Il mondo in subbuglio (e non ce ne accorgiamo)

Autorità di polizia in un confronto con i manifestanti filodemocratici durante una protesta antigovernativa nei pressi della Casa del Governo a Bangkok, il 21 ottobre 2020. EPA-EFE/NARONG SANGNAK

Sono molti i fatti che si sono concentrati negli ultimi giorni, alcuni gravi, altri positivi, passati in secondo piano a causa della concentrazione di notizie riguardanti il Covid-19.

La seconda ondata pandemica sta polarizzando nuovamente l’attenzione sul virus e su tutte le conseguenze che porta con se. Certo, la prossimità della notizia è una delle regole che il giornalismo deve seguire, compresa la richiesta di informazioni circa un evento che continua a condizionare e segnare le vite di molti. Quindi è più che comprensibile.

I fatti nel mondo però vanno avanti e in molti casi non siamo a conoscenza di episodi, gravi o non necessariamente funesti, che possono avere contraccolpi diretti o meno verso l’Italia o l’Europa o che semplicemente possono creare quella filiera di conoscenza ‘fuori confine’ che è sempre positivo avere.

Abbiamo raccolto quindi alcuni degli accadimenti che si sono concentrati negli ultimi giorni.

Africa insanguinata

Proseguono le proteste in Nigeria dopo che il 20 ottobre scorso la polizia ha sparato contro circa mille manifestanti scesi per le strade di Lagos per chiedere riforme politiche. La polizia è intervenuta duramente dopo la violazione del coprifuoco imposto per interrompere le proteste nel Paese. Amnesty international parla di diversi morti mentre il Governatore della megalopoli atlantica Babajide Sanwo-Olu minimizza parlando di ‘soli’ 25 feriti. Intanto sono giunte le adesioni via web alle proteste da parte delle celebrità internazionali come Ryhanna, Beyoncé e Nicky Minaj, mentre in Italia il calciatore nigeriano del Napoli Osimhen ha twittato la bandiera insanguinata di un manifestante, dopo aver esposto in campo una maglietta con scritto (in inglese) “Basta brutalità della polizia in Nigeria”.

Anche la Repubblica Democratica del Congo è alle prese negli ultimi giorni con una grave situazione di insicurezza dopo l’assalto delle Forze democratiche alleate (Adf) alla prigione di Beni, dalla quale sono fuggiti oltre 1.300 detenuti. Nella città della provincia orientale Nord Kivu, già martoriata dalle violenze, le autorità non hanno ancora spiegato nel dettaglio come si è sviluppata l’operazione, ma alcuni analisti parlano di un colpo fatto per liberare prigionieri aderenti al gruppo terroristico islamista ugandese che opera nell’estremo est della nazione congolese, foraggiato dall’Isis. Adesso gli abitanti, che già subiscono le violenze dell’Adf da anni (senza considerare guerre civili e situazioni di scontro dei decenni scorsi), vivono una ulteriore situazione di terrore.

In Guinea un avvenimento di partenza non funesto, le elezioni presidenziali tra Alpha Condé e  Cellou Dalein Diallo, si è tramutato in violenza. Da giorni vanno avanti le violenze tra i sostenitori dell’opposizione e la polizia, nelle quali sono morte 9 persone tra le quali un poliziotto pare linciato dalla folla. Tra gli elementi di tensione il fatto che il presidente Alpha Condé si è candidato per un discusso terzo mandato.

L’Asia alle prese con terrorismo, calamità e proteste

Partiamo con la notizia, positiva, che interessa la Thailandia sprofondata nelle proteste democratiche contro la monarchia. Il coprifuoco imposto che vietava tutti gli assembramenti (politici) con più di quattro persone è stato revocato, con decorrenza da giovedì 22 ottobre, in quanto il provvedimento non ha sortito gli effetti voluti, ovvero bloccare la manifestazioni popolari che hanno interessato il Paese. La decisione è stata assunta dal primo ministro Prayut Chan-O-Cha.

