Il Parlamento europeo non riconosce Lukashenko come presidente della Bielorussia

Donne che sostengono l'opposizione bielorussa manifestano al di fuori della sessione plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles, Belgio, 15 settembre 2020. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Il Parlamento europeo non riconosce Alexander Lukashenko come presidente della Bielorussia. Le sanzioni europee contro il regime sono però bloccate dal veto di Cipro, che chiede il medesimo trattamento anche per la Turchia. Intanto la Polonia propone di sostenere la Bielorussia con un fondo di sviluppo da un miliardo di euro.

In una travolgente dimostrazione di sostegno ai manifestanti filodemocratici in Bielorussia, il Parlamento europeo ha votato, con 574 favorevoli, a fronte di 37 contrari e 82 astensioni, per respingere i risultati delle elezioni presidenziali svoltesi lo scorso 9 agosto in Bielorussia.

“L’Ue ha bisogno di un nuovo approccio nei confronti della Bielorussia, che includa la cessazione di qualsiasi cooperazione con il regime di Lukashenko”, ha detto Petras Austrevicius, un europarlamentare lituano centrista che dirige gli sforzi del Parlamento per fare pressione sugli alti funzionari bielorussi.

Anche se il voto del Parlamento europeo non è giuridicamente vincolante, ha un peso politico e può influenzare il modo in cui l’Ue investe in Bielorussia o concede sostegno finanziario.

“Una volta che il mandato del leader autoritario in carica Alexander Lukashenko scadrà il 5 novembre, il Parlamento non lo riconoscerà più come presidente del Paese”, ha affermato il Parlamento in una dichiarazione.

La dichiarazione del Parlamento è accompagnata anche dalla linea dura, proposta dalla Commissione europea tramite le parole del suo Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell.

Anche nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente Ursula von der Leyen ha attaccato duramente il regime di Alexander Lukashenko e ribadito il sostegno dell’Ue per le opposizioni e i manifestanti che da più di un mese stanno riempiendo le piazze della Bielorussia, nonostante le feroci repressioni della polizia.

Ancora una volta, a bloccare le decisioni dell’Unione è però il Consiglio europeo.

L’Ue ha promesso tre settimane fa di imporre sanzioni alla Bielorussia per i presunti brogli elettorali e le violazioni dei diritti umani, ma ogni decisione è stata impedita dal veto di Cipro.

Cipro non accetterà le sanzioni bielorusse a meno che l’Ue non imponga sanzioni anche nei confronti della Turchia, alla luce dell’escalation di tensione nel Mediterraneo orientale.

La visita a Cipro del presidente del Consiglio Charles Michel non ha apparentemente contribuito a disinnescare lo stallo e certamente non può non venire in mente anche lo stretto legame che unisce storicamente Cipro alla Russia, che ha invece dimostrato di essere il principale alleato politico di Lukashenko.

Gli inviati dell’Ue hanno cercato in una riunione di mercoledì di rompere l’impasse, ma le discussioni sono fallite. La Presidente Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, ha lamentato che la diplomazia dell’Ue è troppo spesso paralizzata da un sistema ancora fondato sui diritti di veto.

“L’Ue è a rischio di irrilevanza, è una minaccia alla nostra credibilità”, ha dichiarato un funzionario dell’Ue all’agenzia Reuters. “Dobbiamo passare al voto a maggioranza qualificata su questioni specifiche, diritti umani, sanzioni”.

L’impasse sulle sanzioni bielorusse, che vogliono dimostrare l’impegno dell’Europa per la democrazia e i diritti umani, arriva una settimana prima di un vertice dei leader dell’Ue che ora rischia di impantanarsi per decidere se adottare una linea dura con la Turchia.

A complicare la situazione si aggiunge poi invece la proposta avanzata dalla Polonia lo scorso giovedì 17 settembre. Il governo di Varsavia ha infatti proposto di destinare un fondo di stabilizzazione di almeno un miliardo di euro alla Bielorussia. La richiesta arriva pochi giorni dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha appoggiato ufficialmente il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, a cui ha promesso un prestito di 1,5 miliardi di dollari.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha definito l’iniziativa del proprio governo un “nuovo piano Marshall”. “Il fondo dovrebbe essere davvero significativo… quindi almeno un miliardo di euro in questa fase”, ha detto in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo lituano a Vilnius.

Il piano prevede che i fondi siano destinati alle piccole e medie imprese bielorusse, facilitando, nel contempo, l’accesso ai mercati dell’UE per gli esportatori bielorussi e aprendo l’economia bielorussa.

Morawiecki ha dichiarato che presenterà formalmente il piano al Consiglio europeo del 24-25 settembre, aggiungendo che diversi membri dell’UE dell’Est lo hanno già approvato.