“Guerra delle targhe” tra Serbia e Kosovo, Von der Leyen: è essenziale tornare al dialogo

La presidente della Commissione Ue Von der Leyen (dx) con il premier albanese Rama. [Fonte: profilo Twitter Von der Leyen]

Nel nord del Kosovo, lo scontro con Belgrado sull’emblema da esporre sulle auto in circolazione rischia di riaccendere antiche tensioni. Ci si aspetta che gli incontri previsti nel tour balcanico della presidente della Commissione Ue possano favorire una mediazione.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è in visita in Albania, martedì 28 settembre, dove ha incontrato il presidente della Repubblica Ilir Meta e il primo ministro Edi Rama, dopo l’inaugurazione della scuola ‘Korb Muca School and Europa Kindergarten’, devastata dal violento terremoto del 2019 e ricostruita con i fondi di EU4Schools.

“Il futuro dell’Albania è nell’Unione europea e il Paese ha raggiunto quanto Bruxelles aveva chiesto – ha detto la Von der Leyen durante la conferenza stampa con il premier albanese Rama -. Siamo amici e partner”.

“Sono davvero determinata a far sì che si tenga la nostra prima Conferenza intergovernativa, in modo da poter avviare i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord, prima della fine dell’anno: questo è l’obiettivo”, ha annunciato la leader Ue prima di dirigersi alla tappa nella capitale nord macedone Skopje. Poi non ha mancato di intervenire sui recenti attriti tra Kosovo (unitamente all’Albania) e Serbia sulle ‘targhe temporanee’ che ha definito “molto preoccupanti”. “È essenziale allentarle e tornare al dialogo”, ha detto la Von der Leyen.

Le tensioni per letarghe temporanee’

Le tensioni tra Albania-Kosovo da una parte e Serbia si sono acuite nel weekend fino ad oggi. Il primo ministro albanese Edi Rama ha espresso, lunedì 27 settembre, il proprio sostegno alla decisione del Kosovo di richiedere ai veicoli serbi, che entrano nel suo territorio, di mostrare targhe temporanee kosovare. La mossa ha scatenato nuove tensioni nella regione e ha spinto gli appelli internazionali per una rapida diminuzione degli attriti, visti i focolai di agitazione che caratterizzano la regione.

“L’applicazione della reciprocità non è solo una norma nelle relazioni internazionali, ma è anche un accordo raggiunto tra le parti. Lui (Kurti) lo ha giudicato giusto, e questa posizione rimane invariata. Il diritto è del Kosovo e non della Serbia”, ha detto Rama dopo l’incontro con il primo ministro del Kosovo Albin Kurti a Pristina.

Da quando il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia nel 2008, i veicoli che attraversano la Serbia hanno usato targhe serbe temporanee. Un accordo del 2016 tra i due paesi ha permesso ai mezzi di entrambi i paesi di viaggiare liberamente, ma i veicoli kosovari erano ancora costretti a rispettare il requisito della targa temporanea.

Tale accordo è scaduto lo scorso 15 settembre e Kurti ha deciso di imporre la stessa regola della Serbia. Le misure reciproche non sono andate giù a Belgrado, che ha risposto inviando aerei militari e carri armati al confine. Sabato 25, l’ufficio di registrazione civile Zvecan e l’ufficio di registrazione auto a Zubin Potok, entrambi nel nord del Kosovo, sono stati presi di mira rispettivamente con bombe a mano e incendi dolosi.

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Rama ha descritto le azioni della Serbia come “manovre militari teatrali” e ha detto che le parti dovrebbero risolvere il problema attraverso il dialogo. Ha aggiunto di non aver avuto alcun contatto con il presidente serbo Aleksander Vučić perché, secondo lui, non c’è nulla da mediare. Nel frattempo, Vučić ha dato un ultimatum alla Nato lunedì, dando loro solo 24 ore per intervenire se i serbi del Kosovo vengono minacciati.

Apparendo alla Tv Rosa della Serbia, Vucic ha detto: “Aspetteremo 24 ore per la vostra reazione come Nato e se il pogrom contro la nostra popolazione continua, la Serbia reagirà”.  Ha detto di aver trasmesso lo stesso messaggio al segretario generale dell’Alleanza nord-atlantica Jens Stoltenberg in una telefonata durante il fine settimana.

L’iniziativa Open Balkan va avanti nonostante le critiche alla Serbia

Rama e Kurti hanno anche concordato di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi. Rama ha comunque confermato che andrà avanti con l’iniziativa “Balcani aperti” per proseguire il libero commercio e i viaggi tra Serbia, Albania e Macedonia del Nord. Il Kosovo ha rifiutato di aderirvi, in quanto Kurti ha espresso la preoccupazione che l’iniziativa non riconosca la sovranità del Kosovo e minerebbe la sua possibile integrazione nell’Unione europea.

L’Ue, gli Usa e la Nato hanno invitato Belgrado e Pristina a ridurre le tensioni e a risolvere la questione attraverso il dialogo. Kurti ha detto di essere pronto a negoziare e ad abolire il requisito delle targhe temporanee a condizione che la Serbia faccia lo stesso.

Vucic ha rifiutato l’offerta e ha dichiarato che si impegnerà nel dialogo solo quando il Kosovo avrà eliminato l’obbligo per i veicoli serbi. Il presidente serbo dovrebbe incontrare lunedì gli ambasciatori dei paesi del gruppo informale Quint (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Italia). Essi dovrebbero proporre un modo per risolvere le tensioni in Kosovo.