Impegno della Georgia per la pace tra Armenia e Azerbaigian. Ue e Stati Uniti applaudono

Il primo ministro della Georgia Irakli Garibashvili. [EPA-EFE/YVES HERMAN / POOL]

Guerra del Nagorno-Karabakh: Tbilisi ha offerto la propria mediazione per il rilascio di 15 prigionieri armeni, mentre Erevan ha fornito notizie sulle vaste aree minate nella regione. Soddisfazione espressa anche da Mosca.

Nello scorso fine settimana si è verificato un importante passaggio per la stabilità del Caucaso. Sabato 12 giugno, dopo la mediazione della Georgia, supportata dall’Occidente (Ue, Usa ed Osce in particolare), l’Azerbaigian ha rilasciato 15 prigionieri di guerra armeni catturati nel 2020 durante la guerra del Nagorno-Karabakh, la regione contesa tra Baku e Erevan.

Nel conflitto hanno avuto la meglio le forze azere, sostenute dalla Turchia, a sfavore dell’Armenia, sostenuta dalla Russia e anche dalla Francia. Mosca e Ankara si stanno di fatto spartendo l’influenza nella zona meridionale della regione caucasica e la Georgia, ambiziosa attrice dell’area che sta cercando di accreditarsi con l’Occidente, vuole giocare un ruolo stabilizzatore.

Così, il primo ministro georgiano Irakli Garibashvili ha mediato un accordo tra le due parti. Da quanto riferisce il ministero degli Esteri di Baku esse avrebbero pattuito uno scambio: l’Azerbaigian ha riconsegnato i prigionieri all’Armenia che, in cambio, ha consegnato delle mappe sulle 97mila mine anticarro e antiuomo piantate nel distretto di Aghdam, dove si trova l’omonima città ‘fantasma’.

La regione montuosa del Nagorno-Karabakh è uno dei luoghi più minati dell’ex Unione Sovietica e, dal cessate il fuoco stabilito nel novembre 2020, sette truppe azere e 18 civili sono morti e altri 110 sono stati feriti dalle mine, ha comunicato il governo azero.

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Tra l’altro, le tensioni si sono acuite  di nuovo dal maggio scorso, quando l’Armenia ha accusato i militari dell’Azerbaigian di attraversare il suo confine meridionale per “assediare” un lago condiviso dai due paesi. Da qui la preoccupazione della Georgia per la recrudescenza delle violenze.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato che gli Stati Uniti sono “grati” al governo della Georgia per il suo “ruolo vitale nel facilitare il rilascio”, e Garibashvili ha detto di essere “orgoglioso” del ruolo svolto dal suo paese in stretto coordinamento con l’assistente segretario Philip T. Reeker.

“I nostri fratelli sono tornati alle loro famiglie grazie agli sforzi del primo ministro della Georgia Irakli Garibashvili, dei nostri fratelli georgiani e dei nostri partner degli Stati Uniti e dell’Ue”, ha detto ai giornalisti il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, con un particolare ringraziamento anche al presidente del Consiglio europeo Charles Michel e alla presidenza svedese dell’Osce per il loro ruolo nei negoziati. Michel ha considerato l’operazione “un primo passo verso il rinnovo della fiducia, uno sforzo che l’Ue è pronta a sostenere pienamente”

Anche l’alto rappresentante Ue Josep Borrell ha accolto con favore “le azioni intraprese da Armenia e Azerbaigian e facilitate dalla Georgia”, esprimendo la speranza che tali gesti “aprano la strada per un’ulteriore cooperazione tra le parti e il rilascio definitivo di tutti i detenuti armeni, così come la consegna di tutte le mappe disponibili delle aree minate per evitare ulteriori vittime civili”.

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Il primo ministro armeno ha poi confermato di aver “fornito all’Azerbaigian un certo numero di mappe di campi minati attraverso il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov”. Anche la Russia, che ha schierato truppe di pace in Karabakh ed ha avuto un importante ruolo nel cessate il fuoco, ha accolto con favore la mossa, parlando tramite la portavoce degli Esteri Maria Zakharova, che ha definito l’evento “una notizia meravigliosa e attesa da tempo”.

Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, inoltre, ha detto il mese scorso che l’Azerbaigian era pronto per colloqui di pace con l’Armenia, mentre Pashinyan ha annunciato che le due nazioni ex-sovietiche stavano tenendo discussioni sulla delimitazione e la demarcazione dei loro confini comuni.

L’intervento georgiano, dunque, dovrebbe favorire una maggiore stabilità del Caucaso meridionale, oltre che garantire a Tbilisi, che sogna di entrare sia nell’Ue che nella Nato, un maggior credito da parte di Bruxelles e Washington.