Il G7 lancia un piano di infrastrutture in risposta all’influenza cinese

I leader del G7 durante la foto di rito. [EPA-EFE/NEIL HALL/INTERNATIONAL POOL]

I leader del G7, riuniti in Cornovaglia, hanno approvato un piano globale sulle infrastrutture per i Paesi a basso reddito in risposta alla Via della Seta lanciata dalla Cina.

L’iniziativa, proposta su iniziativa americana, si chiamerà ‘Build Back Better World (B3W) ed è un modo per rispondere alla “competizione strategica con la Cina e impegnarsi con azioni concrete per affrontare l’estrema necessità d’infrastrutture nei Paesi a basso e medio reddito”, ha sottolineato la Casa Bianca.

Attraverso B3W, i Paesi del G7 intendono “mobilitare capitali del settore privato in quattro aree d’interesse – clima, salute, tecnologia digitale e uguaglianza di genere – con investimenti provenienti dalle rispettive istituzioni finanziarie per lo sviluppo”, si legge in una nota della presidenza americana.

Il progetto riguarda tutto il mondo, “dall’America Latina ai Caraibi all’Africa fino all’Indo-Pacifico”, in nome di una “visione unificata per uno sviluppo globale delle infrastrutture”. L’auspicio di Washington è che il progetto catalizzi “collettivamente centinaia di miliardi di dollari d’investimenti infrastrutturali nei prossimi anni”.

“Non è intenzione degli Stati Uniti costringere altri Paesi a scegliere tra le due maggiori economie del mondo ma piuttosto mostrare agli altri che le democrazie sono un modello migliore delle autocrazie”, ha sottolineato un funzionario della Casa Bianca.

Washington chiede anche che il comunicato finale sia molto duro nei confronti di Pechino, ma l’Ue non ci sta e pretende che l’approccio sia “bilanciato”. Per la Casa Bianca è essenziale richiamare “l’uso del lavoro forzato nello Xinjiang e prendere misure concrete per assicurare che le catene di approvvigionamento globali siano libere dall’uso del lavoro forzato”. Il messaggio, sottilineano fonti di Washington, è che il G7 è serio nel difendere i diritti umani.