Il 2022 e ‘l’anello di fuoco’ che continua a bruciare intorno all’Europa

Paramilitari filo-russi si esercitano nel Donbass ucraino [EPA-EFE/DAVE MUSTAINE].

Nell’anno che si è appena concluso, l’Ue si è trovata ad affrontare il ritorno di una crisi geopolitica in Bielorussia, una Russia sempre più revisionista e le minacce commerciali della Cina verso la Lituania e altri paesi che hanno manifestato un’apertura nei confronti di Taiwan.

Un tempo si parlava della costruzione di un ‘anello di amici’ dal Caucaso al Sahara che avrebbe contribuito a creare un’area di pace ed equilibrio, ma proprio queste zone che lambiscono i confini europei rappresentano alcuni dei terreni più instabili della geopolitica mondiale. Adesso, la politica estera dell’Unione europea deve invece confrontarsi con un ‘anello di fuoco’ che continua a infiammare la linea di instabilità che la circonda. Euractiv.com ha trattato questi aspetti in uno special report dal titolo “Cosa aspettarsi dalla politica dell’Ue nel 2022“.

L’alto rappresentante Ue Josep Borrell, nel suo post di fine anno sul blog Eeas, ha detto che “i cambiamenti geopolitici si sono intensificati con una politica di potere che sfida ripetutamente l’Ue e i suoi valori”, aggiungendo che l’Unione “deve rispondere con tutta la determinazione di cui è capace”.

Ma a 13 anni dal lancio della Politica europea di vicinato (Pev) e dell’Unione mediterranea, il ‘cerchio di fuoco’ nel tormentato vicinato dell’Unione europea non è stato ancora spento sul fronte orientale e meridionale.

Il riaccendersi delle tensioni tra la Russia e l’Occidente a seguito del riarmo di Mosca al confine con l’Ucraina diventerà probabilmente una cartina di tornasole per la politica estera dell’Ue all’inizio del 2022. Ma questa è una partita più grande che vede come unico vero interlocutore di Putin, il presidente americano Joe Biden.

“Non vogliamo e non dobbiamo essere semplici spettatori, mentre le decisioni vengono prese sopra le nostre teste”, ha assicurato Borrell in una recente intervista, in cui ha aggiunto che il segretario di Stato americano Antony Blinken condivide una visione simile.

La Russia ha lanciato audaci ultimatum alla Nato e all’Occidente, malgrado sembra che fossero consapevoli che la risposta sarebbe stata molto probabilmente negativa.

I diplomatici Ue ritengono che le proposte mirino a sviare l’attenzione dalla situazione in Ucraina e non sono progettate per essere accettate, ma per far sì che la Russia possa sedersi al tavolo delle trattative da pari.

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Inoltre Mosca, chiaramente, non si aspetta che l’Ue abbia un ruolo nei prossimi colloqui con Stati Uniti e Nato sulla sicurezza dell’Est Europa. Il veterano della diplomazia russa, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, ha chiarito il concetto definendo i paesi dell’Europa centrale e orientale “territori rimasti orfani dopo il crollo dell’Organizzazione del Patto di Varsavia e dell’Unione Sovietica”. Non territori sovrani, indipendenti o liberi, ma “senza proprietario”.

“La tattica del salame, per mettere da parte l’Ue, è una strategia che Putin tenta di usare con noi da sempre”, ha dichiarato un funzionario dell’Unione ad Euractiv.com in vista dei prossimi colloqui di sicurezza di gennaio.

Il funzionario di Bruxelles ha aggiunto che l’Unione europea, aiutata da Washington, può rispondere alle provocazioni della Russia, considerando che alcuni dei leader europei che Putin considerava buoni interlocutori, come l’ex presidente francese Nicholas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel, sono usciti di scena e che l’avvelenamento di Navalny e la repressione di Memorial, storica ong che si occupa dei diritti umani, pesano sull’immagine del governo russo.

Oltre all’Ucraina, anche gli altri due partner del “Trio Associato” che sperano di entrare nell’Ue, Georgia e Moldavia, si trovano ad affrontare la presenza di truppe russe sul loro territorio contro la volontà dei governi legittimamente eletti. E, malgrado continuino a chiedere rassicurazioni, è improbabile che entrino presto nell’Unione.

