Il capo del Pentagono in Europa: riaffermato l’impegno Usa nella Nato e aumento dei militari in Germania

Il segretario alla Difesa Usa Austin [EPA-EFE/Sean Gallup/POOL]

Visita tedesca, poi a Bruxelles, per il segretario alla Difesa di Washington che ha espresso la ‘linea Biden’, invertendo la rotta trumpista ostile a Berlino. Condivise con Stoltenberg le preoccupazioni sulla contesa russo-ucraina.

La prima visita di un esponente dell’amministrazione Biden in Germania è stata caratterizzata da un forte segnale di cambiamento circa le riottose scelte che hanno caratterizzato la presidenza Trump.

Il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin, nell’incontro a Berlino con l’omologa tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer, ha annunciato l’arrivo di nuovi soldati nella Repubblica federale. “Dispiegheremo 500 militari in più in Germania”, ha affermato il capo del Pentagono sul finire dell’incontro tenutosi martedì 13 aprile.

L’annuncio rappresenta una chiara inversione di rotta degli Usa rispetto alla politica della precedente amministrazione, più concentrata a peggiorare i rapporti che a pensare alle politiche della Difesa. L’annuncio dell’allora Casa Bianca trumpista fu, sebbene prevedendo un trasferimento in altri paesi europei Nato, quella di togliere truppe alla Germania.

Lo scorso giugno Trump aveva annunciato l’intenzione di ritirare circa 12.000 delle 36.000 truppe dalla Germania, accusando Berlino di non rispettare i suoi obblighi di spesa verso la Nato e di approfittarsi degli Stati Uniti.

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Per quanto i 500 militari siano un gesto quasi simbolico, rappresentano bene il segnale di miglioramento delle relazioni, con la Kramp-Karrenbauer che ha definito la collaborazione Washington-Berlino “intensa e in crescita” e ricordando che i “soldati americani e tedeschi sono impegnati fianco a fianco in una serie di operazioni” nel mondo.

Austin ha affermato che la base interessata dall’ampliamento di organico sarà la ‘Lucius D. Clay Kaserne’ di Wiesbaden, area militare interforze che fu protagonista in passato del celebre ponte aereo del 1948 dopo il Blocco di Berlino Ovest da parte sovietica.

E proprio la questione russa è emersa in alcune domande in conferenza stampa, che però il capo della Difesa Usa ha evitato. Certo, è difficile pensare che nell’operazione non ci sia un messaggio a Mosca, proprio nel pieno delle rinnovate tensioni sull’Ucraina. Sebbene Austin non abbia detto niente di esplicito a riguardo, ha affermato che le unità aggiuntive “rafforzeranno la deterrenza e la difesa, aumentando le attuali capacità di prevenire i conflitti e, se necessario, di combattere e vincere”. Insomma, chi vuole capire capisca.

Secondo una dichiarazione dell’Us Army Europe and Africa (Usareur-Af), le truppe americane aggiuntive costituiranno due nuove unità militari. Esse interesseranno rispettivamente: artiglieria da campo, difesa aerea e missilistica composita, intelligence, cyberspazio, guerra elettronica, aviazione e un elemento di supporto brigata; creazione di un comando per migliorare il modo in cui i diversi paesi cooperano durante le operazioni congiunte. Inoltre, gli Stati Uniti manterranno tre siti precedentemente individuati per essere restituiti al governo tedesco.

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Sempre martedì, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha invitato la Russia a ritirare le truppe. L’Alleanza sostiene che Mosca stia ammassando militari ai confini dell’Ucraina e l’invito sarebbe arrivata prima della riunione di emergenza dei ministri degli Esteri e della Difesa alleati.

Nella giornata di mercoledì 14 aprile, Austin si è poi recato a Bruxelles, fronte Nato, per rinsaldare l’alleanza della quale gli Usa sono storici protagonisti. Il segretario alla Difesa, la cui visita si è tenuta insieme a quella del segretario di Stato Anthony Blinken (già intervenuto al ‘Patto’ tre settimane fa), ha espresso il desiderio di “riaffermare il nostro fermo impegno per la difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico”, condividendo le stesse preoccupazioni di Stoltenberg “per il recente concentramento di forze russe al confine con l’Ucraina”.

