Il programma alimentare dell’ONU avverte: la pandemia rischia di causare “carestie bibliche”

Potremmo trovarci di fronte a carestie multiple di proporzioni bibliche nel giro di pochi mesi", ha avvertito David Beasley. [EPA-EFE/YAHYA ARHAB]

La pandemia COVID-19 potrebbe portare a “carestie bibliche” e raddoppiare il numero di persone che sono in condizione di fame acuta, ha avvertito martedì 21 aprile il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, che ha pubblicato un nuovo rapporto sulle crisi alimentari nel mondo.

Rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite durante una video conferenza martedì 21 aprile, il capo del Programma Alimentare Mondiale David Beasley ha detto che il mondo deve “agire con saggezza e agire in fretta”.

Il rapporto annuale globale sulle crisi alimentari, che si basa sui dati del 2019, stima che 265 milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito si troveranno alle prese con una grave insicurezza alimentare entro la fine del 2020, a meno che non si intervenga rapidamente.

Nel 2019 il Sud Sudan aveva il 61% della popolazione in una situazione di emergenza alimentare (o peggio). Anche altri sei Paesi avevano almeno il 35% della popolazione nelle stesse condizioni: Sudan, Yemen, Repubblica Centrafricana, Zimbabwe, Afghanistan, Repubblica Araba Siriana e Haiti.

La carenza di cibo è destinata a intensificarsi a causa delle misure di blocco e delle restrizioni ai flussi commerciali imposte per controllare la pandemia di coronavirus.

La maggior parte dei Paesi africani ha imposto blocchi e coprifuoco paragonabili a quelli europei; da qui il timore che i raccolti non vengano raccolti completamente e la prospettiva sempre più seria di una penuria alimentare. Nel frattempo, una pandemia di locuste ha anche decimato la produzione di raccolti in gran parte dell’Africa orientale.

“L’epidemia COVID-19 è potenzialmente catastrofica per milioni di persone che sono già appese a un filo”, ha affermato un economista del Programma Alimentare Mondiale, Arif Husain.

“E rischia di essere una catastrofe per altri milioni di persone che possono mangiare solo se hanno un salario”. I lockdown e la recessione economica globale hanno già avuto effetti pesanti. Basta solo un altro colpo – come COVID-19 – per spingerli oltre il limite. Dobbiamo agire collettivamente ora per mitigare l’impatto di questa catastrofe globale”, ha detto Husain.

Il contributo europeo

Il Programma Alimentare Mondiale sta affrontando un drammatico aumento della richiesta dei suoi servizi, come altre agenzie delle Nazioni Unite, nel momento in cui si trova ad affrontare la pressione finanziaria a seguito dei tagli ai finanziamenti da parte degli Stati Uniti e di altri governi. All’inizio di questo mese, il Programma Alimentare Mondiale ha annunciato che dimezzerà il suo programma di aiuti nello Yemen, dove la situazione è molto grave, a causa della carenza di fondi.

Una task force della catena di approvvigionamento delle Nazioni Unite, recentemente istituita per la pandemia, coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Programma Alimentare Mondiale per facilitare un sostegno globale ai Paesi più bisognosi, dipende dai finanziamenti dei donatori. Tra essi l’UE fornisce 350 milioni di dollari in fondi aggiuntivi.

La scorsa settimana, il capo degli Affari Esteri dell’UE, Josep Borrell, ha twittato che l’UE è stata “sostenitrice costante” del Programma Alimentare Mondiale e il suo “principale contribuente”.