Israele, il premier Bennett rimane senza maggioranza. Il Paese rischia le ennesime elezioni anticipate

Il primo ministro Naftali Bennett era sostenuto da una maggioranza risicata di 61 deputati su 120. [EPA-EFE/ABIR SULTAN]

La crisi è stata innescata dalle dimissioni annunciate mercoledì 6 aprile dalla presidente della maggioranza – e collega di partito di Bennett – Idit Silman, che ha auspicato la nascita di un nuovo governo “nazionale, ebraico e sionista” e ha ricevuto i complimenti dell’ex primo ministro Benjamin Netanyahu. In caso di nuove elezioni, gli israeliani sarebbero chiamati al voto per la quinta volta in tre anni.

La coalizione che compone il governo di Bennett si reggeva sul sostegno di 61 deputati sui 120 della Knesset, il Parlamento israeliano. Con le sue dimissioni, quindi, Silman ha fatto venire meno la maggioranza, che metteva assieme otto partiti di destra, centro, sinistra e della minoranza araba uniti dalla volontà di creare un’alternativa a Netanyahu.

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Alfredo De Girolamo ed …

La deputata è un’esponente di punta del partito del premier, Yamina, una formazione di destra non religiosa ma con forti connotati conservatori che raccoglie molti dei suoi consensi tra i coloni della Cisgiordania.

All’origine della rottura c’è però proprio un tema di carattere religioso. Nei giorni scorsi, infatti, Silman aveva polemizzato con il ministro della Salute, Nitzan Horowitz, il quale aveva varato una direttiva che consente ai visitatori di portare all’interno degli ospedali pubblici prodotti alimentari lievitati (chametz) durante la Pasqua ebraica, periodo in cui – secondo la legge religiosa ebraica – è vietato consumare qualsiasi cibo lievitato.

Il divieto è un provvedimento irrinunciabile per i conservatori e gli ultraortodossi, mentre buona parte dei cittadini e la parte più laica della società israeliana non lo condivide. Per questo l’esecutivo, sostenuto anche da forze di sinistra, ha deciso di non introdurlo.

In una lettera con cui ha annunciato le sue dimissioni, Silman ha accusato alcuni dei partiti della maggioranza di “non voler trovare un compromesso” e ha invitato Bennett a “unire le forze per dare voce ai valori per i quali siamo stati eletti”.

Il primo a esultare per la scelta di Silman è stato l’ex premier Netanyahu, scalzato dieci mesi fa da Bennett dopo 12 anni alla guida del governo. Il leader del partito di destra del Likud ha detto di essere “molto entusiasta” e ha dato “il benvenuto a casa nel[la coalizione del] campo nazionale”, invitando “tutti coloro che sono eletti dal campo nazionale a unirsi a Idit e tornare a casa da noi. Sarete ricevuti con tutto il rispetto e a braccia aperte”.

Secondo una fonte del quotidiano Haaretz, Silman avrebbe trovato un accordo con Netanyahu  per candidarsi nelle liste del Likud alle prossime elezioni e per diventare ministra della Salute in un governo guidato dal partito dell’ex primo ministro.

Bennett ha avviato delle consultazioni con la sua maggioranza per cercare di salvare il governo, ma secondo diversi osservatori si starebbe avvicinando lo scenario delle quinte elezioni anticipate in appena tre anni.

Uno scenario che potrebbe mettere al margine il ruolo di Israele nella trattative per la pace tra Russia e Ucraina, con Bennett che si era proposto come mediatore ricevendo il consenso del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.