Goodbye Trump, il regalo di addio della Cina sono sanzioni a Pompeo & co.

L'ex presidente Usa Trump lascia la cerimonia di addio alla Joint Base Andrews, Maryland, il 20 gennaio 2021. [EPA-EFE/Stefani Reynolds/POOL]

Pechino ha emanato provvedimenti contro esponenti di spicco dell’amministrazione uscente, tra cui l’ex Segretario di Stato. Un’ultima spallata al ‘nemico’ ma anche un segnale a Biden.

Violazione della sovranità cinese e responsabilità verso “mosse folli” che hanno “gravemente interferito negli affari interni della Cina”, sono le accuse mosse da Pechino contro 28 funzionari dell’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump, tra cui l’ex segretario di Stato Mike Pompeo.

Tra le persone sanzionate ci sono anche i consiglieri uscenti Robert O’Brien (Sicurezza nazionale) e Peter K. Navarro (Economia), l’ambasciatrice all’Onu Kelly D. K. Craft, l’ex consigliere per la Sicurezza John Bolton e Steve Bannon, già consigliere strategico e anima nera dello staff di Trump, arrestato e recentemente graziato dall’ex presidente poco prima del congedo dalla Casa Bianca.

“A queste persone e ai loro familiari più stretti è vietato entrare in territorio cinese”, comprese  “Hong Kong e Macao” e “a loro, alle loro società e istituzioni associate, è impedito di fare affari con la Cina”, ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri cinese.

Dalla Repubblica popolare fanno sapere che negli ultimi anni “alcuni politici anti-cinesi negli Stati Uniti, spinti dai loro interessi politici egoistici, dal pregiudizio e dall’odio contro la Cina e senza alcun rispetto per gli interessi del popolo cinese e americano, hanno pianificato, promosso ed eseguito mosse folli che hanno gravemente interferito negli affari interni della Cina, minato i suoi interessi, offeso il popolo cinese e gravemente perturbato i rapporti Cina-Usa”.

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“Il governo cinese è fermamente deciso a difendere la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina”, ha detto in conclusione il portavoce.

La mossa di Pechino, pur essendo finalizzata a dare un ultimo segnale ostile all’amministrazione Trump, non è stata affatto apprezzata dal nuovo corso di Washington, anche perché è arrivata nel giorno del giuramento e insediamento di Joe Biden come 46° presidente Usa, mercoledì 20 gennaio.

“Imporre queste sanzioni nel giorno dell’inaugurazione è apparentemente un tentativo di giocare alle divisioni di parte”, ha detto alla Reuters Emily Horne, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale di Biden, aggiungendo che “gli americani di entrambe le parti dovrebbero criticare questa mossa improduttiva e cinica. Il presidente Biden non vede l’ora di lavorare con i leader di entrambe le parti per permettere all’America di superare la Cina”, ha detto.

L’ultimo colpo di coda da segretario di Stato di Pompeo, nelle settimane finali del mandato, è stata una raffica di misure sanzionatorie contro la Cina. Inoltre martedì ha dichiarato che la Cina ha commesso contro i musulmani uiguri un “genocidio” e “crimini contro l’umanità”.

Secca la replica dal ministero degli Esteri cinese. “Questo politico statunitense (Pompeo, ndr) è noto per mentire e imbrogliare, sta facendo di se stesso uno zimbello e un pagliaccio”, ha detto un suo portavoce.

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La mossa della grande nazione asiatica è anche un segnale per mettere alla prova i fragili equilibri statunitensi, sconvolti dalle violenze di Capitol Hill e da un clima di tensione tale da far pensare a una potenziale prossima guerra civile.

Il nuovo segretario di Stato, Antony Blinken, ha affermato di essere d’accordo con la valutazione di Pompeo nei confronti di Pechino, poi ribadita in una udienza al Senato. Non c’è “dubbio” che la Cina rappresenti la sfida più significativa per gli Stati Uniti, più di qualsiasi altra nazione, ha confermato. Blinken, ha detto poi di voler costruire una politica bipartisan degli Usa per resistere a Pechino.

Il difficile percorso di pacificazione della nazione americana passerà anche dalla politica estera, in particolare dal campo di competizione del Pacifico, dove si esprime il grosso del confronto Usa-Occidente versus Cina, con il Paese asiatico che procede rapido nella sua ascesa mondiale, insidiando proprio gli Stati Uniti.