Kazakistan: una rivolta che riguarda anche l’Europa

Agenti della polizia antisommossa pattugliano una strada durante una manifestazione contro l'aumento dei prezzi dell'energia ad Almaty, Kazakistan, il 5 gennaio 2022. [EPA-EFE/STR]

Le violente proteste di piazza, con decine di morti fra i manifestanti e le forze di sicurezza, che da alcuni giorni stanno sconvolgendo il Kazakistan, riguardano l’Europa molto più da vicino di quanto crediamo.

La protesta è iniziata il 2 gennaio nella città occidentale di Zhanaozen, in un’area ricca di impianti di estrazione petrolifera, e si è rapidamente estesa alle principali città kazake.  Il detonatore delle proteste è l’aumento del prezzo della benzina, che ha infiammato malcontenti di lunga data, come le disuguaglianze di reddito e le difficoltà economiche che sono state esacerbate dalla pandemia, come evidenzia Human Rights Watch.

La situazione nel Paese

Il Kazakistan è grande come mezza Europa e ha un sottosuolo ricco di petrolio, gas naturale, uranio e metalli preziosi. È governato da trent’anni da un solo uomo, Nursultan Nazarbaev, che ha lasciato la presidenza nel 2019 all’attuale presidente Tokayev, ma ha mantenuto il controllo dello stato guidando il Consiglio nazionale della sicurezza.

Proprio Nazarbayev, considerato il “presidente ombra”, è diventato uno degli obiettivi dei manifestanti che chiedono la fine del suo potere.

Il Paese, soprattutto nell’ultimo anno, è diventato la meta preferita di molte società di criptomining, legali e non attirate dal prezzo basso dell’energia. Secondo il Financial Times, negli ultimi 12 mesi, circa 88.000 società si sono spostate dalle provincie cinesi al Kazakistan.

Il Kazakistan ha sofferto per mesi di gravi carenze alla rete elettrica a causa delle attività delle società che estraggono Bitcoin. Il governo alla fine ha dovuto ammetterlo e ha promesso un giro di vita sulle attività di criptomining non regolamentate e una tassa alle società del settore che hanno sede legale nel Paese.

Dal 5 gennaio, però, la maggiore compagnia di telecomunicazioni del Kazakistan, ha bloccato l’accesso a Internet. Il blocco disposto dalle autorità di Nur-Sultan ha comportato l’interruzione del mining, con un conseguente tonfo del prezzo di BTC sotto i 42.000 dollari.

La politica estera multivettoriale e i rapporti con l’Ue

Il Kazakistan finora era considerato la più stabile Repubblica ex sovietica dell’Asia centrale e si riteneva potesse giocare un ruolo importante nella regione. Negli anni ha adottato una strategia di politica estera multivettoriale, che si basava sul perseguimento dell’interesse nazionale attraverso un continuo bilanciamento tra le relazioni con la Russia, la Cina e l’Occidente, anche sfruttando le competizioni geopolitiche tra i diversi attori.

Questa linea ha portato nel tempo all’espansione della cooperazione con Pechino, Mosca, ma anche Stati Uniti, Ue e Nato sia sul piano economico che su quello politico.

Per quel che riguarda i rapporti con l’Ue, in particolare, Bruxelles nel corso degli ultimi anni ha ampliato la sua presenza diplomatica, stabilito meccanismi di cooperazione e aumentato i suoi aiuti allo sviluppo del Paese. Da un punto di vista economico, l’Unione europea è infatti il il principale partner commerciale del Kazakistan, destinatario di quasi il 40% dell’export kazako totale, a sua volta costituito all’80% da petrolio e gas. Inoltre, quasi la metà degli investimenti diretti esteri nel Paese proviene dall’Ue.

Se le proteste in corso dovessero arrivare al punto di interrompere la produzione o il transito di energia, potrebbero avere effetti economici a catena che vanno ben al di là di dell’attuale ruolo del Kazakistan nello scacchiere internazionale.

Giovedì  6 gennaio le truppe dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO), un’alleanza militare guidata dalla Russia sono entrate nel Paese per porre fine alla rivolta contro il regime che lo governa.  Mosca ha tutto l’interessa a mantenere la stabilità nel Paese con cui condivide il suo confine più lungo e secondo alcuni analisti potrebbe cogliere l’occasione per ampliare la sua influenza a svantaggio di Ue e Stati Uniti.

L’Unione europea, per il momento, sta cercando di prendere tempo. Bruxelles ha chiesto a tutte le parti coinvolte di “agire con responsabilità e moderazione e di astenersi da azioni che possano portare a un’ulteriore escalation della violenza”. Venerdì 7 gennaio l’alto rappresentante Ue, Josep Borrell, ha avuto un colloquio con il ministro degli Esteri kazako, Mukhtar Tileuberdi nel quale ha  “espresso la disponibilità dell’Ue a sostenere la riduzione dell’escalation e la stabilità”.