Grecia e Cipro non vedono di buon occhio la dichiarazione Ue sulla Turchia

Il ministro turco Cavusoglu (sx) e l'alto rappresentante Ue Borrell dopo l'incontro del 21 gennaio 2021 a Bruxelles. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ POOL EPA]

Ungheria, Malta e Bulgaria hanno chiesto di attenuare il linguaggio contro Ankara, ma da Atene e Nicosia fanno sapere di non gradire un appeasement europeo contro il turbolento vicino turco.

La dichiarazione comune sulla Turchia, attualmente in discussione in vista del vertice Ue del 25-26 marzo, “non riflette” l’approccio equilibrato della recente relazione dell’alto rappresentante Ue Josep Borrell sul futuro delle relazioni Ue-Turchia, da quanto dicono da Atene e Nicosia.

I media greci hanno riferito che entrambi i paesi considerano il testo “problematico”, in quanto presenta differenze significative rispetto all'”approccio bastone e carota per la Turchia” presentato dalla Commissione europea all’inizio di questa settimana.

La bozza, vista da Reuters e datata 22 marzo, dice che i leader dell’Ue “lavoreranno su un mandato per la modernizzazione dell’unione doganale”, riferendosi a un accordo commerciale Ue-Turchia del 1995 che potrebbe essere esteso per includere servizi, appalti pubblici e beni agricoli.

La bozza dice anche che la Turchia merita più sostegno finanziario per ospitare milioni di rifugiati siriani e più contatti diplomatici di alto profilo. Inoltre, se Ankara si muove contro gli interessi del blocco e fa un’altra escalation, la minaccia di sanzioni economiche rimarrà sul tavolo.

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Nicosia dice che non c’è alcun riferimento alla violazione dei diritti umani in Turchia, mentre Atene sostiene che la formulazione non riflette “l’equilibrio” del rapporto di Borrell. Euractiv.com ha appreso che un certo numero di paesi non sono rimasti siddisfatti della formulazione dura del rapporto di Borrell. Tra questi ci sono Ungheria, Malta e Bulgaria che hanno chiesto di attenuare il linguaggio.

L’ambasciatore bulgaro presso l’Ue, Dimitar Tsantschev, ha detto ai partner al Consiglio affari esteri di lunedì che “è molto importante per la Bulgaria che la dichiarazione congiunta Ue-Turchia sulla migrazione sia rigorosamente e pienamente attuata. L’assistenza finanziaria dell’Ue per i rifugiati in Turchia deve continuare”.

Poco bastone e troppa carota…

L’Ue ha messo da parte per Ankara due tranche di tre miliardi di euro ciascuna nell’ambito della dichiarazione Ue-Turchia del 2016, ed è arrivato il momento di una terza. La Bulgaria ritiene che la Turchia manterrà i suoi impegni e che il meccanismo debba essere preservato.

Le questioni in sospeso con i turchi vanno oltre le relazioni tra Bruxelles e Ankara. I leader dell’Unione hanno ammesso che sono fortemente coordinati con la nuova amministrazione statunitense per vedere quali saranno i prossimi passi comuni.

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L’acquisto da parte della Turchia del sistema missilistico russo S-400 ha irritato Washington, ma il segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto martedì che, nonostante le differenze pubbliche con Ankara, “la Turchia è un alleato di lunga data e apprezzato”, aggiungendo che gli Stati Uniti e la Nato hanno un forte interesse a mantenere la Turchia vicina al Patto nord-atlantico.

A Bruxelles, i critici suggeriscono che il presidente degli Stati Uniti Biden abbia chiesto all’Europa di mantenere un basso profilo con la Turchia alla luce dell’escalation della crisi tra l’Occidente e la Russia. Ma Grecia e Cipro in particolare si sentono vittime di tali tattiche.

Sia gli Usa che il segretario generale Nato Jens Stoltenberg spingono per un’Alleanza militare che funga da piattaforma per risolvere la crisi in corso tra Grecia e Turchia, soprattutto dopo la creazione di un meccanismo di “de-conflitto” nel Mediterraneo orientale.