Diritti umani, l’opposizione in Bielorussia vince il premio Sakharov del Parlamento Ue

Il premio Sakharov, che viene assegnato dal Parlamento europeo ogni anno a chi si distingue per la lotta in difesa dei diritti umani e della democrazia, è stato vinto quest’anno dall’opposizione bielorussa. La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo …

In Vietnam le piogge torrenziali che hanno causato allagamenti e smottamenti, con oltre 5 milioni di persone sott’acqua, hanno provocato 132 morti. Dai media statali della nazione socialista indocinese parlano di oltre 250mila abitazioni sommerse. Dalla Croce Rossa parlano di una delle peggiori calamità degli ultimi decenni, mentre il Paese deve fare i conti con la pandemia, oltre a temperature più rigide rispetto al periodo, dovute alla crisi climatica che colpisce il pianeta. Inoltre sabato è previsto l’arrivo della tempesta tropicale Saudel, in una situazione già molto provata.

In Afghanistan proseguono le violenze. Il giorno dopo la morte di 40 soldati afghani in un attacco talebano contro la base militare, a farne le spese sono stati degli innocenti. In un raid aereo nel villaggio Hazara Qisshlaq, nella provincia di Takhar, sono morti 12 bambini e circa una quindicina sono rimasti feriti dopo che è stata colpita la moschea dove stavano studiando.

Nel Sud America sconvolto dal virus la Bolivia è tornata alla democrazia

Mentre nell’America meridionale aumentano a dismisura contagiati e morti da Covid-19, con il Brasile di Bolsonaro a fare da capofila con 5,3 milioni di casi e oltre 155mila decessi, in Bolivia una boccata d’aria democratica è tornata nel Paese, dopo la deposizione del presidente Evo Morales per mezzo di un golpe quasi un anno fa. Luis Arce, candidato del Movimento per il socialismo (Mas), lo stesso del presidente deposto, ha ottenuto oltre il 54% dei voti con l’86,15% dei seggi totali, avendo la meglio sul competitore diretto Carlos Mesa del partito di centro Comunidad Ciudadana. Nei giorni scorsi si erano verificati alcuni sit-in di protesta che mettevano in discussione la vittoria dei socialisti, ma l’Organizzazione degli stati americani (Osa), il soggetto interamericano che osserva il corretto andamento delle elezioni, ha confermato il regolare svolgimento delle consultazioni.

Inquinamento: morti quasi 500mila neonati nel mondo

La notizia è stata diffusa nella giornata di mercoledì 21 ottobre: solo nel 2019 l’inquinamento atmosferico ha ucciso oltre 476mila neonati. A dirlo sono le stime di un nuovo studio globale della statunitense Health Effects Institute e il progetto Global burden of disease dell’Institute for Health metrics and evaluation. Secondo la ricerca i decessi sono più diffusi in India e nell’Africa sub-sahariana. Lo State of Global Air 2020 parla inoltre di centinaia di migliaia di bambini morti nel primo mese di vita a causa dell’inquinamento atmosferico.

Il lavoro degli esperti si è basato su un progressivo numero di prove che collegano l’esposizione delle madri all’inquinamento atmosferico durante la gravidanza, con il conseguente aumento del rischio che i bambini nascano troppo piccoli o troppo precocemente, con gravi complicazioni dovute alle compromesse condizioni ambientali.

Sempre nel rapporto che fa riferimento al 2019 si rileva che l’inquinamento atmosferico ha portato ad oltre 6,7 milioni di morti in tutto il mondo. Esso compete con altre gravi patologie come l’ipertensione e nocive abitudini, come l’uso di tabacco e i problemi legati a una scorretta alimentazione, posizionandosi al quarto posto tra le cause di morte.

Sanzioni per la violazione dei diritti umani: l'Ue vuole ispirarsi al "Magnitsky Act"

La Commissione europea propone un nuovo regime di provvedimenti, sulla falsa riga della legge del Congresso Usa, che prende il nome dall’avvocato russo arrestato e morto nelle prigioni della Russia.

Lunedì 19 ottobre, la Commissione Europea ha proposto un disegno di …