Kosovo, la giurista Vjosa Osmani è la nuova presidente della Repubblica

La presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, subito dopo la sua elezione, domenica 4 aprile. [EPA-EFE/VALDRIN XHEMAJ]

Domenica 4 aprile Vjosa Osmani, avvocata di 38 anni e leader della piccola formazione di orientamento liberale Guxo (‘Osate’), è stata confermata dal Parlamento kosovaro alla carica di presidente della Repubblica, che già occupava ad interim dal novembre dello scorso anno dopo le dimissioni di Hashim Thaci, accusato di crimini di guerra e attualmente detenuto all’Aia. Osmani è la seconda donna a ricoprire questo ruolo dopo Atifete Jahjaga, che era stata presidente dal 2011 al 2016.

L’elezione di Osmani è arrivata all’ultimo voto utile, al termine di una sessione parlamentare caratterizzata da un confronto serrato in Parlamento, con le opposizioni del Partito democratico del Kosovo (Pdk), dell’Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) e della Srpska Lista (SL, il maggiore partito della comunità serba) che hanno deciso di non partecipare al voto.

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“Dimissioni …

I primi due scrutini, in cui era richiesta la maggioranza dei due terzi dei deputati (80 su 120) sono andati a vuoto e Osmani è stata eletta soltanto al terzo, con 71 voti favorevoli su 82 presenti: solo due in più del quorum previsto dalla costituzione del paese. Se il numero legale fosse mancato anche in questo caso, il Parlamento sarebbe stato sciolto e il Kosovo sarebbe andato di nuovo a elezioni anticipate, a soli due mesi di distanza da quelle del 14 febbraio scorso.

Nata a Mitrovica, la ‘città divisa’ tra la comunità serba a Nord e quella albanese a Sud del fiume Ibar, Osmani ha studiato legge a Pristina e all’università di Pittsburgh, negli Stati Uniti, parla cinque lingue (oltre all’albanese, serbo, inglese, turco e spagnolo) ed è docente di diritto internazionale all’ateneo della capitale kosovara.

Osmani ha iniziato a fare politica da giovanissima nella Lega democratica del Kosovo (Ldk), il partito del ‘padre della patria’ kosovaro Ibrahim Rugova. Dal 2006 al 2010 è stata capa dello staff dell’allora presidente Fatmir Sejdiu, e negli anni successivi ha fatto strada all’interno della Ldk fino a diventare, alle elezioni del 2017, la seconda candidata più votata di tutto il partito, e a quelle del 2019 la capolista. Dopo il voto di due anni fa, è diventata la prima presidente donna del Parlamento di Pristina, e a novembre 2020 presidente della Repubblica ad interim.

Nel frattempo, però, a giugno dell’anno scorso Osmani era stata estromessa dall’Ldk per le sue divergenze con i dirigenti del partito, e aveva fondato una sua formazione di stampo liberale, Guxo. Alle elezioni politiche di febbraio il partito di Osmani – che ha ottenuto oltre 300 mila preferenze personali, il numero più alto di sempre nella storia del Kosovo – si è presentata in alleanza con Vetëvendosje, il movimento nazionalista di sinistra guidato da Alan Kurti, che ha stravinto le elezioni con oltre il 50 per cento dei voti ed è diventato premier per la seconda volta dopo l’esperienza del 2019-20.

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A Pristina …

Da parte delle opposizioni e di alcune organizzazioni della società civile non sono però mancate le critiche al voto di domenica, dal momento che con l’elezione di Osmani la presidenza della Repubblica, quella del Parlamento e la guida del governo sono tutte occupate da esponenti della maggioranza parlamentare.

Osmani, in ogni caso, è molto popolare in Kosovo, e come Kurti ha beneficiato di un importante fattore generazionale, non secondario in uno dei paesi con l’età media più bassa d’Europa – oltre a una disoccupazione galoppante (più del 50%) e a un’emigrazione massiccia. Negli ultimi anni, infatti, gli scandali e le accuse nei confronti della classe dirigente ‘storica’ che ha condotto il Kosovo all’indipendenza sono cresciuti a dismisura, permettendo ai due giovani leader (Osmani ha 38 anni, Kurti 45) di presentarsi come la ‘nuova generazione’ che combatte i traffici dei “signori della guerra” che hanno reso il paese un covo di corruzione e traffici illeciti, in favore dell’avvicinamento all’Europa e più in generale ai modelli occidentali.

Non a caso, nel suo discorso successivo all’elezione, Osmani ha detto che si impegnerà a “rafforzare lo Stato e lo Stato di diritto”, ovvero a sradicare la corruzione. E ad aiutare la nuova classe dirigente – molto femminile: sono donne un terzo dei parlamentari e sei ministri su 15 del governo – a costruire un paese moderno, con opportunità di crescita e lavoro per tutti.

È però probabile che l’influenza della presidente, il cui mandato dura 5 anni e a cui la Costituzione assegna perlopiù compiti di rappresentanza e la funzione di capo delle forze armate, si farà sentire soprattutto nel campo della politica estera. Ad oggi, i paesi che hanno riconosciuto il Kosovo come stato indipendente sono solo un centinaio, con assenze illustri come quelle di Russia e Cina, ma anche di Grecia e Spagna, preoccupate dalle spinte indipendentiste interne: è di pochi giorni fa la polemica tra la federazione calcistica kosovara e quella spagnola, che aveva annunciato la partita tra le nazionali dei due paesi del 31 marzo come una sfida tra Spagna e ‘territori del Kosovo’.

La questione principale, ovviamente, resta quella dei rapporti con la Serbia, caratterizzati dal mancato riconoscimento dell’indipendenza dell’ex provincia da parte di Belgrado e da continui alti e bassi (compreso l’accordo separato siglato a settembre sotto l’egida dell’ex presidente degli Usa Donald Trump). All’esito positivo dei negoziati sono appesi i percorsi di avvicinamento all’Unione europea di ambedue i paesi.

Osmani nel suo discorso ha indicato la via del dialogo, che però dovrà andare avanti su basi giuste ed eque: “Non vi potrà essere una normalizzazione dei rapporti – ha detto infatti la presidente – fino a quando i criminali di guerra serbi non saranno assicurati alla giustizia”.