Iran, scontro Usa-Ue. Pompeo: “Siete dalla parte degli ayatollah!”

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo in Slovenia. EPA-EFE/IGOR KUPLJENIK

Sale la tensione sul nucleare iraniano con le pesanti parole del segretario di Stato Pompeo, dopo i nuovi attacchi di Trump che insiste per il ripristino di tutte le sanzioni, nonostante Washington non possa farlo.

Gli Stati Uniti hanno formalmente avviato, giovedì 20 agosto, il processo di attivazione di un controverso meccanismo che impone sanzioni all’Iran, mossa che è stata immediatamente respinta dagli alleati europei, nel tentativo di salvare l’accordo nucleare iraniano e di conseguenza le relazioni col Paese asiatico.

Gli Usa non hanno usato mezzi termini, con il segretario di Stato Mike Pompeo che ha accusato Gran Bretagna, Francia e Germania di “schierarsi con gli ayatollah”. La pesante reazione statunitense è la risposta all’Ue che aveva sottolineato come Washington non avesse alcun diritto legale ad attivare la controversa procedura dello ‘snapback’, in quanto Trump ha deciso di uscire dall’accordo sul nucleare. Si tratta infatti del meccanismo previsto dal trattato atomico Jcpoa (Joint comprehensive plan of action) del 2015 tra l’Iran e i cinque membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Usa, Russia, Repubblica popolare cinese, Regno Unito, Francia), più Germania e Ue, che prevede un ripristino delle sanzioni nel caso in cui si ritenga che Teheran violi l’intesa. 

Lo snapback mira a ripristinare tutte le sanzioni internazionali contro l’Iran, che sono state revocate nell’ambito dell’accordo, in cambio dell’impegno a non sviluppare armi nucleari. I Paesi europei, nello specifico Regno Unito, Francia e Germania, sostengono che gli Usa non siano nella posizione di poterlo attivare perché esso è parte integrante dell’accordo sul nucleare da cui Trump, appunto, è voluto uscire unilateralmente nel 2018. 

In una lettera di Pompeo, indirizzata rispettivamente al Presidente del Consiglio di sicurezza e al Segretario generale Onu, si accusa l’Iran di “significativa” inosservanza dei termini dell’accordo storico del 2015.

La procedura, mai utilizzata prima d’ora, è stata messa sul tavolo dopo che la settimana scorsa la posizione degli Stati Uniti è stata sconfitta al Consiglio di Sicurezza: gli Usa non sono riusciti a raccogliere il sostegno su una risoluzione volta a estendere un embargo sulle armi convenzionali all’Iran, appunto perché i membri europei dell’organismo hanno evidenziato in quella sede dell’impossibilità Usa a partecipare, in seguito del ritiro di Trump dalla stipula nel maggio 2018. Sulla stessa linea si era espressa poi anche la portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell.

E da qui si evincono almeno i tre rilevanti dati che escono dai palazzi che dominano l’East river: gli Usa sono in minoranza e, di conseguenza, il Consiglio di sicurezza è spaccato e, soprattutto, l’azione americana minaccia di affondare quello storico accordo sul nucleare che aveva firmato Obama.

Quelle che spaventano sono le conseguenze della politica (elettorale) di Trump: Gran Bretagna, Francia e Germania hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui affermano che la posizione di Washington “è incompatibile” con gli sforzi per preservare il Jcpoa. Il rischio è lo sgretolamento dell’accordo, nonostante gli sforzi degli altri membri del Consiglio di sicurezza di tenerlo strategicamente in piedi.

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