In questi giorni si sta tenendo in casa Nato la conferenza Esteri e Difesa che si occuperà del futuro della presenza in Afghanistan, delle “azioni aggressive” della Russia in Ucraina e dei preparativi per il prossimo vertice. Dunque, ci troviamo di fronte ad un bel po’ di movimento sul fronte dell’alleanza militare occidentale con il forte supporto statunitense. Quella europea resta però una situazione preoccupante e troppo dipendente dagli Stati Uniti, che rispecchia in maniera evidente la debolezza dell’Ue in materia di politica estera, sicurezza e difesa.

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La giornata di mercoledì è stata caratterizzata anche dal colloquio telefonico tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, nella quale hanno trattato anche la questione ucraina. In una nota diffusa da Berlino si apprende che i due leader hanno concordato sulla necessità di una riduzione da parte russa delle truppe a ridosso del confine con l’Ucraina “per allentare la tensione”.

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Durante la conferenza stampa a Bruxelles, il titolare della Difesa Usa Austin ha chiesto alla Russia “di rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina” e avvertito che “siamo impegnati ad aiutare Kiev nelle sue necessità di autodifesa”. “Forniremo sostegno concreto all’Ucraina” con armi e addestratori “come abbiamo fatto in passato” ha detto l’esponente dell’amministrazione Biden.

La situazione russo-ucraina si sta facendo sempre più tesa, con Il ministro della Difesa ucraino Andriy Taran che, relazionando alla sottocommissione Difesa del Parlamento europeo ha affermato che “in Crimea si stanno predisponendo le infrastrutture per consentire la possibilità di immagazzinare armi nucleari”.

L’accusa che la Russia stia orchestrando un trasferimento di armi nucleari, nella regione ucraina occupata da Mosca, è molto forte e potrebbe aprire alcuni scenari ed interrogativi sulle reali intenzioni di Mosca rispetto ad una nuova aggressione all’Ucraina, oppure se siamo sempre nella fase del lancio dei segnali (tipo la risposta ai 500 militari Usa in più in Germania).

L’alto ufficiale di Kiev ha poi confermato la massiccia presenza militare russa che sarebbe rappresentata da ben circa 110.000 militari e avvertito che nuove e “sostanziali provocazioni militari” da parte della Russia nei mesi prossimi.

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La questione ha degli ovvi riflessi nell’ampia regione del Mar Nero, con la Turchia che la settimana scorsa aveva annunciato di essere stata informata (attraverso canali diplomatici) che due navi da guerra statunitensi “passeranno verso il Mar Nero” e rimarranno nella regione fino al 4 maggio.

Da Washington però non è arrivata alcuna conferma, ma in base alla convenzione di Montreux del 1936, che regola i traffici delle navi da guerra attraverso gli stretti dei Dardanelli tra l’Egeo e il Mar di Marmara e del Bosforo per accedere al Mar Nero, servono almeno quindici giorni di preavviso prima di inviare i mezzi navali.

In vista della notifica confermativa sulle navi Usa, la marina russa mercoledì ha iniziato un’esercitazione nel Mar Nero. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha definito “preoccupanti” gli sviluppi nella regione del Donbass, in Ucraina orientale, chiedendo di porvi fine.

Addio Afghanistan

Nella riunione dell’Alleanza militare occidentale è uscita la decisione del ritiro delle truppe straniere sotto il comando Nato dall’Afghanistan. La cosa avverrà in coordinamento con il ritiro degli Stati Uniti entro l’11 settembre (data dell’attacco alle Torri gemelle che fece poi partire la guerra e l’occupazione dell’ Afghanistan). Gli alleati hanno concordato mercoledì di rimuovere le truppe il Primo maggio di quest’anno.

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Circa 7.000 forze non statunitensi provenienti principalmente dai paesi della Nato, oltre che da Australia, Nuova Zelanda e Georgia, superano le 2.500 truppe americane nel Paese, ma contano ancora sul supporto aereo americano, sulla pianificazione e sulla leadership per la loro missione di addestramento.

Molti i membri Ue aderenti al patto militare dell’occidente, tra cui: Italia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Grecia, Ungheria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia.