Grecia, il difensore europeo dei media e le ong chiedono al governo di difendere la libertà di stampa

Il ministero della Giustizia ha proposto emendamenti al nuovo codice civile che secondo le associazioni di giornalisti potranno limitare la libertà di stampa. [Shutterstock/wk1003mike]

Il Media Freedom Rapid Response (MFRR), un meccanismo europeo che traccia, monitora e risponde alle violazioni della libertà di stampa e dei media in Europa, martedì 12 ottobre ha esortato il governo greco a ritirare alcuni emendamenti di legge che introdurrebbero multe e pene detentive per i giornalisti ritenuti colpevoli di aver pubblicato “notizie false”.

“Riteniamo che la vaga definizione contenuta nel disegno di legge e le sanzioni punitive minerebbero la libertà di stampa e avrebbero un effetto intimidatorio in un momento in cui il giornalismo indipendente è già sotto pressione in Grecia”, ha affermato l’MFPR in una nota.

Il ministero della Giustizia ha proposto degli emendamenti al nuovo codice civile (in particolare, all’articolo 191) che secondo le associazioni giornalistiche limiteranno la libertà di stampa: tra cui sanzioni per i colpevoli di diffondere “notizie false che possano destare preoccupazione o timore nell’opinione pubblica, o minare la fiducia del pubblico nell’economia nazionale, nella capacità di difesa del Paese o nella salute pubblica”.

“Se l’operazione è stata eseguita ripetutamente attraverso la stampa o online, l’autore è punito con la reclusione di almeno sei mesi e una multa”, dicono gli emendamenti.

Anche l’editore o il proprietario di un mezzo di comunicazione responsabile andrebbe incontro alla prigione e a sanzioni pecuniarie.

Il MFRR afferma di comprendere la grave minaccia che la disinformazione pone, minando la democrazia e mettendo a rischio la lotta contro il COVID-19, ma considera che le legislazioni restrittive dei governi, che garantisce ai pubblici ministeri il potere di decidere cosa sia vero e cosa falso, provochino più danni che benefici.

“I media in Grecia affrontano già minacce dovute alle cause temerarie e alle condanne al carcere per diffamazione. Rafforzare l’articolo 191 provocherebbe solo un ulteriore rischio per i giornalisti di affrontare dei procedimenti giudiziari e il carcere”.

“Anche se non applicato direttamente, il potenziale di autocensura insito in tale legislazione è enorme”, afferma l’MFRR.

Secondo il World Press Freedom Index 2021, la Grecia è al 70° posto su 180 paesi, seguita in Europa solo dall’Ungheria (92ma).

Un tentativo simile in Albania

Nel 2018 il governo albanese ha annunciato il cosiddetto “pacchetto anti-diffamazione”. Queste disposizioni porterebbero tutti i media online sotto la supervisione diretta di un’Autorità per i media audiovisivi nominata dallo Stato. Il consiglio avrebbe il potere di comminare multe salate, imporre rettifiche e persino sospendere il sito per la pubblicazione di quelle che fossero definite notizie false, incitamento al panico o diffamazione.

Tutte le sanzioni verrebbero applicate in via extra-giudiziaria e i media potrebbero presentare ricorso solo dopo che la sanzione è stata pagata o eseguita.

Le reazioni dell’UE e delle organizzazioni internazionali dei media sono state forti. Il progetto è stato definito “draconiano” e con un potenziale “effetto intimidatorio” sulla libertà dei media, e al governo è stato chiesto di rivederlo.

La legge è stata approvata dal parlamento nel dicembre 2020, ma poi è stata bloccata dal veto del presidente della Repubblica. Attualmente è di nuovo all’ordine del giorno del parlamento, e richiede soltanto un voto a maggioranza semplice per diventare legge.

Nessun progresso sulle indagini sul giornalista assassinato

L’8 ottobre, Reporters sans frontières (RSF) ha invitato le autorità greche a mantenere la loro promessa di compiere ogni sforzo possibile per risolvere il caso dell’assassinio del giornalista specializzato in cronaca nera Giorgos Karaivaz, per il bene della sicurezza dei giornalisti greci.

Karaivaz, che lavorava sulla mafia e sulla criminalità organizzata ad Atene, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco fuori casa sua sei mesi fa, e ancora nessun sospetto è stato identificato.

All’indomani dell’assassinio, il governo ha insistito sul fatto che l’indagine fosse una “priorità assoluta” per la polizia greca. Ma la polizia deve ancora identificare qualsiasi sospetto perpetratore o istigatore, “sebbene l’omicidio sia stato effettuato in pieno giorno in una capitale europea”, ha affermato RSF in una nota.

“Questo caso ha confermato l’inadeguatezza delle misure adottate dalle autorità greche per proteggere il personale dei media. Nonostante i giornalisti siano minacciati dalla criminalità organizzata, i loro rapporti con le autorità sono segnati da profonda sfiducia”, ha aggiunto RSF.

Allo stesso modo, quando alla fine di aprile è stato rivelato un piano per uccidere il giornalista investigativo Kostas Vaxevanis, RSF ha esortato ancora una volta le autorità greche ad adottare misure per ripristinare la fiducia tra i media e la polizia.

“Il governo però sembra muoversi in una direzione completamente diversa, proponendo una legislazione che amplierebbe la definizione di fake news”.