In Bielorussia e Georgia ancora abusi e violenze contro l’opposizione

Un manifestante colpito dagli idranti della polizia durante le proteste anti-governative a Tbilisi, l'8 novembre 2020.

Le forze dell’ordine delle due ex repubbliche sovietiche hanno represso duramente i manifestanti che protestano contro il governo scesi nelle vie e nelle piazze domenica 8 novembre.

Continuano le violenze contro le opposizioni in Bielorussia e in Georgia (quella caucasica, per distinguerla dallo stato Usa al centro della scena elettorale statunitense e delle cronache), dove i rispettivi governi stanno reprimendo le proteste di piazza.

Arresti (anche eccellenti) senza interruzioni in Bielorussia

A Minsk centinaia di manifestanti sono scesi in piazza anche la scorsa domenica per protestare contro il governo del presidente e dittatore Alexander Lukaschenko.

A finire nella spire della repressione perfino nomi eccellenti, come il decatleta olimpico Andrei Kravchenko e la vincitrice del concorso di Miss Bielorussia 2008 Olga Khizhinkova che, secondo il sito Tut.by news, sarebbero detenuti nelle prigioni di Stato.

Da quando è stato contestato il voto nelle elezioni presidenziali bielorusse per garantire la rielezione di Lukashenko, che guida il Paese con pugno di ferro da oltre venticinque anni, si sono alternate a intervalli regolari manifestazioni di piazza.

Pare che la recrudescenza delle violenze degli ultimi giorni sia anche dovuta alla vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali Usa, che si era già schierato con l’opposizione nei mesi scorsi e che era stato contattato dalle leader della protesta.

Domenica, dunque, cittadine e cittadini che chiedono democrazia e legalità sono stati arrestati dalle forze speciali della polizia (munite di passamontagna) e caricati su anonimi furgoni neri e portati chissà dove.

Dall’organizzazione per i diritti umani Viasna, come riporta Euractiv, fanno sapere che oltre 800 persone sono state arrestate a fine pomeriggio tra la capitale e altre città.

Anche il mondo del lavoro e dei saperi si sta mobilitando contro il dittatore bielorusso.

Sabato scorso, circa 50 operatori sanitari hanno tenuto una protesta fuori da un ospedale di Minsk e sono stati arrestati a decine, come ha riferito un notiziario locale.

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L’Unione europea ha avviato, mercoledì 4 …

Mentre nel mese di ottobre, da diverse università statali, sono stati espulsi studenti che hanno organizzato manifestazioni e sit-in nei campus.

Dall’esilio in Lituania, l’oppositrice del regime Svetlana Tikhanovskaya, ha detto che le proteste continueranno “fino alla vittoria” e che gli ultimi 90 giorni hanno dimostrato alle autorità di aver “perso legittimità e potere”.

Una protesta giovane quella bielorussa, guidata da donne sub quarantenni (la Tikhanovskaya, la principale leader, ha 38 anni) con un seguito di giovanissime e giovanissimi che instancabilmente portano avanti la protesta da tre mesi.

“Siamo cittadini che hanno una coscienza e che non possono tacere sull’illegalità nel Paese”, ha detto all’agenzia Afp la studentessa di Legge Tamara Babina, 20 anni, durante la mobilitazione di domenica.

Ma se la protesta sembra vedere i giovani dalla parte di un rinnovamento democratico e la popolazione ultrasessantenne da quella della conservazione, arriva a riequilibrare le presenze generazionali la pensionata Yelena Vasilyevich, 65 anni, che partecipando alla protesta con famiglia e amici ha detto ad Afp: “Voglio finalmente vivere in un Paese libero e democratico”. Come dire, non è mai troppo tardi per avere un po’ di democrazia.

Intanto la Bielorussia si sta isolando sempre di più. Nella scorsa settimana ha chiuso le frontiere terrestri con Lituania, Lettonia, Ucraina e Polonia, vietando agli stranieri di entrare nel Paese attraverso i valichi di frontiera.

Botte e proteste a Tbilisi

Anche il fronte caucasico della linea di instabilità ad est dell’Unione europea, sconvolto dalla Guerra del Nagorno-Karabakh, sta vivendo situazioni di repressione politica. Il caso è quello della Georgia (che con la Bielorussia condivide il passato di repubblica sovietica) in preda ad una forte crisi istituzionale.

Le proteste sono scattate quando il partito al governo Sogno georgiano (Georgian dream), guidato dal miliardario ex-primo ministro Boris “Bidzina” Ivanishvili, ha vinto le elezioni politiche del 31 ottobre con un margine di soli due punti percentuali, ricevendo accuse di irregolarità, confermati anche da associazioni e osservatori.

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E così, domenica, 45.000 manifestanti (molti dei quali indossavano maschere contro il coronavirus), si sono riuniti fuori dal Parlamento.

La polizia però ha disperso la piazza sparando getti di acqua dai cannoni dei blindati e gas lacrimogeni su migliaia di persone, giornalisti compresi, malmenando chi protestava pacificamente. Una violenza indiscriminata che ha scatenato la reazione del difensore civico per i diritti della Georgia, Nino Lomjaria, arrivato a chiedere alle autorità di polizia di “smettere di usare una forza sproporzionata contro i manifestanti”.

Più tardi, in serata, le proteste hanno marciato per diversi chilometri attraverso la città verso la sede della commissione elettorale centrale.

L’opposizione, per mezzo di Salome Samadashvili, già ambasciatrice georgiana presso l’Ue ed esponente del partito Unm di Saakashvili, ha chiesto “la sostituzione dell’amministrazione elettorale totalmente screditata e lo svolgimento di un nuovo voto”.

Gli osservatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) avevano dichiarato nelle scorse settimane che il voto è stato “tutt’altro che perfetto”, ma che “le libertà fondamentali sono state rispettate”.

Gli osservatori elettorali locali hanno segnalato numerosi casi di alterazione delle schede, di votazioni multiple e di falsificazione dei risultati.

“Il governo georgiano non ha rispettato gli standard democratici durante le elezioni”, hanno affermato 27 gruppi per i diritti umani in una dichiarazione congiunta, mentre gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno chiesto un “processo legale credibile e inclusivo per porre rimedio a violazioni elettorali comprovate”.

Ma dall’esecutivo nessuna mano tesa. “Non permetteremo ad alcuni politici assetati di potere che perseguono i loro stretti interessi politici, di distruggere il paese”, ha annunciato il primo ministro Giorgi Gakharia (chiuso in casa, colpito dal Covid-19).

Mentre al partito di Governo va il ruolo del mastino: “I criminali saranno presto in prigione”, ha detto minaccioso il leader Irakli Kobakhidze rivolgendosi agli oppositori.

Si prospettano dunque periodi agitati per la Georgia, da anni in cerca di una stabilità democratica che non riesce ad emergere.

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