Il Comune di Lisbona ha consegnato alla Russia i dati personali di alcuni manifestanti anti-Putin

Il sindaco di Lisbona, Fernando Medina, durante il congresso del Partito socialista europeo nella capitale portoghese, a dicembre 2018. [EPA-EFE/MARIO CRUZ]

L’ufficio del sindaco di Lisbona giovedì 10 giugno  ha ammesso di aver consegnato i dati personali di tre organizzatori di una manifestazione contro Vladimir Putin all’ambasciata russa nella capitale portoghese. Una mossa che ha destato parecchia irritazione a Bruxelles e che ha spinto i partiti d’opposizione portoghesi a chiedere le dimissioni del sindaco della città, il socialista Fernando Medina.

Il Comune di Lisbona aveva ottenuto i dati degli attivisti – due dei quali con la doppia cittadinanza portoghese e russa – in seguito alla loro richiesta di organizzare una protesta davanti all’ambasciata russa lo scorso gennaio, per manifestare contro il governo di Mosca e a sostegno del dissidente Alexei Navalny. La legge portoghese richiede infatti a chi organizza una manifestazione di fornire nomi, indirizzi e numeri di telefono al consiglio comunale, che li inoltra alla polizia (così da poterli contattare se si verificano dei problemi) e alle “autorità competenti”.

Il comune avrebbe però girato i dati dagli attivisti anche all’ambasciata russa e al ministero degli Esteri di Mosca, secondo quanto denunciato dal settimanale portoghese Expresso, che ha pubblicato la notizia mercoledì 9 giugno.

“Un errore che non sarebbe dovuto accadere”

Parlando con Politico, una dei tre attivisti, Ksenia Ashrafullina, che vive da otto anni in Portogallo, ha spiegato che gli uffici del comune di Lisbona “mi hanno accidentalmente inoltrato l’e-mail che avevano inviato alle autorità russe, che includeva un file Pdf con i nostri dati”, e che in seguito alle sue proteste sempre il comune le ha mandato una copia della richiesta alle autorità russe di cancellare i dati personali degli attivisti. “Quando hai a che fare con la Russia, hai a che fare con uno stato terrorista che intimidisce la popolazione individuando le persone e prendendole di mira”, ha detto Ashrafullina, che ora ha paura di ritorsioni da parte russa.

Nella sua dichiarazione di giovedì, il Comune ha ammesso di aver trasferito i dettagli personali degli attivisti ai russi, affermando di aver agito nel rispetto delle regole – che però “non si sono rivelate adeguate in questo contesto” – e di rigettare “con veemenza ogni insinuazione o accusa di complicità con il regime russo”. Ha aggiunto inoltre che un’indagine interna sulla vicenda è già stata avviata. Infine, le autorità di Lisbona hanno assicurato che la pratica di condivisione dei dati è stata interrotta, e che non è stata messa in atto durante le recenti proteste contro i governi di Angola, Cuba e Israele.

Sempre giovedì, Medina si è scusato con gli attivisti per l’“errore burocratico” che ha portato a condividere i dati, aggiungendo che il Portogallo e l’Ue condividono le istanze dei manifestanti anti-Putin. “Mi scuso con gli organizzatori della protesta”, ha detto il sindaco, “e voglio assumermi [la responsabilità di] questo deplorevole errore che non sarebbe dovuto accadere”.

Le reazioni a Bruxelles

Lo scandalo è esploso a pochi mesi dalle elezioni di ottobre, in cui Medina, che molti nel paese considerano un potenziale successore del primo ministro Antonio Costa (di cui Medina era stato il vice quando il premier era sindaco della capitale) corre per la rielezione. A stretto giro le sue dimissioni sono state chieste dalle opposizioni di Iniziativa Liberale (IL) e del Partito social democratico il cui candidato Carlos Moedas – ex commissario europeo alla Ricerca – ha detto a Politico che la vicenda è “particolarmente grave” perché l’amministrazione comunale ha condiviso con una potenza straniera i dati di cittadini di nazionalità portoghese.

La vicenda, nel frattempo, era arrivata anche a Bruxelles, dove sei eurodeputati portoghesi hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e all’alto rappresentante per la Politica estera, Josep Borrell, chiedendo se il comune di Lisbona ha agito “in linea con i valori europei e le pratiche diplomatiche nei confronti della Russia”, e se la consegna dei dati personali non metta a rischio “la sicurezza di questi cittadini e delle rispettive famiglie”. Il portavoce di Borrell ha risposto che si tratta di una questione di protezione dei dati e non di affari esteri. E proprio partendo da quest’ultimo fronte l’eurodeputato olandese Jeroen Lenaers, coordinatore del Ppe nella commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari interni del Parlamento, ha chiesto un dibattito urgente sulla vicenda, ritenuta una “chiara violazione della legge europea sulla protezione dei dati”.