Guerra in Ucraina, Zelensky ha rifiutato la visita del presidente tedesco Steinmeier

Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier è stato costretto a cancellare il suo viaggio a Kiev dopo che il presidente ucraino Zelensky ha rifiutato la sua visita causa dei suoi “stretti legami con la Russia”.

Steinmeier aveva programmato di recarsi a Kiev insieme alle sue controparti polacche, estoni, lettoni e lituane per mostrare la solidarietà della Germania all’Ucraina. Ma le autorità di Kiev gli hanno fatto sapere che non era il benvenuto.

“Ero pronto a farlo, ma a quanto pare, e devo riconoscerlo, non era voluto a Kiev”, ha spiegato Steinmeier ai giornalisti, martedì 12 aprile, dopo un incontro con il presidente polacco Andrzej Duda.

Kiev contesta al presidente tedesco l’apertura alla Russia della Spd, ma soprattutto la cosiddetta “formula Steinmeier” per la risoluzione del conflitto in Donbas, che prevedeva lo svolgimento di elezioni nelle regioni separatiste che avrebbero portato a uno statuto speciale per questi territori. Come ministro degli Esteri del governo guidato da Angela Merkel, Steinmeier è stato uno dei protagonisti degli accordi di Minsk, che prevedevano il cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti dal fronte, che sarebbe stato monitorato dall’Osce, la ripresa del dialogo per le elezioni locali nelle zone occupate dai ribelli filorussi, il ripristino dei pieni legami economici e sociali tra le due parti, il ripristino del controllo da parte del governo ucraino sul confine con la Russia, il ritiro di tutte le forze straniere e mercenari e una riforma costituzionale per conferire una certa autonomia alle regioni separatiste del Donbass.

Ques’utlima condizione è sempre stata sgradita a Kiev che di fatto avrebbe perso il controllo di quei territori, se gli accordi fossero stati applicati. A rendere problematico quel testo era anche il fatto che Mosca non ha mai riconosciuto il suo ruolo nel conflitto, ragione per cui la parola “Russia” non compare mai negli accordi. Questo ha permesso al Cremlino di non rispettare i termini dell’accordo, sostenendo che riguardasse solo Kiev e i separatisti del Donbas. Inoltre alcuni passaggi imprecisi dell’accordo hanno consentito alle due parti di interpretarlo di volta in volta come gli conveniva.

Ad aprile l’ambasciatore ucraino a Berlino, Andrij Melnyk, aveva criticato pesantemente Steinmeier accusandolo di privilegiare il rapporto con Mosca. “Per Steinmeier, il rapporto con la Russia era e rimane qualcosa di fondamentale, persino sacro, qualunque cosa accada, anche la guerra di aggressione non gioca un ruolo importante in questo”, aveva dichiarato Melnyk al Tagesspiegel.

Pochi giorni dopo il presidente tedesco ha fatto autocritica pubblicamente, sostenendo di aver commesso un errore di valutazione nei confronti della Russia. “Non credevo che Vladimir Putin avrebbe scelto di condannare alla rovina economica, politica e morale il suo Paese per la sua follia imperialista. In questo io, come altri, abbiamo sbagliato”, aveva dichiarato Steinmeier.

In quell’occasione il presidente tedesco si era anche scusato per aver sostenuto il progetto del gasdotto Nord Stream 2. L’Ucraina sarebbe stata danneggiata dalla costruzione del gasdotto, perché sarebbe rimasta fuori dalla rotta del gas perdendo così i profitti derivanti dalle tasse sul transito. Anche gran parte degli altri Paesi dell’Est Europa sono sempre stati contrari al progetto.

“È stato chiaramente un errore”, aveva ammesso Steinmeier, “ci stavamo affidando a un ponte in cui la Russia già non credeva più e su cui molti alleati ci avevano messo in guardia”. Scuse che, a quanto pare, non sono sufficienti per Kiev, che ha scelto di boicottare pubblicamente il presidente tedesco.