Anche se la maggioranza degli Stati membri dell’Ue rifiuta pubblicamente l’idea di un veto russo o di una “sfera d’influenza” sulle ex repubbliche sovietiche, insistendo sul fatto che dovrebbero essere libere di scegliere i propri allineamenti strategici, diversi diplomatici e alti funzionari di governo europei ammettono che nessuno a Bruxelles può attualmente prevedere se l’Ucraina o la Georgia entreranno a far parte dell’Unione o meno.

L’uomo forte della Bielorussia, Alexander Lukashenko, è ancora al potere, dopo aver aggiunto alle preoccupazioni dell’Ue una crisi di confine sempre più grave, con i migranti intrappolati alle porte dell’Europa. E le sanzioni inflitte da Bruxelles al suo regime avrebbero bisogno di essere coordinate meglio con le azioni degli alleati dell’Ue, per colmare le lacune esistenti.

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Per quel che riguarda i Balcani occidentali, Borrell ha sottolineato che “la crescente retorica divisiva e le azioni nella regione, soprattutto in Bosnia-Erzegovina, hanno ostacolato gli sforzi per consentire ai Paesi di fare dei passi avanti verso il loro futuro europeo”. Infatti, malgrado il semestre di presidenza sloveno avesse tentato di riportare all’ordine del giorno la questione, il pacchetto di allargamento per ora si concentra solo sugli aiuti.

Stranamente è nei confronti dei vicini dell’Ue che non ambiscono a entrare nell’Unione, in particolare i paesi dell’Asia centrale, che il soft power di Bruxelles sembra funzionare meglio.

Guardando al vicinato meridionale, l’Ue non ha ancora trovato una soluzione per i migranti che muoiono nel Mediterraneo, e le relazioni con la Turchia non possono essere descritte come altro che congelate. Su questo fronte a preoccupare Bruxelles sono soprattutto le conseguenze del ritorno dei talebani in Afghanistan e dei diversi conflitti in Africa, in particolare il deterioramento della situazione nel Sahel e l’escalation della guerra civile etiope.

I diplomatici dell’Ue temono che la necessità di gestire un nuovo afflusso di centinaia di migliaia di rifugiati dal Medio Oriente, dall’Asia o dall’Africa possa avere la precedenza sulla scelta di aumentare gli investimenti per il vicinato.

Autonomia strategica e ambizioni francesi

Euractiv.com ha parlato con molti funzionari e diplomatici dell’Ue negli ultimi mesi. La maggior parte di loro concorda sul fatto che le sfide dell’Unione devono essere affrontate insieme, ma le diverse priorità dei singoli Stati membri hanno finora ostacolato la spinta verso una politica estera comune. La sfida principale per il prossimo anno sarà quella di chiarire quali siano davvero gli obiettivi dell’Ue, da un lato, e come fare in modo che gli Stati membri li condividano.

La bussola strategica europea – un documento che sarà presentato a breve ed è quanto di più vicino a una strategia militare dell’Unione sia mai stato prodotto finora – affronterà i rischi e le tendenze della politica di sicurezza in Europa e nel mondo e dovrebbe servire come guida operativa per le decisioni in materia di sicurezza e difesa. La versione definitiva del testo dovrebbe essere approvata a marzo, durante la presidenza francese del Consiglio dell’Ue, in vista del primo vertice europeo sulla difesa.

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Ma dato che il presidente francese Emmanuel Macron sarà concentrato soprattutto sulla campagna elettorale in Francia, in vista di una rielezione, alcuni a Bruxelles temono che il processo possa arenarsi in una spinta verso obiettivi di sicurezza più ‘francesi’.

Diversi stati membri hanno delle riserve sul costo di questo progetto, sul fatto che non affronta adeguatamente la crescente assertività della Russia alle porte dell’Europa o che potrebbe diventare un doppione della Nato.

Alcuni diplomatici dell’Ue contattati da Euractiv.com hanno detto che temono che finisca per “aggiungere altri nuovi strumenti, senza sfruttare il potenziale di quelli esistenti”. “È impossibile riuscire a far capire entro marzo che questo documento non è l’ennesima tigre di carta o una presa di potere da parte della Commissione a vantaggio degli Stati più grandi e a svantaggio di quelli più piccoli”, ha detto senza mezzi termini uno dei diplomatici.

“La bussola deve dare delle risposte visibili alla crisi che stiamo affrontando, solo questo può convincere gli Stati membri che l’Ue è seriamente intenzionata ad affrontare le tensioni ai suoi confini”, ha aggiunto il diplomatico.