Hong Kong: candidati democratici esclusi dalle elezioni

epa08555959 Joshua Wong poco prima di presentare la propria candidatura per le elezioni legislative ad Hong Kong. La sua candidatura è stata esclusa, insieme a quella di altri attivisti pro-democrazia, dalle autorità governative. EPA-EFE/JEROME FAVRE

A dodici attivisti democratici è stato vietato di correre alle prossime elezioni che rinnoveranno il parlamentino di Hong Kong, la LegCo. Le stesse elezioni sono ora in dubbio, anche a causa dei nuovi focolai di Covid-19.

Nonostante le più o meno forti condanne della comunità internazionale, ad Hong Kong continua la stretta anti-democratica. Il governo locale ha infatti deciso di impedire ad alcuni dei principali attivisti democratici di candidarsi alle prossime elezioni che dovrebbero rinnovare la LegCo. Secondo il network pubblico Rthk, tra gli esclusi ci sono Dennis Kwok, Alvin Yeung e Tat Cheng del Civic Party; il localista Ventus Lau e Tiffany Yuen, membro di Demosisto, il partito co-fondato da Joshua Wong e ora sciolto; il consigliere distrettuale Lester Shum. Poi, Cheng Kam-mun del Civic Passion e l’ex giornalista Gwyneth Ho.

Tra gli esclusi anche il noto attivista Joshua Wong, nonostante fosse stato il più votato durante le scorse primarie con più di 30.000 preferenze, come ha sottolineato lo stesso Wong sul suo profilo Twitter. Secondo quest’ultimo si tratta del più grave attacco alla democrazia perpetrato dal governo di Pechino, che ha sostanzialmente escluso dalla competizione elettorale tutti i principali candidati dei partiti democratici. La colpa di Wong e degli altri esclusi sarebbe stata quella di aver criticato la nuova legge per la sicurezza nazionale, imposta recentemente dal governo cinese.

Negli scorsi giorni l’Unione europea, proprio perché preoccupata da una legge che avrebbe eroso le libertà di Hong Kong, aveva limitato le esportazioni, verso la regione amministrativa speciale di tecnologia, che potrebbe essere utilizzata per “la repressione interna, l’intercettazione delle comunicazioni interne o la cyber-sorveglianza”.

Per i candidati alle elezioni criticare tale norma non è però consentito, come non lo è sollecitare l’intervento di governi stranieri, promuovere l’autodeterminazione di Hong Kong, né esprimere l’intenzione, se eletti, di respingere le leggi o il budget proposto dal governo. Sostanzialmente è fuori legge essere all’opposizione.

A complicare la situazione c’è anche il Coronavirus. I casi infatti nella regione sono in crescita e ciò offre al governo locale una plausibile motivazione per rinviare le elezioni, prorogando il mandato del Consiglio legislativo in carica e, soprattutto, evitando i rischi di possibili vittorie dei democratici. Secondo indiscrezioni riportate da alcuni media locali, il comitato permanente del parlamento cinese ha fissato una inusuale riunione l’8 di agosto, durante la quale potrebbe essere annunciato il rinvio delle elezioni.

Visto che nonostante il virus, Paesi come la Corea del Sud hanno già svolto le elezioni durante la crisi sanitaria, la decisione di rinviare il voto avrebbe un’enorme valenza politica dato che un’eventuale vittoria dei democratici darebbe loro la possibilità di bloccare l’azione del governo. Prorogando il mandato dell’attuale parlamento, invece, da Pechino potrebbe continuare, senza ostruzioni, la campagna di “stabilizzazione” di Hong Kong.