati da un accordo di stabilizzazione e di associazione entrato in vigore nell’aprile 2016.

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La stipula, insieme allo sforzo che deve compiere Pristina per liberarsi della vecchia leadership legata all’Uck e per normalizzare i rapporti con la Serbia, rendono il piccolo Stato un potenziale candidato Ue. Ma la scelta di andare nella proclamata capitale d’Israele, in piena continuità con le politiche di Trump, avverso all’Europa ed elemento destabilizzante dei delicati equilibri arabo-israeliani, è una di quelle decisioni su cui Bruxelles non può volare sopra.

Lo status di Gerusalemme rappresenta uno dei principali ostacoli per un accordo di pace tra israeliani e palestinesi. La zona est della città santa fu occupata dalle forze armate della Stella di David nelle Guerra dei sei giorni (1967), evento che stravolse gli assetti mediorientali, i cui strascichi permangono oggi in gran parte; le rivendicazioni arabe, però, godono di un largo sostegno internazionale.

Stano ha poi sottolineato che pure la Serbia, che aveva annunciato l’apertura di un’ambasciata a Gerusalemme (come parte dello stesso accordo, mediato da Trump, per il Kosovo), non ha fatto alcuna mossa concreta dopo l’annuncio iniziale.

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Intanto la cerimonia di lunedì, è stata salutata con entusiasmo dal ministro degli Esteri israeliano Gabi Ashkenazi, definendo “storici” i nuovi legami. Essi “riflettono un cambiamento nella regione (i Balcani occidentali, ndr) e nel rapporto del mondo arabo (e musulmano) con Israele”.

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L’omologa kosovara Meliza Haradinaj-Stublla ha detto che le due nazioni condividono un “legame storico” ed entrambe hanno “assistito a un lungo e difficile percorso per esistere come popolo e diventare Stati”.

Haradinaj-Stublla ha inoltre aggiunto che l’accordo gode del sostegno del segretario di Stato americano Antony Blinken. “Legami internazionali più profondi aiutano la pace e la stabilità nei Balcani e in Medio Oriente”, ha scritto su Twitter il portavoce del Dipartimento Ned Price.